Il lavoro svolto dimostra che indipendentemente dal tipo di attività o dalla popolazione coinvolta, un maggiore sforzo mentale corrisponde a un aumento dell’esperienza di disagio per i partecipanti. Tuttavia, è emerso che questa associazione risulta meno marcata nelle popolazioni asiatiche rispetto a quelle europee o nordamericane. Questa differenza potrebbe derivare dalle diverse esperienze educative: gli studenti asiatici tendono infatti a dedicare più tempo agli studi fin dalla scuola superiore.
Nonostante la natura spesso avversa dello sforzo mentale intenso, le persone continuano ad impegnarsi volontariamente in attività mentalmente sfidanti come il gioco degli scacchi. Secondo Erik Bijleveld della Radboud University e autore principale dello studio pubblicato sul Psychological Bulletin, ciò può essere attribuito al fatto che le persone imparano che determinate attività possono portare a ricompense significative nonostante lo sforzo richiesto.
Bijleveld suggerisce anche che i professionisti coinvolti nella progettazione di compiti o strumentazioni dovrebbero tenere conto del disagio associato allo sforzo mentale significativo quando creano nuovi strumenti o materiale didattico. È essenziale fornire adeguato supporto o ricompense per compensare lo sforzo richiesto agli utenti.
In sintesi, la ricerca conferma una correlazione generale tra l’intensità dello sforzo cognitivo e l’aumento delle sensazioni spiacevoli durante tali attività mentalmente impegnative su scala globale con alcune variazioni culturalmente specifiche.