Meteo, dopo un Inverni mite, Marzo con neve in pianura

Meteo, dopo un Inverni mite, Marzo con neve in pianura

Le sorprese meteorologiche che marzo riserva non mancano mai di stupire, incarnando perfettamente l’incertezza e la volatilità di un periodo di transizione che conduce dall’inverno alla primavera. Questo mese, infatti, ha la peculiarità di poter presentare condizioni climatiche estreme, con episodi di gelo talmente intensi da poter essere paragonati a quelli tipici del cuore dell’inverno. La storia meteorologica è costellata di eventi in cui il freddo e la neve hanno fatto una comparsa improvvisa e prolungata durante marzo, spesso con effetti sorprendenti e talvolta devastanti sul territorio e sulle abitudini delle persone, con danni rilevanti alle piante e quindi anche in agricoltura. Questi eventi meteo sembrano essere maggiormente frequenti dopo un mite Inverno.

Tra gli episodi più notevoli degli ultimi anni, meritano una menzione particolare le ondate di freddo e neve che hanno colpito l’Italia nel marzo del 2010, 2007 e 2005. Questi eventi hanno dimostrato come, anche in annate relativamente recenti, il clima possa riservare condizioni estreme, influenzando in modo significativo l’ambiente e la vita quotidiana delle comunità.

Tuttavia, per trovare gli esempi più estremi di freddo che hanno caratterizzato il mese di marzo, è necessario rivolgere lo sguardo a periodi ancora più lontani nel tempo. L’anno 1971, in particolare, rimane impresso nella memoria climatologica come uno dei più freddi, con ben quattro significative nevicate che hanno lasciato oltre 15 centimetri di neve a Roma. La peculiarità di quell’anno fu che il fenomeno nevoso non si limitò alla capitale, ma interessò un’ampia varietà di città italiane, da Palermo a Napoli, passando per la Puglia, Rimini, Genova, Milano, Firenze, Cagliari e molte altre, dimostrando un’inusuale estensione del freddo e delle precipitazioni nevose su scala nazionale.

Il marzo del 1987, però, si distingue come il più rigido da oltre un secolo a questa parte, caratterizzato da un’eccezionale ondata di gelo che ha interessato principalmente il sud dell’Italia, sebbene il nord non sia stato risparmiato. L’elemento chiave di questo evento fu l’influenza dell’anticiclone russo-siberiano, che portò un nucleo di aria gelida continentale a invadere l’intero paese. Le anomalie termiche registrate in quel periodo, evidenziate dalle mappe climatiche, mostrano un abbassamento drastico delle temperature su gran parte dell’Italia e dell’Europa, con valori che rimasero su livelli glaciali per tutta la seconda decade di marzo, in particolare lungo i versanti adriatici.

La Puglia fu la regione italiana che più di tutte subì l’impeto di questo freddo straordinario, con città come Gioia del Colle che registrarono ben cinque giorni di ghiaccio, e Bari dove, tra il 5 e il 17 marzo, la temperatura minima non superò mai i 3 gradi Celsius. Inoltre, il mese fu contrassegnato da sei nevicate, risultando meno freddo solo rispetto al febbraio del 1956, un altro mese storico per il freddo in Italia.

Gli accumuli nevosi di quel periodo furono notevoli: Lecce vide oltre 30 centimetri di neve in più giorni, mentre a Gioia del Colle si raggiunsero i 72 centimetri di accumulo, con uno straordinario innevamento al suolo che perdurò per nove giorni. Questi dati sottolineano la singolarità dell’evento, considerando la rarità di simili accumuli nevosi in una regione caratterizzata da un clima generalmente mite.

Il picco dell’ondata di freddo si verificò l’8 marzo 1987, quando l’isoterma di -12°C a 850 hPa (un’unità di misura che indica l’altezza nella troposfera dove la pressione è 850 ettopascal) coprì tutta la Puglia, segnalando una penetrazione profonda dell’aria gelida. Anche il Nord Italia non fu risparmiato, con città come Udine, Firenze, Venezia e Trieste che sperimentarono temperature notevolmente sotto lo zero.

Questi eventi storici di freddo estremo in marzo offrono una testimonianza della variabilità climatica e della capacità della natura di presentare sfide impreviste. Essi ricordano l’importanza di comprendere e rispettare i ritmi del clima, nonché di prepararsi adeguatamente a fronteggiare condizioni meteorologiche che possono avere un impatto significativo sulla società e sull’ambiente.