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Sta suscitando molta attenzione, in riferimento al medio lungo periodo, un possibile Stratwarming piuttosto significativo prospettato dai forecast modellistici.

 

Nello specifico, il riscaldamento stratosferico, rappresentato dalle simulazioni matematiche, inizierebbe a manifestarsi in maniera decisa tra un paio di giorni, più precisamente da mercoledì 6 marzo, in sede siberiana, per poi propagarsi verso il centro del Circolo Polare Artico e spingersi gradualmente, entro metà mese, fino all’Alaska.

I Forecast, immagine allegata del modello ECMWF, continuano a simulare un riscaldamento importante, anche nell’ordine di 40/50°, localmente, alle quote stratosferiche in corrispondenza del Circolo Polare e il tutto un una manciata di giorni:

 

il riscaldamento più significativo si compirebbe tra il 6/7 e l’11/12 marzo, in particolare in corrispondenza del Mar Glaciale Artico verso l’Alaska e l’estrema Siberia orientale.

Esso determinerebbe una chiara dislocazione del Vortice Polare Stratosferico: come visibile dall’immagine stessa, verso metà mese circa, buona parte dell’area polare sarebbe occupata dall’alta pressione, mentre il Vortice scalerebbe verso le alte latitudini europee, con centro vorticoso verso il Mare del Nord e il settore Scandinavo.

 

Chiaramente, un VPS che non occupa più la sua posizione naturale, per giunta dinamica che si propagherebbe bene fino alla bassa Stratosfera, quindi con prospettive di buona influenza anche verso la Troposfera, spesso può indicare una maggiore possibilità di influenza fredda verso le medie latitudini, specie verso quelle più direttamente corrispondenti alla dislocazione.

Tuttavia, i possibili effetti freddi verso le medie latitudine non sempre sono sistematicamente consequenziali, né, chiaramente, presenti ovunque.

 

Tutto dipende dal tipo di Stratwarming e dalla disposizione dell’asse del VPS dislocato.

Nel caso in ispecie, perlomeno stando a quanto traspare dalle ultimissime proiezioni, il riscaldamento, ribadiamo anche consistente, accadrebbe ad opera di una sola onda planetaria, e non ci sarebbe Split, ossia divisione del VPS, piuttosto, appunto, un suo dislocamento detto, in termini tecnici, “displacement”.

 

Dunque, vero, sì, che il Vortice Polare verrebbe disclocato (da tener presente, però, che si tratta pur sempre di proiezioni) dalla sua posizione naturale, perché si collocherebbe sostanzialmente verso i settori subpolari europei, ma il suo asse sarebbe inclinato a Ovest, quindi lungo i paralleli.

Una disposizione che non favorirebbe, sebbene anche condizionante la Troposfera, ondate di freddo significative verso l’Europa meridionale e quindi anche verso il Mediterraneo e l’Italia.

 

Con buona probabilità, il freddo significativo potrebbe non interessare anche l’intero continente, se non con calo termico moderato per qualche fase sul Centro Nord Europa.

Affinché uno Startwarming possa essere efficace in termini di freddo, specie, poi, per il Mediterraneo centrale, è necessario che vi sia l’azione sincrona di due onde planetarie e che si compi uno Split del Vortice.

 

Non vi sarebbe matematicità anche in questo caso che il freddo raggiunga l’Italia e il Mediterraneo centrale, ma certamente le probabilità aumenterebbero in maniera significativa.

Non sarebbe il caso dell’evento di Stratwarming prospettato verso metà mese che, lo ribadiamo, avrebbe tutte le caratteristiche per essere connotato del tipo “displacement”.

 

In sintesi, stando alle nostre analisi sugli ultimissimi dati, non ci sarebbero opportunità per freddo sull’Italia anche per tutta la seconda decade di marzo.

Semmai da vagliare, tra metà mese e il 20 e in un contesto di circolazione mediamente atlantica, spesso instabile o anche a tratti perturbata per buona parte della seconda decade,  se possa inserirsi il transito di qualche nucleo dia aria relativamente più fredda di matrice sub-polare marittima, con qualche parvenza di inverno fugace, ma di scarso impatto.

 

Più verosimile, in seguito a una possibile prosecuzione di Stratwarmings moderati, magari, però, via via più conclamati sull’artico canadese-groenlandese, che l’asse del VPS, sempre dislocato, possa assumere una posizione più meridiana rispetto all’area centrale del continente europeo, quindi più favorevole al freddo anche per il Mediterraneo, nel corso della terza decade o anche nella prima parte di Aprile.

In questo caso si configurerebbero possibili colpi di coda invernali anche per l’Italia sul finire della stagione (e del mese di marzo) e nella prima fase primaverile.

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