La "zona morta": cos'è, dove si trova e perché si sta allargando

La "zona morta": cos'è, dove si trova e perché si sta allargando

La zona morta situata nel Golfo del Messico, ha raggiunto una dimensione paragonabile a quella del New Jersey. Questa area è caratterizzata da livelli di ossigeno così bassi che possono risultare letali per la vita marina .

La zona morta del Golfo del Messico si trova prevalentemente al largo delle coste della Louisiana. Si forma ogni estate a causa del deflusso ricco di nutrienti proveniente dal bacino del fiume Mississippi, che favorisce la proliferazione di alghe. Questo fenomeno è stato confermato dall’EPA, l’agenzia per la protezione ambientale.

Un gruppo di scienziati dell’Università dello Stato della Louisiana e del Consorzio Marino delle Università della Louisiana ha condotto l’indagine annuale dal 21 al 26 luglio. Le loro tracce e misurazioni sono state documentate attraverso mappe che mostrano l’estensione della zona ipossica, con aree dove il livello di ossigeno scende sotto i 2 mg/L, considerato ipossico.

Quest’anno, la zona morta ha raggiunto una superficie di oltre 17.375 km², diventando la dodicesima più grande mai registrata nei 38 anni di misurazioni dell’NOAA. La professoressa Nancy Rabalais, dell’Università dello Stato della Louisiana e del Consorzio Marino delle Università della Louisiana, ha sottolineato che l’estensione dell’ipossia di fondo era maggiore di quanto previsto, basandosi sul deflusso del fiume Mississippi e sul carico di azoto per il 2024, ma rientra comunque nell’intervallo osservato negli ultimi quasi quarant’anni di ricerche.

Le zone morte sono considerate indicatori cruciali per valutare la salute degli ecosistemi marini e le implicazioni economiche di un ecosistema compromesso o non sano. L’inquinamento da nutrienti nelle acque provoca una crescita eccessiva di alghe che, morendo, consumano l’ossigeno nell’acqua durante la loro decomposizione. Questo deplezione di ossigeno costringe gli animali marini, come pesci e gamberetti, a migrare altrove.

Gli scienziati hanno anche scoperto che le aree con bassi livelli di ossigeno modificano la vita degli organismi marini che rimangono in queste acque, influenzando la loro dieta, tassi di crescita, riproduzione e uso dell’habitat. Questo, a sua volta, incide sulla disponibilità di animali raccolti commercialmente, come i gamberetti.

In tutto il mondo, esistono più di 500 zone morte, che rappresentano una minaccia per decine di miliardi di dollari in termini di costi economici ogni anno.