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TLC in formazione, immagine scattata da EUMETSAT ieri, 14 settembre 2026 sullo Ionio.

Un ciclone mediterraneo che non si è formato

In questi giorni avrete sentito parlare della formazione di una situazione atmosferica che aveva le caratteristiche per innescare un ciclone mediterraneo. Innanzitutto le acque del Mediterraneo sono estremamente calde e favorevoli, con quelle temperature, ad alimentare un piccolo ciclone, ma non solo: anche ad aree temporalesche di eccezionale violenza, tali da procurare persino danni agli edifici, complici le basse pressioni che accompagnano queste strutture.

Io ricorderei la tempesta che si è abbattuta lo scorso gennaio sulle regioni ioniche e sulla Sardegna orientale, che ha procurato enormi danni alle strutture: era accompagnata anche da precipitazioni a carattere torrenziale e fu emanata addirittura un’allerta meteo rossa, che è abbastanza rara, da parte della Protezione Civile.

Ma ora siamo a settembre. Le acque sono molto più calde rispetto a come lo erano in gennaio, eppure non viviamo in un’allerta meteo rossa, né gialla né verde. In questo momento la formazione nuvolosa molto minacciosa che aveva le sembianze di un’area ciclonica, formazione che avrebbe potuto evolvere in un ciclone mediterraneo, si è sostanzialmente ormai quasi estinta, ovvero ha raggiunto la conformazione di un ammasso, di una serie di temporali che vanno dallo Ionio, vicino alle coste calabre e siciliane, verso quelle della Grecia.

 

Ultima immagine meteosat Ionio. Credit EUMETSAT.

Temporali dallo Ionio alla Grecia

Addirittura in Grecia ci sono svariati temporali in atto, anche di forte intensità, ma i picchi massimi temporaleschi si stanno abbattendo per fortuna in mare. Devo dire per fortuna, perché questi temporali possono assumere una violenza tale da procurare nubifragi particolarmente violenti ed estremi, con danni anche molto ingenti, soprattutto alluvioni lampo, o addirittura quel fenomeno atmosferico che fu battezzato nel 1996 in seguito all’alluvione delle Alpi Apuane: un’alluvione non prevista da nessun modello matematico, non prevista dai bollettini meteorologici dell’epoca, che provocò tra l’altro anche numerose vittime.

L’alluvione fu classificata da Giampiero Maracchi, che è un’autorità in ambito meteorologico e climatico, soprattutto per la Toscana, come bomba d’acqua, termine mediamente non accettato dai meteorologi italiani, anche se sotto sotto è effettivamente estremamente chiaro e illustra in maniera esaustiva terminologie più complesse, che spiegano come si tratti di precipitazioni molto più violente di un normale nubifragio.

Sostanzialmente, comunque, il ciclone mediterraneo non si è formato. I motivi sono diversi. Perché nasca occorre innanzitutto che vi siano le condizioni meteorologiche adatte, ed è utile vedere quali sono.

 

Quando nasce un TLC nel Mediterraneo

Un TLC (Tropical-Like Cyclone, o Medicane) nasce nel Mediterraneo quando si combinano alcune condizioni particolari. Prima di tutto serve un mare molto caldo, tipicamente a fine estate o in autunno, quando l’acqua ha accumulato calore per mesi e supera i 26-27°C. Questo calore è il carburante che alimenta la tempesta.

Poi serve un innesco: una goccia di aria fredda in quota che arriva da nord e si isola sopra il mare caldo. Il forte contrasto di temperatura tra la superficie e l’alta atmosfera rende l’aria instabile e favorisce temporali intensi e persistenti.

Infine servono venti deboli in quota, in modo che la struttura non venga strappata e possa organizzarsi attorno a un centro ben definito, con un occhio simile a quello degli uragani. Ebbene, queste condizioni nello Ionio c’erano tutte. Ma allora perché non si è formato?

Per altro, le zone più favorevoli sono il Mar Ionio, il Canale di Sicilia e il Mediterraneo occidentale, dove il mare è più caldo e le gocce fredde arrivano più spesso. E la struttura che dava la possibile formazione del TLC aveva le varie caratteristiche indicate sopra, ma non è evoluto perché una corrente da ovest nord ovest probabilmente ha disturbato la calma che c’era in zona, infatti, da nord ovest avanza una perturbazione che irromperà in Italia mercoledì 16.

 

L’autunno è appena iniziato

Questo non vuol dire che in futuro non ci saranno le condizioni per la formazione di un TLC nel Mediterraneo, anzi: ci saranno, se determinati fattori messi insieme ne consentiranno la formazione. L’autunno sta appena iniziando e, tra le altre cose, negli ultimi anni abbiamo visto la formazione di questi fenomeni persino in pieno inverno.

Il Mediterraneo, come sapete, è una sorta di vera e propria batteria di calore: lo trattiene per lungo tempo, anche quando la temperatura diminuisce, ma questa resta sempre superiore a quella che viene misurata nell’Oceano Atlantico, un’altra enorme area che comunque possiede calore, ha molta umidità e produce enormi masse d’aria umida e anche fresca che, raggiungendo il Mar Mediterraneo, ne entrano in contrasto, esaltando i fenomeni. Tanto che le regioni soprattutto del Sud della Francia, ma anche l’Italia e varie zone della penisola balcanica, soprattutto i settori occidentali, ne vengono investite con fenomeni meteorologici anche molto intensi.

 

Curiosità sul caldo mare Mediterraneo: la costa adriatica dei Balcani è una delle aree a maggior rischio di fenomeni meteorologici estremi, quasi come quelli che accadono in altre aree italiane. Peraltro qui si trovano anche località dove cadono fino a 4.000 millimetri di pioggia all’anno, quantità che si registrano sui monti esposti alle correnti occidentali, nelle Alpi Dinariche.

 

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