L’eritritolo si trova in numerosi prodotti quali dolci da forno, bevande, gomme da masticare e caramelle. È circa il 70% dolce quanto lo zucchero ed è prodotto fermentando il mais. Dopo l’ingestione, non viene metabolizzato efficacemente dall’organismo; entra nel flusso sanguigno e viene eliminato principalmente attraverso l’urina.
Il team della Cleveland Clinic ha condotto uno studio su 20 volontari sani per osservare gli effetti dell’eritritolo sui livelli plasmatici e sulla formazione dei trombi dopo il consumo del dolcificante in quantità tipicamente presenti in una bevanda o un muffin senza zucchero. I risultati hanno mostrato un aumento significativo nella formazione di trombi nei partecipanti che avevano consumato eritritolo, mentre non si sono osservate variazioni significative dopo il consumo di glucosio.
Queste scoperte sono particolarmente preoccupanti alla luce degli studi precedenti dello stesso gruppo di ricerca pubblicati su Nature Medicine, i quali rivelavano che pazienti cardiopatici con alti livelli ematici di eritritolo avevano una probabilità doppia rispetto a quelli con bassi livelli di subire gravi eventi cardiaci nei tre anni successivi.
Inoltre, studii simili condotti su un altro dolcificante artificiale comune, lo xilitolo, hanno mostrato incremento dei livelli plasmatici e effetti simili sull’aggregazione piastrinica.
Di fronte a questi dati emergenti sulla sicurezza cardiovascolare dell’eritritolo e altri sostituti dello zucchero comunemente usati nelle dietetiche ipocaloriche o “keto”, diventa essenziale valutare attentamente gli effetti a lungo termine del loro consumo soprattutto per individui con elevata predisposizione alla trombosi dovuta a patologie preesistenti come malattie cardiache o metaboliche.
La ricerca fa parte delle indagini più ampie del Dr. Hazen sulle cause del rischio cardiovascolare residuo. Il suo lavoro include anche lo studio delle firme chimiche nel sangue che possono predire lo sviluppo futuro delle malattie cardiache e metaboliche.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology.