In Italia, attualmente, si sta vivendo un periodo eccezionalmente mite. Considerate che, da quando sono iniziate le prime sistematiche rilevazioni meteorologiche circa due secoli fa, l’intero anno 2023 verrà registrato come il più caldo in Italia, superando tutti i record precedenti.
Dicembre è alle porte e sembra confermare, almeno in Italia, la tendenza di quest’anno, che solo a tratti ha mostrato una sorta di normalità climatica. Tuttavia, a differenza di altri anni recenti, ci sono previsioni di freddo, anche se non si può ancora parlare di un vero e proprio gelo.
In Nord America e nell’estremo oriente asiatico, invece, stanno già affrontando le prime tempeste di neve, come sta accadendo in Giappone. Questo è dovuto alle basse temperature raggiunte in Siberia. Nel frattempo, si discute di una possibile crisi del Vortice Polare, che potrebbe causare significativa instabilità atmosferica e potenziali ondate di freddo in alcune aree del nostro emisfero.
Dopo una prima metà di novembre mite, in Italia e in gran parte dell’Europa sta avanzando il freddo. I centri meteo avvertono di un’imminente e drastica variazione climatica. In Italia, spesso si assiste a critiche tra diversi siti meteorologici, ma tornando ai fatti, un’intensa ondata di freddo potrebbe colpire ampie aree dell’Europa centrale e ci sono ipotesi di un anormale raffreddamento anche in Italia, con temperature ben al di sotto della media e precipitazioni iniziali in Penisola, Sardegna e Sicilia, mentre gran parte del Nord Italia resterà in ombra pluviometrica.
Si osserva che ogni anno il freddo tende ad arrivare precocemente, lasciando poi dicembre a temperature estremamente miti. Ad esempio, l’anno scorso, intorno a Natale, si registrarono temperature molto elevate, soprattutto al Sud e nelle Isole. A Catania si raggiunsero i 25°C, a Reggio Calabria e Cagliari i 23°C. Tutto il paese era caratterizzato da clima mite, con la sola eccezione della Val Padana, dove prevalevano nebbie e foschie.
Siamo ormai abituati a un clima che solo trent’anni fa ci sarebbe sembrato impensabile, anche se, nel 1989, si raggiunsero al Sud valori simili agli attuali. Tuttavia, come reagiremmo di fronte a un’ondata di gelo paragonabile a quella del febbraio 1956 o del gennaio 1985? Queste eventualità sono sempre meno probabili, ma non impossibili, come dimostrano le ondate di gelo più recenti e rilevanti, come quella del febbraio 2012.
Le cosiddette “bombe” artiche o siberiane possono portare in Italia gelo intenso e abbondanti nevicate, anche lungo le coste. Nel gennaio 1985, dopo grandi nevicate in Pianura Padana e parte del Centro Italia, le temperature crollarono a livelli estremi a causa dell’effetto albedo: -30°C nella campagna bolognese, -25°C a Empoli e -23°C a Firenze Peretola. Nel febbraio 2012, le nevicate colpirono le colline romagnole e marchigiane, con temperature che scesero fino a -15°C a Torino e -12°C a Milano. Il febbraio 1956 fu segnato da ripetute ondate di gelo e neve in gran parte d’Italia, risultando il mese più freddo del XX secolo. Un altro evento notevole fu quello del febbraio 1929, quando Trieste registrò -14°C, una temperatura non più raggiunta negli ultimi 60 anni, fermandosi a -7°C nel febbraio 2012.
Sebbene si registrino periodi di freddo o di gelo, siamo entrati in un’era climatica diversa rispetto a un secolo fa, caratterizzata più spesso da temperature calde o molto calde.








