Meteo, il cloud seeding in Italia come siamo messi
Meteo cloud seeding in Italia: la storia e il dibattito attuale
Il cloud seeding in Italia
Il cloud seeding in Italia è una tecnica meteorologica che ha conosciuto una storia altalenante, con periodi di sperimentazione intensiva seguiti da un relativo abbandono. Questa pratica potrebbe rivelarsi particolarmente efficace in un paese come il nostro, caratterizzato da elevata umidità atmosferica e un clima mediterraneo , che favorirebbe l’inseminazione delle nubi e l’induzione artificiale di piogge . In effetti, basta analizzare le temperature del Mediterraneo e osservare il transito di sistemi nuvolosi, specialmente nelle aree del Centro e Sud Italia , dove la siccità è una problematica ricorrente.
• Primi esperimenti di cloud seeding in Italia
• Le applicazioni negli anni ’80 e ’90
• La situazione attuale del cloud seeding
• Le prospettive future per l’Italia
https://www.meteogiornale.it/2024/09/meteo-lotta-alla-siccita-in-italia-il-cloud-seeding-avrebbe-efficacia-piu-che-altrove/
Primi esperimenti di cloud seeding in Italia
Le prime sperimentazioni di cloud seeding nel nostro paese risalgono agli anni ’60, quando si tentò di applicare questa tecnica a Modena . Gli studi furono condotti da Depietri, ma non produssero i risultati sperati. A quel tempo, la tecnologia era ancora in fase sperimentale e le difficoltà tecniche erano numerose, soprattutto in termini di monitoraggio delle condizioni meteo necessarie per un intervento efficace. Tuttavia, l’interesse per l’inseminazione delle nuvole non si spense, soprattutto in considerazione dei periodi di siccità che colpivano alcune regioni italiane.
Le applicazioni negli anni ’80 e ’90
Una delle fasi più significative per il cloud seeding in Italia si verificò tra il 1988 e il 1994 . Durante questo periodo, la Puglia , una regione spesso afflitta da siccità estrema, fu al centro di un importante progetto sperimentale noto come “Progetto Pioggia”. Questo progetto venne sviluppato in collaborazione tra l’azienda italiana Tecnagro e la compagnia israeliana EMS, che portò in Italia le tecnologie e le competenze acquisite in Israele, dove l’inseminazione delle nubi era già una pratica consolidata.
L’operazione prevedeva la dispersione di ioduro d’argento da aeromobili alla base delle nuvole, a un’altezza di circa 800 metri . Il principio del cloud seeding si basa sull’idea che particelle di ioduro d’argento possano stimolare la formazione di gocce d’acqua nelle nuvole, accelerando il processo di condensazione e favorendo la caduta di piogge . Dopo la Puglia , esperimenti simili furono condotti anche in altre regioni del Sud Italia e delle Isole Maggiori , come Sicilia , Sardegna e Basilicata .
La situazione attuale del cloud seeding
Nonostante le sperimentazioni effettuate negli anni ’90, l’uso del cloud seeding in Italia è progressivamente diminuito. Dopo quegli anni, la tecnica è stata abbandonata in gran parte del paese, ma l’argomento è recentemente tornato al centro del dibattito pubblico, specialmente in aree colpite da siccità persistente. In particolare, il deputato Giuseppe Catania , membro dell’Assemblea Regionale Siciliana, ha recentemente presentato una mozione che propone il rilancio del cloud seeding per affrontare le problematiche meteo della Sicilia .
Dal punto di vista normativo, l’inseminazione delle nubi è attualmente legale in Italia e regolamentata da precise disposizioni di legge. La normativa chiave è rappresentata dalla legge del 1992 , che ha istituito la Protezione Civile , e dai regolamenti regionali che coordinano le attività di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze meteo . Tuttavia, per poter effettuare operazioni di cloud seeding , è necessario ottenere specifiche autorizzazioni da parte delle autorità competenti, come la Protezione Civile e l’ ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile).
Le prospettive future per l’Italia
Attualmente, nonostante esista un quadro normativo favorevole, il cloud seeding non è una pratica ampiamente adottata in Italia. Il dibattito sulla sua applicazione è però ancora vivo, specialmente in alcune regioni del Sud Italia dove la siccità è una sfida costante. In un contesto di cambiamento climatico e di crescente bisogno di risorse idriche, tecniche come il cloud seeding potrebbero essere rivalutate come parte delle soluzioni per affrontare fenomeni meteo estremi come la scarsità di piogge e le ondate di calore che colpiscono periodicamente il paese, soprattutto nei mesi estivi.
In conclusione, sebbene il cloud seeding non abbia ancora trovato una diffusione su vasta scala in Italia, le condizioni meteo e il quadro normativo lasciano aperta la possibilità di un suo futuro impiego. Il ritorno di questa tecnica nelle discussioni politiche e meteo potrebbe segnare un nuovo capitolo per l’Italia, specialmente in un periodo in cui la gestione delle risorse idriche è sempre più cruciale.
