Il numero di specie sulla Terra è stimato in circa 8 milioni, con oltre un milione di queste minacciate di estinzione. Questo dato potrebbe essere solo la punta dell’iceberg, dato che molte specie potrebbero estinguersi prima ancora di essere identificate. Di fronte a questa crisi, la criptoconservazione emerge come una strategia potenziale per preservare il materiale cellulare di queste specie, utilizzando le basse temperature naturali della Luna per mantenere i campioni in uno stato di animazione sospesa.
Il progetto prevede l’uso di cellule fibroblastiche, che sono materiali cellulari fibrosi che supportano e connettono altri tessuti o organi. Queste cellule sarebbero raccolte dalle specie in pericolo e conservate in condizioni di freddo estremo. Le regioni polari della Luna, dove si trovano crateri che non hanno ricevuto luce solare per oltre due miliardi di anni, offrono temperature costantemente inferiori ai -196 gradi Celsius, ideali per la conservazione passiva a lungo termine.
Tuttavia, la realizzazione di un biodeposito lunare presenta numerose sfide logistiche. I campioni devono essere imballati correttamente per il trasporto spaziale e conservati in modo da proteggerli dai livelli elevati di radiazione lunare. Inoltre, è necessaria la cooperazione internazionale e il finanziamento per portare avanti il progetto, che gli scienziati prevedono richiederà decenni per essere realizzato.
Nonostante queste difficoltà, il team di Hagedorn è ottimista riguardo la fattibilità del biorepositorio lunare e ha già iniziato la ricerca su protocolli specifici utilizzando il pesce carnivoro Asterropteryx semipunctata. Solo il tempo potrà determinare se questo ambizioso progetto avrà successo.