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Un recente studio suggerisce che il Sole potrebbe aver avuto un incontro ravvicinato con un’altra stella miliardi di anni fa, fornendo una possibile spiegazione per le orbite eccentriche degli oggetti transnettuniani (TNOs) nel sistema solare esterno. Susanne Pfalzner, astrofisica presso il Forschungszentrum Jülich, ha spiegato che oltre l’orbita di Nettuno si muovono migliaia di corpi celesti, e si sospetta che ci siano decine di migliaia di oggetti con un diametro superiore ai 100 chilometri. Molti di questi TNOs presentano orbite inclinate rispetto al piano orbitale dei pianeti, sollevando dubbi sulla loro origine.

 

Diversi studiosi hanno proposto varie spiegazioni per queste orbite atipiche, inclusa l’ipotesi dell’esistenza di un nono pianeta non ancora individuato o di una comprensione incompleta della gravità a basse accelerazioni. Altri suggeriscono che la migrazione dei pianeti giganti nei primi stadi del sistema solare potrebbe aver contribuito a creare queste orbite eccentriche. Tuttavia, il nuovo studio propone una soluzione alternativa: un passaggio ravvicinato di una stella nei pressi del nostro Sole.

 

Il team di ricerca ha condotto 3.000 simulazioni, testando vari scenari in cui stelle di masse differenti transitavano a distanze diverse dal Sole. Sebbene solo una piccola percentuale dei TNOs osservati sia stata spiegata con questa ipotesi, le simulazioni indicano che il passaggio di una stella leggermente più piccola del Sole potrebbe aver prodotto un sistema solare simile a quello attuale. Amith Govind, coautore dello studio, ha sottolineato che la simulazione più convincente coinvolge una stella di circa l’80% della massa del Sole, che sarebbe passata a circa 16,5 miliardi di chilometri dal nostro Sole, ovvero 110 volte la distanza tra la Terra e il Sole, e quasi quattro volte quella tra Nettuno e il Sole.

 

Un aspetto interessante delle simulazioni è che hanno prodotto anche TNOs in orbite retrograde, dettaglio che inizialmente preoccupava il team poiché non corrispondeva a quanto osservato nel sistema solare. Tuttavia, alcune recenti scoperte hanno confermato l’esistenza di TNOs con orbite retrograde, rafforzando la validità dell’ipotesi.

 

Gli incontri ravvicinati tra stelle sono più frequenti nei primi milioni di anni di vita delle stelle, quando queste fanno ancora parte del loro cluster natale. Nonostante ciò, lo studio suggerisce che il Sole avrebbe avuto una probabilità del 20-30% di incontrare un’altra stella negli ultimi 4,5 miliardi di anni, durante l’evoluzione del sistema solare.

 

Uno dei problemi principali sollevati da questa teoria è l’impatto che un tale incontro avrebbe potuto avere su Nettuno. Tuttavia, il team ha ipotizzato che Nettuno potrebbe essere stato protetto dagli effetti della stella in transito, posizionandosi strategicamente “dietro” rispetto a quest’ultima durante l’incontro.

 

L’Osservatorio Vera C. Rubin, che entrerà in funzione nel 2025, sarà uno strumento cruciale per verificare ulteriormente questa ipotesi. Grazie a nuovi dati sui TNOs, i ricercatori potranno effettuare test più accurati e comprendere meglio l’origine delle loro orbite insolite.

 

Lo studio è stato pubblicato su Nature Astronomy e apre nuove prospettive sull’evoluzione del sistema solare e sulla possibilità di eventi cosmici che potrebbero aver influenzato le orbite dei corpi celesti più lontani.

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