Si sta rivelando un vero e proprio rompicapo la lettura delle manovre bariche per il corso della prima decade di febbraio.
I modelli matematici stanno facendo una fatica enorme nel cercare di trovare il giusto orientamento delle masse d’aria in gioco.
La difficoltà maggiore sta nel valutare le conseguenze bariche di un flusso oceanico molto forte, trascinato da una corrente zonale (Ovest/Est) tesa un po’ su tutta la colonna, ancora più alle quote medio alte atmosferiche, ma che subirebbe un repentino e improvviso rallentamento.
Una frenata improvvisa di questo fiume di aria occidentale, finirebbe, quasi inevitabilmente, con l’attivare un sussulto da parte dell’onda dinamica alto-pressoria oceanica, la quale improvvisamente si troverebbe di fronte a un vuoto circolatorio in corrispondenza delle medie e alte latitudini continentali e, dunque, credibilmente protesa a conquistare quegli spazi.
Le incognite, giustificate a distanza ancora considerevole, stanno nell’individuare il posizionamento meridiano del blocco e anche nella tempistica, in riferimento alla formazione del blocco stesso.
Dalle ultimissime emissioni, riguardanti l’andamento delle velocità zonali nella più bassa Stratosfera, (grafico sorpa) quindi nella sezione più vicina alla circolazione negli strati medio-bassi, viene posticipato, rispetto ai prospetti precedenti, un rallentamento più significativo delle velocità zonali, così come mostra l’ultimo aggiornamento.
Dunque, potrebbe essere verosimile che, fino al 5 febbraio, non accadano particolari configurazioni meridiane, tali da comportare movimenti freddi di rilievo per il Mediterraneo centrale e per l’Italia.
Invece, appare evidente un forte calo del flusso dal 6/7 del mese prossimo (a inizio calo con sprofondamento delle velocità anche sotto i 15 m/s), poi andamento sotto tono, mediamente sotto i 20 m/s, fino a quasi tutta la seconda decade di febbraio.
Da questi ultimi aggiornamenti, continua ad apparire piuttosto credibile anzi, forse ancora più credibile, una fase fredda e di stampo invernale per buona parte dell’Europa e anche per il Mediterraneo centrale e per l’Italia, con l’avvento di febbraio.
Ci sono indicazioni, però, per un leggero spostamento in avanti della possibile fase fredda, non più dai primi giorni, ma probabilmente dalla seconda settimana, grosso modo.
Ci sarebbero anche indicazioni ultime, circa un possibile orientamento medio-alto delle azioni fredde, rispetto al Mediterraneo, per una minore tenuta del promontorio anticiclonico alle alte latitudini europee, dunque con coinvolgimento più diretto del Centro Nord Italia, magari meno del Sud.
Ci sarebbero indicazioni, atresì, per una manovra aggiuntiva a quella continentale, soprattutto dall’inizio della secondoa decade e verso metà mese, manovra instabile, questa volta di matrice nordatlantica relativamente fredda, ma che portebbe comportare una reiterazione di una ciroclazione fredda invernale sull’Italia, andando in interazione con la pregressa manovra più fredda continentale.
In questa prospettiva, potrebbero esserci occasioni per neve ricorrente fino in pianura al Nord, neve bassa in Appennino e freddo più pungente al Centro Nord.
Tuttavia, sulla traiettoria principale delle manovre retrograde continentali e anche sul possibile innesto di una seconda azione nrodatlantica, non si avranno certezze fino a 72/96 ore dall’evento almeno. Dunque, continueremo ad aggiornarci quotidianamente sulle prospettive invernali per febbraio.