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Recentemente, gli scienziati hanno identificato un fenomeno geomagnetico noto come “uragani spaziali”, caratterizzati da grandi bracci di plasma che ruotano attorno a un nucleo calmo, simile all’occhio di un uragano terrestre. Questi uragani si verificano nella magnetosfera terrestre e possono estendersi per centinaia di chilometri. Oltre a causare disturbi ai satelliti in orbita bassa, possono anche generare aurore più vicine al suolo.

 

Inizialmente osservati esclusivamente nell’emisfero nord, dove la densità di strumentazione scientifica è maggiore a causa della popolazione concentrata nelle regioni polari, questi fenomeni sono stati successivamente studiati anche nell’emisfero sud. Tra il 2005 e il 2016 sono stati registrati 329 uragani spaziali nell’emisfero nord e 259 in quello sud. Gli uragani spaziali tendono a formarsi principalmente durante il giorno nei poli magnetici, con una latitudine magnetica superiore agli 80°.

 

Queste tempeste sono influenzate dal campo magnetico interplanetario, dal ciclo solare e dalle stagioni terrestri, manifestandosi con maggiore probabilità durante l’estate e le ore diurne. Tuttavia, la loro posizione ad alta latitudine e l’occorrenza durante il giorno rendono difficile la loro osservazione diretta da parte degli esseri umani.

 

La velocità media del plasma negli uragani spaziali è stata stimata in circa 1 chilometro al secondo (circa 3600 chilometri all’ora), una velocità circa dieci volte superiore rispetto al plasma tipicamente presente nelle regioni polari.

 

La comprensione approfondita di questi eventi è cruciale per migliorare le previsioni meteorologiche spaziali. Gli studi sui vortici magnetici tridimensionali contribuiscono alla conoscenza dell’impatto che questi fenomeni possono avere sull’atmosfera inferiore della Terra con l’obiettivo finale di prevedere tali eventi atmosferici spaziali ed eventualmente mitigarne gli effetti.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Geophysical Research: Space Physics.

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