Nonostante l’apparente tranquillità, la guelta ospita anche una piccola popolazione di coccodrilli del Nilo, sopravvissuti dall’epoca della “Sahara Verde”, un periodo che va dai 15.000 ai 5.000 anni fa. Questi coccodrilli sono tra gli ultimi sopravvissuti nel Sahara, esclusi quelli presenti nella valle del Nilo in Egitto e in Mauritania.
Un opuscolo dell’UNESCO del 2016 descrive la guelta come un habitat che conserva una fauna e flora residuali, concentrate principalmente nelle gole con fonti d’acqua. La presenza di questi coccodrilli è emblematica della resilienza di alcune specie in condizioni estreme.
La regione dell’Ennedi, più ampia, è nota anche per le sue migliaia di incisioni e dipinti rupestri, che datano tra il 5000 a.C. e il 1700 d.C. Queste opere d’arte raffigurano animali selvatici, bestiame, esseri umani e, naturalmente, cammelli, in una varietà di stili locali. Angèle Aloumbe, impiegata presso African Parks a N’Djamena, ha evidenziato come queste pitture siano un ponte verso l’identità e la cultura ancestrale, descrivendo l’Ennedi come un libro aperto sulla storia dei nostri antenati.
Nonostante la tentazione di visitare e documentare la Guelta d’Archei, viaggiare in questa regione è sconsigliato a causa di rischi legati a criminalità, terrorismo, disordini civili e sequestri, come indicato dal Dipartimento di Stato degli USA e dall’Ufficio degli Affari Esteri del Regno Unito. Inoltre, il viaggio per raggiungere la guelta da N’Djamena richiede quattro giorni attraverso il deserto in veicolo 4×4, un percorso che scoraggerebbe anche i viaggiatori più intraprendenti.