La neve che uccide. La nevicata del 1988, due metri. Racconto di tempi passati

La neve che uccide. La nevicata del 1988, due metri. Racconto di tempi passati

Il libro “Cicogna Ultima Thule” di Fabio Copiatti è un racconto di viaggio a piedi dall’incontaminato Lago Maggiore alla selvaggia Val Grande. Copiatti, attraverso un intenso lavoro di ricerca storica, esplora le antiche mulattiere e sentieri, raccontando le storie delle persone che hanno percorso questi luoghi: contadini, contrabbandieri, commercianti, religiosi e partigiani. Il libro offre uno sguardo intimo sul passato e presente del territorio, invitando il lettore a una prospettiva unica, vedendo Cicogna non solo come punto di partenza delle escursioni ma anche come meta finale.

Copiatti, nato a Verbania e profondamente legato al paese di Cossogno, ha una lunga carriera dedicata allo studio della cultura e tradizioni alpine, con un particolare interesse per la Val Grande. Ha lavorato per il Parco Nazionale Val Grande fino al 2019 e successivamente si è trasferito alle Dolomiti Bellunesi, dedicandosi alle politiche per la sostenibilità.

Il libro “Cicogna Ultima Thule” è un viaggio nella memoria e nella natura, arricchito da racconti, testimonianze storiche e immagini d’epoca. Copiatti ci porta attraverso vari aspetti della vita in quest’area, dalle incisioni rupestri, alle prime esplorazioni, ai tragici eventi della seconda guerra mondiale, fino alla vita quotidiana nelle comunità montane.

Il racconto “Sofia e la grande nevicata del febbraio 1888”, incluso nel libro, ha vinto il Premio letterario internazionale Andrea Testore – Plinio Martini “Salviamo la Montagna” nel 2020. Questo libro è solo l’ultima delle opere di Copiatti, che include anche altre guide e studi sulla regione del Verbano Cusio Ossola.

Un riassunto, in breve di un passaggio del libro.

Il racconto “Sofia e la grande nevicata del 1888” narra un tragico episodio avvenuto nel piccolo paese di Cicogna. La sera del 14 febbraio iniziò una nevicata straordinaria che, in poche ore, coprì il paese con un metro e mezzo di neve. Le strade assomigliavano a gallerie scavate nel ghiaccio e i tetti delle case rischiavano di crollare sotto il peso della neve.

La situazione si aggravò quando un abitante dovette scendere a Cossogno per chiedere aiuto e comunicare la morte di Sofia Crivelli, una ragazza di 13 anni, figlia di contadini. Sofia era stata malata per giorni e, nonostante gli sforzi del parroco don Giovanni Benzi, non era stato possibile salvarla. La sua morte e la nevicata avevano isolato il paese, suscitando paura e preoccupazione tra gli abitanti per la loro sicurezza e quella del bestiame.

Le notizie sulla situazione a Cicogna riportate dal giornale “La Voce del Lago Maggiore” evidenziavano la gravità del caso: 180 capre erano state sepolte sotto la neve, il fieno per il bestiame scarseggiava e si temevano valanghe. Tentativi di liberare il sentiero per Cossogno fallirono e la strada rimase impraticabile.

Dopo oltre 12 giorni di isolamento, un gruppo di volontari riuscì a raggiungere Cicogna, liberando i residenti. La situazione nella regione era critica, con villaggi distrutti e numerose vittime a causa di valanghe e crolli. La nevicata aveva raggiunto altezze record, fino a 3 metri e 60 centimetri.

La vita a Cicogna riprese il suo corso solo con l’arrivo della primavera. Tuttavia, la famiglia Crivelli continuò a soffrire: l’anno successivo, Fedele e Carolina Crivelli ebbero un’altra figlia, Sofia, in memoria della sorella defunta, ma anche lei morì dopo solo 21 giorni. Il padre morì un mese dopo, probabilmente a causa di un’epidemia influenzale. La tragedia e la sofferenza di quel periodo rimasero impresse nella memoria del paese.

Estratto originale in PDF (download). Credit www.bavona.ch