Meteo, nevicata diffusa in Valle Padana. Perché non escluderla

Meteo, nevicata diffusa in Valle Padana. Perché non escluderla

A Marzo non nevica, non può nevicare. Forse non succederà quest’anno, il prossimo, nessuno può dirlo, ma anche in annate non molto distanti da oggi la neve ha fatto la sua apparizione in Italia, soprattutto al Nord, ma anche nella Penisola. Ora ci mettiamo il riscaldamento del pianeta per sostenere che non nevicherà più, ma anche questa proiezione vacilla. Si veda che cosa abbiamo scritto della Corrente del Golfo, e soprattutto dei recentissimi studi del blocco dell’AMOC che congelerebbe gli inverni europei. Orbene, sono teorie? No, proiezioni scientifiche, derivanti dai modelli matematici, poi ci si può credere oppure no, il margine di errore è molto ampio, la scienza del clima non è perfetta.

Ma ecco che voglio rievocare una grande nevicata, quella del marzo 2010.

L’inverno del 2009-2010 ha offerto una scenografia meteorologica particolarmente dinamica e ricca di eventi notevoli, culminando in un episodio che ha lasciato un segno indelebile nella storia climatologica locale: una nevicata di rara intensità e durata nel mese di marzo. Questo fenomeno, atipico per il periodo, ha sorpreso per la sua abbondanza e per un finale che si è discostato dallo schema consueto, resistendo al prevalere delle piogge che solitamente segnano la fine dell’inverno, preservando così per un tempo più lungo il paesaggio incantato tipico della stagione fredda. L’evento meteo è avvenuto al Nord Italia, e si parla soprattutto di Valle Padana.

Analizziamo in dettaglio l’evento che ha caratterizzato i giorni dal 9 all’11 marzo 2010, concentrandoci sulle regioni del Nord Italia, con uno sguardo particolare all’Emilia-Romagna, la regione che ha sperimentato l’impatto maggiore di questa insolita nevicata. I dati Metar raccolti dai principali aeroporti hanno evidenziato la persistenza e l’eccezionale durata dell’evento, insolita per il periodo dell’anno. In particolare, Piacenza e Bologna hanno registrato le maggiori quantità di neve, non solo in termini di ore di precipitazione ma anche per gli accumuli registrati al suolo.

La nevicata non ha risparmiato nessuna zona, ma si è manifestata con intensità variabile: mentre nel cuore dell’Emilia-Romagna i fiocchi di neve hanno disegnato scenari da cartolina, verso l’ovest, in direzione di Milano Malpensa e Torino, la neve ha assunto un carattere più leggero e discontinuo, talvolta riducendosi a semplice nevischio.

Interessante notare come, nonostante la tradizionale vulnerabilità dell’Emilia-Romagna all’azione mite dello Scirocco, questa volta la regione abbia mantenuto condizioni stabili di innevamento, con la pioggia che ha fatto solo sporadiche e trascurabili apparizioni. Al contrario, in Lombardia, l’accumulo totale di neve nei tre giorni citati ha mostrato una decrescita significativa procedendo da sud verso nord, evidenziando una distribuzione geografica influenzata dal posizionamento di un minimo di bassa pressione piuttosto a sud.

Le quantità di neve registrate sono state notevoli, soprattutto considerando il periodo dell’anno: in media 30-40 cm nel Pavese e quantità leggermente inferiori nelle altre province lombarde, con zone della media pianura che hanno sperimentato un vero e proprio “buco precipitativo”, mentre un aumento degli accumuli si è osservato nelle aree più vicine alle Prealpi, grazie all’effetto di sbarramento orografico.

L’evento ha evidenziato una distribuzione della neve che si è discostata dagli schemi abituali, con minori accumuli nelle zone occidentali, generalmente più propense a ricevere nevicate abbondanti, rispetto alle zone orientali, che tendono a conservare meno l’aria fredda nei bassi strati atmosferici. La configurazione sinottica ha favorito una distribuzione nevosa più legata alla geografia del territorio che non alla semplice altitudine, con la neve che si è mostrata particolarmente asciutta per la stagione, soprattutto durante le ore notturne e nelle zone più basse, dove l’intensità delle precipitazioni ha favorito la conservazione dei fiocchi.

Il fenomeno dell’isola di calore ha giocato un ruolo nell’inibire l’accumulo di neve nei grandi centri urbani, mentre la radiazione solare di marzo ha contribuito ad innalzare le temperature, rendendo i fiocchi più bagnati. Tuttavia, la nevicata non si è conclusa con l’avvento della pioggia ma con un graduale miglioramento delle condizioni atmosferiche.

Le immagini satellitari hanno offerto una visione spettacolare dell’evento, mostrando un’Emilia-Romagna ancora ammantata di bianco diversi giorni dopo il termine della nevicata, un testamento della straordinaria intensità e durata dell’evento. Questo panorama ha rivelato come, nonostante il proverbio “La neve marzolina dura dalla sera alla mattina”, gli abbondanti accumuli di neve abbiano resistito ben oltre il consueto, sottolineando l’eccezionalità dell’evento.

Approfondendo l’analisi della dinamica meteorologica, emerge che la perturbazione ha iniziato a manifestarsi già nel tardo pomeriggio dell’8 marzo, con una depressione che ha iniziato il suo processo di occlusione tra le Isole Baleari e la Corsica. Questa configurazione ha determinato un cambio di circolazione in quota, con afflussi di aria fredda che hanno attraversato l’Europa, portando alla progressiva copertura del cielo su tutta l’Italia.