Il team di ricerca, guidato da Oscar Sánchez-Carranza, ha identificato un canale ionico che media i segnali sensoriali mantenendo il dolore cronico. Le persone con mutazioni “loss-of-function” nel gene PIEZO2 sono meno sensibili al tatto leggero o alle vibrazioni, mentre quelle con mutazioni “gain-of-function” mostrano una maggiore sensibilità ai stimoli meccanici, spesso associata a disturbi dello sviluppo complessi.
Per approfondire il legame tra queste mutazioni e l’ipersensibilità, Sánchez-Carranza ha generato due linee di topi transgenici con versioni mutate del gene PIEZO2. Le analisi elettrofisiologiche hanno dimostrato che queste mutazioni aumentano significativamente la sensibilità dei recettori del dolore, i nocicettori, ai stimoli meccanici.
I ricercatori hanno osservato che i nocicettori dei topi mutati venivano attivati da stimoli normalmente percepiti come un leggero tocco. Questo fenomeno suggerisce che una singola mutazione in PIEZO2 può alterare drasticamente la funzionalità dei nocicettori, rendendoli estremamente sensibili anche in assenza di stimoli.
Questi risultati potrebbero avere implicazioni significative per la comprensione e il trattamento di sindromi dolorose come la fibromialgia e le neuropatie a piccole fibre, dove i nocicettori delle fibre C sono iperattivi. La scoperta che la modifica di un solo aminoacido in PIEZO2 può replicare aspetti del dolore cronico nei nocicettori offre una nuova prospettiva per l’identificazione di bersagli farmacologici più efficaci.
In conclusione, il lavoro di Sánchez-Carranza e colleghi apre la strada a strategie terapeutiche innovative che mirano alla causa radicale della sensibilizzazione dei nocicettori, con l’obiettivo di migliorare il trattamento del dolore cronico, una condizione che affligge fino al 20% della popolazione adulta secondo studi recenti. Questi nuovi approcci potrebbero superare le limitazioni dei farmaci attuali, concentrati prevalentemente sui canali sodio voltaggio-dipendenti, offrendo sollievo più efficace ai pazienti.