In un’epoca caratterizzata da mutamenti climatici di portata globale, si assiste a un’escalation di fenomeni metereologici estremi, i quali si manifestano con crescente intensità e frequenza. Questo scenario trova una delle sue espressioni più eclatanti nel continente europeo, dove le ondate di caldo si succedono con cadenza quasi annuale, evidenziando un innalzamento delle temperature che sfida costantemente i record precedenti. Al di fuori dell’Europa, una delle città che maggiormente risente di questa tendenza è Kuwait City, capitale dello Stato del Kuwait. Situata nel cuore della Penisola Arabica, questa metropoli sperimenta durante l’estate temperature che spesso superano i 52 gradi Celsius, rendendo la vita quotidiana un vero e proprio banco di prova per i suoi abitanti.
Kuwait City, fulcro politico, culturale ed economico del paese, si erge sulla costa meridionale della baia di Kuwait. La città, trasformata radicalmente dalla scoperta del petrolio, è stata testimone di un fenomeno preoccupante: l’aumento delle temperature a livelli record. Un episodio significativo in questo senso è stato registrato nel luglio del 2016, quando la stazione meteorologica di Mitribah ha rilevato una temperatura di 54 gradi Celsius, tra le più elevate a livello mondiale. Nel solo 2021, la città ha vissuto ben 19 giornate con temperature che hanno superato la soglia dei 50 gradi Celsius, una testimonianza dell’accelerazione del riscaldamento locale, che procede a un ritmo ben superiore alla media globale. Questo fenomeno si inserisce in un contesto più ampio che prevede un incremento delle temperature medie globali fino a 5,5 gradi Celsius entro la fine del secolo.
Il Kuwait, nazione ricca di risorse grazie alle sue vaste riserve petrolifere, conta una popolazione di circa 4,4 milioni di abitanti. Il benessere economico del paese, tuttavia, è andato di pari passo con una riduzione delle precipitazioni e un aumento della frequenza delle tempeste di sabbia, due fenomeni che incidono negativamente sulla qualità della vita e sull’ambiente. La biodiversità locale subisce gravemente le conseguenze delle elevate temperature, con episodi allarmanti quali uccelli che cadono esanimi dal cielo e cavallucci marini “bolliti” nelle acque costiere.
Le temperature che sfiorano i 50 gradi Celsius rappresentano un grave pericolo per la salute pubblica, esponendo la popolazione a rischi significativi come colpi di calore, complicazioni cardiovascolari e persino la morte. La predominanza di cemento e asfalto contribuisce a rendere Kuwait City sempre più inospitale, un fenomeno esacerbato dal consumo energetico eccessivo e dall’uso massiccio di condizionatori d’aria, che rappresentano due terzi del consumo elettrico domestico. Queste scelte sono dettate dalla necessità di contrastare le avverse condizioni climatiche che caratterizzano la regione per gran parte dell’anno.
Particolarmente vulnerabile è la comunità dei lavoratori migranti, che costituisce circa il 70% della popolazione. Le condizioni estreme aggravate dal sistema lavorativo kafala mettono a rischio la loro salute, con studi che prevedono un drammatico aumento del tasso di mortalità legato al calore tra questi lavoratori entro la fine del secolo. Nonostante la crescente consapevolezza degli impatti negativi legati all’attuale modello di consumo energetico e all’elevata impronta di carbonio pro capite, le iniziative di mitigazione messe in campo dal governo del Kuwait appaiono timide, specialmente se confrontate con gli sforzi compiuti da altre nazioni della regione del Golfo. Con la previsione di un triplicamento della domanda di energia entro il 2030, principalmente per far fronte all’aumento dell’uso dei condizionatori, emerge con urgenza la necessità di adottare strategie energetiche più sostenibili ed efficaci.