Tre uragani contemporanei nel Pacifico
In questo momento il Pacifico Tropicale è tutt’altro che “pacifico”. Domenica 27 settembre 2026 ci sono tre uragani contemporanei tra Pacifico Orientale e Pacifico Centrale: Polo, Odalys e Nolo.
Polo oggi: categoria 3 verso la Baja California Sur
Una precisazione importante su Polo: i 892 hPa e la categoria 5 sono il picco raggiunto, non lo stato attuale.
Polo adesso è un uragano di categoria 3, con venti di circa 195 km/h e una pressione di 949 hPa, a circa 520 chilometri a sud-ovest di Cabo San Lucas. Si muove verso nord-ovest e dovrebbe avvicinarsi alla costa occidentale della Baja California Sur lunedì, ancora come uragano, per poi attraversare la penisola nella notte tra lunedì e martedì e puntare il Messico nord-occidentale martedì, indebolendosi rapidamente sulla terraferma. Sulla Baja California è in vigore l’allerta uragano (Hurricane Warning). Il rischio principale è legato alle piogge (100-200 millimetri, localmente fino a 250 millimetri), con alluvioni e frane, oltre alle mareggiate.
Il picco di Polo: un evento storico
Al culmine della sua potenza, però, Polo è stato un evento storico. Ha raggiunto la categoria 5 per tre volte, primo caso nel Pacifico Orientale, con venti fino a circa 290 km/h e una pressione minima di 892 hPa: la seconda più bassa mai misurata nel bacino dopo Patricia (872 hPa, 2015). L’intensificazione è stata esplosiva: da depressione/tempesta tropicale a super uragano di categoria 5 in circa 40 ore, con un aumento dei venti di circa 175 km/h in 24 ore. I cacciatori di uragani della NOAA hanno confermato i dati.
Il nucleo al picco, con occhio piccolo e nubi altissime:
Odalys e Nolo
Odalys è lontano da terra, circa 1.430 chilometri a ovest della punta della Baja California: è un uragano di categoria 1 in rapido indebolimento (circa 130 km/h, 979 hPa), destinato a diventare post-tropicale entro lunedì. Non minaccia le coste.
Nolo, nel Pacifico Centrale, si trova a sud-sud-ovest della Big Island delle Hawaii, a circa 265 chilometri da South Point. Ora è un uragano con venti di circa 150-165 km/h e una pressione di 969 hPa, in movimento verso ovest. Le allerte tropicali sulle isole sono state revocate, ma restano venti rafficosi, mare grosso e piogge intense, con oltre 300 millimetri già caduti in alcune zone della Big Island. I modelli matematici lo vedono potenzialmente di nuovo uragano maggiore (categoria 3) mentre si allontana verso ovest.
Stagione sopra la media e il ruolo di El Niño
La stagione 2026 nel Pacifico Orientale è sopra la media: già tre uragani di categoria 5, a pareggiare il record del 1994, del 2002 e del 2018, un indice ACE (energia ciclonica accumulata) ben oltre la norma e più tempeste con nome del consueto a questa data. Acque intorno ai 30°C al largo del Messico e un wind shear debole hanno fatto da carburante.
Sullo sfondo c’è proprio El Niño in rafforzamento, con anomalie della temperatura superficiale del mare (SST) equatoriale già da “super” evento. Nel Pacifico Orientale e Centrale questo schema favorisce i cicloni: acque più calde, meno shear, atmosfera più instabile.
In Atlantico avviene l’opposto, con uno shear elevato sulla Main Development Region. Il risultato è che a fine settembre 2026 l’Atlantico non ha ancora prodotto un solo uragano, un ritardo da record nell’era satellitare, visto che di solito a questa data se ne contano già diversi. Uno specchio quasi da manuale.
Dietro Polo si segnala già un altro disturbo a sud-est, che potrebbe organizzarsi nei prossimi giorni. La stagione ufficiale dura fino al 30 novembre: il Pacifico, per ora, non ha intenzione di calmarsi.
Credit
- National Hurricane Center (NOAA) – Eastern Pacific
- Central Pacific Hurricane Center (NOAA) – Central Pacific