Uno degli aspetti critici emersi dalla ricerca è l’aumento della produzione di ammonio, un prodotto di scarto del metabolismo delle proteine, che viene normalmente eliminato dal fegato grazie all’enzima glutammato deidrogenasi (GDH). Tuttavia, un’eccessiva assunzione di proteine può sovraccaricare questo meccanismo di detossificazione, portando a livelli elevati di ammonio nel sangue, con possibili gravi conseguenze quali disturbi neurologici e, nei casi più estremi, coma.
Il team di ricerca ha alimentato due gruppi di topi, uno sano e l’altro privo dell’enzima GDH nel fegato, con una dieta ad alto contenuto proteico. Nei topi sani, nonostante l’aumento della produzione di ammonio, il fegato è riuscito a gestire l’eccesso grazie all’azione dell’enzima GDH. Al contrario, nei topi privi dell’enzima GDH, il fegato non è stato in grado di eliminare l’eccesso di ammonio tossico derivante dalle proteine, evidenziando effetti dannosi già dopo pochi giorni di dieta.
Questi risultati sottolineano l’importanza di valutare lo stato del metabolismo e la funzionalità dell’enzima GDH prima di intraprendere diete ad alto contenuto proteico. Un semplice esame del sangue potrebbe rivelare l’attività dell’enzima GDH, permettendo di evitare un sovraccarico proteico in individui con carenze enzimatiche.
In conclusione, sebbene le diete paleolitiche possano offrire vantaggi nella regolazione del peso e nel controllo del diabete di tipo 2, è cruciale essere ben informati e valutare attentamente la propria salute metabolica prima di adottarle, data la possibilità di gravi effetti collaterali.
La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Biological Chemistry con DOI: 10.1016/j.jbc.2024.107473.