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La NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha recentemente riportato che la Terra ha registrato un periodo di 14 mesi consecutivi con temperature massime record, con il luglio 2024 che si è rivelato il mese più caldo mai registrato dal 1850, superando il precedente record stabilito nel luglio 2023. La temperatura media globale di luglio 2024 ha toccato nuovi massimi, coinvolgendo il 13,8% della superficie terrestre, un incremento significativo rispetto ai record precedenti.

 

Oceani e terra: il riscaldamento globale senza confini

Il riscaldamento globale non ha risparmiato nemmeno gli oceani, che hanno registrato temperature vicine ai livelli record, risultando le seconde più alte mai misurate. Questo aumento delle temperature oceaniche ha provocato un evento di sbiancamento dei coralli su scala globale, segnando il quarto evento di questo tipo nella storia. Luglio 2024 è stato particolarmente devastante per Africa, Asia ed Europa, che hanno registrato il loro mese più caldo di sempre. Anche l’America del Nord ha vissuto un luglio eccezionalmente caldo, posizionandosi al secondo posto nella sua storia.

 

Le temperature record non si sono fermate qui: le misurazioni satellitari hanno confermato che l’atmosfera inferiore del pianeta ha raggiunto i valori massimi mai registrati per un mese di luglio. Il periodo gennaio-luglio 2024 ha visto la temperatura superficiale globale più alta degli ultimi 175 anni di archivio NOAA, e le analisi suggeriscono una probabilità del 77% che il 2024 possa essere l’anno più caldo mai registrato.

 

Disastri climatici e conseguenze globali

Parallelamente all’aumento delle temperature, luglio 2024 è stato caratterizzato anche da una umidità atmosferica estremamente elevata a livello globale. Toronto ha vissuto quello che sembra essere stato il suo mese più piovoso mai registrato. Questi eventi estremi riflettono cambiamenti significativi nelle condizioni meteorologiche globali e indicano una tendenza verso un clima sempre più caldo e umido a causa dell’aumento dei gas serra nell’atmosfera terrestre.

 

Negli Stati Uniti, il 2024 ha già visto 19 disastri meteorologici con danni superiori al miliardo di dollari, avvicinandosi alla media annuale degli ultimi cinque anni, che è di 20,4 eventi. Il record assoluto è stato registrato nel 2023 con 28 disastri. Nella Death Valley, la stazione meteorologica di Furnace Creek ha registrato una temperatura media mensile di 42,5°C, la più alta mai misurata sulla Terra. Il giorno più caldo di luglio ha raggiunto i 54,1°C, eguagliando la terza temperatura più alta mai rilevata in modo affidabile al mondo.

 

Prospettive future: El Niño, La Niña e il ghiaccio polare

Il 2024 ha visto anche un’importante transizione delle condizioni climatiche globali legate al fenomeno ENSO (El Niño/Southern Oscillation). Dopo la conclusione dell’evento El Niño a maggio 2024, si prevede una transizione verso La Niña nell’autunno dello stesso anno, con una probabilità del 50% che si sviluppi tra agosto e ottobre. Queste condizioni climatiche avranno un impatto variabile sull’attività degli uragani nell’Atlantico, con La Niña che tende a favorire un aumento dell’attività degli uragani.

Inoltre, l’estensione dei ghiacci marini artici e antartici ha raggiunto livelli preoccupanti: l’estensione dei ghiacci artici è stata la sesta più bassa nei 46 anni dei record satellitari, mentre l’estensione dei ghiacci antartici è stata la seconda più bassa mai registrata.

 

Temperature estreme e nuove sfide climatiche

Luglio 2024 ha visto numerosi record di temperature estreme in diverse parti del mondo. In Arabia Saudita, Al Ahsa ha raggiunto i 51,3°C il 12 luglio, mentre in Europa orientale, Vinnytsia in Ucraina ha sperimentato una temperatura di 39,2°C il 16 luglio. In Asia, diverse città giapponesi hanno superato i 37°C, con Sano che ha raggiunto i 41,0°C il 29 luglio.

 

In Cina, città come Guilin e Zhaoping hanno superato i 40°C verso la fine di luglio, mentre in Nord America, Milford nello Utah ha registrato una temperatura massima di 42,2°C l’11 luglio. Queste condizioni estreme sollevano preoccupazioni riguardanti gli impatti a lungo termine sul clima globale e suggeriscono l’urgenza di un monitoraggio continuativo e di studi approfonditi per comprendere meglio le dinamiche atmosferiche coinvolte.

 

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