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L’inverno meteorologico è iniziato in modo dinamico ed intrigante, portando le prime ondate di freddo e fiocchi di neve a quote basse sulla nostra penisola. Tuttavia, sembra che il tempo rimarrà piuttosto instabile nel resto del mese, poiché già a metà dicembre, dopo una breve pausa anticiclonica, si prevede un ritorno del freddo e del meteo perturbato, con nevicate prevalentemente a quote collinari o di montagna.

Dicembre ha altre cartucce in canna

Per ora, non si sono verificate temperature estremamente basse con forti nevicate a quote pianeggianti, ma solo brevi sprazzi invernali. Tra la seconda e la terza decade di dicembre è probabile un ritorno dei flussi freddi orientali, con perturbazioni dalla Scandinavia o dalla Russia, portando un freddo più marcato, soprattutto lungo le regioni adriatiche e meridionali.

 

Tuttavia, è importante ricordare che di solito i mesi di gennaio e febbraio portano eventi più significativi. Durante la seconda metà dell’inverno, solitamente si verificano irruzioni fredde artiche e siberiane che talvolta portano condizioni meteorologiche difficili in Italia, con nevicate abbondanti persino lungo le zone costiere.

 

La potente ondata di gelo del 1993

Tra le varie fasi di freddo di gennaio, spicca l’ondata di gelo del 1993 proveniente dalla Russia, che ha colpito il centro-sud Italia. Questa tempesta ha portato una forte nevicata tra l’1 e il 2 gennaio 1993, con accumuli consistenti lungo le coste adriatiche e al sud, superando i 30-40 cm di neve. Nelle zone collinari interne, si sono registrati accumuli fino a 1 metro di neve in circa 24-36 ore, soprattutto su Molise e Puglia.

In quell’occasione, si è verificato un brusco calo delle temperature, con minimi record lungo tutta la costa adriatica, come i -6°C a Bari.

 

La storica ondata di gelo e neve del 1985

Da non dimenticare anche l’ondata di gelo di gennaio 1985, che ha colpito il nord Italia. Questa enorme ondata di freddo ha iniziato a prendere forma nei primi giorni di quell’anno. A partire dal 5 gennaio, per 9 giorni consecutivi, la temperatura nel nord Italia non ha superato lo zero, nemmeno durante il giorno. Si contano 9 giorni di gelo consecutivi.

 

L’8 gennaio, verso mezzogiorno, ha cominciato a nevicare a causa di una nuova massa d’aria artica che ha richiamato ulteriore umidità in quota; la nevicata si è intensificata verso sera. Con meno 5 gradi durante il giorno, si sono raggiunte le temperature più basse nelle ore di luce. Ma il peggio doveva ancora arrivare, con tutte le condizioni ideali per registrare temperature estreme: neve a terra, cielo terso, vento calmo e aria incredibilmente secca. L’11 gennaio ha battuto ogni record: la minima ufficiale a Treviso è stata di -19,8°C, valori simili si sono registrati anche a Padova, Parma e Brescia. Il termometro a casa ha segnato -20°C, confermando il dato ufficiale. C’erano da 10 a 20 centimetri di neve ovunque, ormai compatta e ghiacciata ma pronta ad accumularsi ulteriormente. Il proverbio “Quando il sole dora la neve, ancora nevica” non è mai stato così azzeccato come nel gennaio del 1985.

neve brescia 1985

La nevicata eccezionale

Il 13 gennaio: il grande freddo e la nevicata eccezionale. Al mattino, la temperatura minima misurata è stata di -17°C. La Pianura Padana è diventata una distesa ghiacciata, dove l’aria più calda e umida ha dovuto fluire sopra questo vasto mare di aria gelida, dando vita a abbondanti nevicate. I primi fiocchi sono cominciati a cadere alle 18. Il 14 gennaio, si è iniziato ancora la giornata con i fiocchi che si depositavano ovunque; durante la notte, a -7.2°C, ha continuato a nevicare sulla Marca.

Treviso nel 1985

Al mattino, la temperatura minima misurata è stata di -9°C e, con poche interruzioni, la nevicata è continuata per tutta la giornata, accumulando oltre 40/50 centimetri di neve. Il traffico ne è stato pesantemente influenzato e alcune scuole hanno chiuso anticipatamente. La sera del 14 gennaio ha avuto un’atmosfera surreale, diversa da qualsiasi altra nevicata passata. Questa volta la neve è stata davvero abbondante: ogni suono è stato soffocato e ogni luce ha esaltato l’ambiente circostante.

 

L’indimenticabile febbraio 2012

In Italia l’ondata di freddo del 2012 ha provocato gravi disagi ed almeno 57 vittime accertate. A partire dalla fine di gennaio, un flusso di aria artica continentale ha raggiunto la penisola. In un primo momento furono interessate soltanto le regioni del nord (a Torino e Milano la minima crollò a -13 °C), successivamente il freddo si estese anche alle regioni centro-meridionali con L’Aquila che raggiunse i -7 °C, ed infine l’aria artica invase alcune regioni del sud, in particolar modo quelle tirreniche. Queste ultime, grazie alla formazione di una bassa pressione proveniente da ovest in contrasto con l’aria gelida proveniente dai Balcani, vennero imbiancate più volte.

 

Fuori dalle nevicate le coste calabresi, siciliane e del Salento dove la neve cadde solo sulle cime più alte dei rilievi. Nel messinese, il 13 febbraio, un’intensa grandinata che durò quasi un’ora provocò disagi alla circolazione stradale; particolarmente colpita fu l’A20, dove si formarono lunghe code a causa del ghiaccio presente sull’asfalto. Nello stesso giorno una violenta grandinata imperversò anche su Catania, facendo registrare accumuli consistenti. Le temperature più fredde nell’estremo sud vennero registrate sulla Sila cosentina, con punte fino a -11 °C.

La neve cadde su gran parte dell’Italia, soprattutto in Emilia-Romagna, nella Repubblica di San Marino, e nelle province di Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata e Fermo sulle regioni centrali, e soltanto alcune zone della Puglia, della Sicilia e della Calabria vennero escluse da questa improvvisa ondata di aria gelida. In molte zone del sud la neve raggiunse anche le quote di bassa collina o di pianura, come a Cosenza, dove in città l’accumulo fu di 15 cm circa, mentre l’hinterland ed il resto della provincia furono interessati da accumuli oltre i 20-30 cm; la zona ionica della provincia fu interessata addirittura da accumuli di oltre un metro; nevicò a Vibo Valentia e persino nelle Isole Eolie.

 

Inverno 2023-2024 con grandi sorprese

Ma tornando ai giorni attuali, cosa potremmo effettivamente aspettarci nell’inverno 2023-2024? È alquanto complicato formulare una previsione affidabile per la seconda parte dell’inverno, ma sembra che il vortice polare possa risultare piuttosto debole per gran parte della stagione. Durante tali indebolimenti, potremmo sperimentare periodi di freddo significativo che si estenderanno verso l’Europa, talvolta anche verso il Mediterraneo. Al momento, è improbabile la persistenza prolungata di fasi di alta pressione su tutta la nostra penisola.

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