
Si parla di indebolimento del Vortice Polare ed è opportuno ripassarne il significato, anche perché troppo spesso viene confuso con una previsione di ondata di gelo sull’Italia, senza considerare la complicata fase che segue e soprattutto quanto sia piccolo il nostro territorio rispetto alla vastità del nostro Emisfero.
Se il Vortice Polare stratosferico si spezzasse (Split), aumenterebbero le probabilità di una circolazione più “disturbata” e di ondate di freddo alle medie latitudini, ma gli effetti non sarebbero immediati né garantiti. Vediamo i perché di questa evoluzione, tra le più complesse e allo stesso tempo avvincenti, in quanto può dar luogo a periodi di freddo da qualche parte nel nostro Emisfero.
Cosa succede in stratosfera
Uno Split significa che il Vortice si divide in due nuclei principali (spesso uno sul settore canadese/nordamericano e uno sull’Eurasia), con un’alta pressione che si insedia sul Polo. È tipicamente associato a un Major Sudden Stratospheric Warming (SSW), con inversione dei venti da occidentali a orientali a circa 30 chilometri di quota (10 hPa, 60°N).
Rispetto al semplice displacement (spostamento del Vortice senza vera divisione), lo Split tende a produrre un accoppiamento più forte e più rapido con la troposfera, cioè la parte bassa dell’atmosfera dove si realizzano i fenomeni atmosferici, e un segnale di Arctic Oscillation (AO) negativo, che a sua volta influenza la North Atlantic Oscillation (NAO), anch’essa negativa e persistente.
In teoria, sulla carta, un accoppiamento con la troposfera significa che i venti della parte bassa dell’atmosfera si invertono, favorendo il travaso in Europa di aria dalla Siberia e, con la NAO negativa, di basse pressioni verso il Mediterraneo. Un’accoppiata che determina le ondate di gelo e neve sull’area mediterranea e sul Sud Europa, Italia compresa. Ma questa configurazione è divenuta sempre più difficile da realizzarsi, come abbiamo visto analizzando il ruolo di Vortice Polare, Amplificazione Artica e NAO.
Cosa succede in superficie, ovvero in troposfera: la dinamica
Gli effetti al suolo non arrivano subito: di solito passano 1-4 settimane (spesso 2-3) prima che il disturbo della stratosfera, la parte dove si è indebolito o spezzato il Vortice Polare stratosferico, si propaghi verso il basso e modifichi la corrente a getto.
Quando la propagazione ha effetto succede che:
- la corrente a getto diventa più ondulata e meridiana;
- aumentano i blocchi atmosferici (soprattutto tra Groenlandia e Scandinavia), con la formazione in quell’area di alte pressioni che favoriscono le correnti orientali, quindi dalla Russia siberiana o dall’Artico russo verso sud e sud-ovest;
- si incrementa notevolmente la probabilità di discese di aria artica o continentale verso Europa e Nord America, anche se tra i due Continenti le dinamiche del freddo sono molto diverse.
In media, dopo un vero Split, gran parte degli Stati Uniti e dell’Europa settentrionale e centrale risulta più fredda della norma nei 30 giorni successivi. L’esempio recente più famoso è la Beast from the East del 2018, legata proprio a uno Split del Vortice Polare e avvenuta a fine Febbraio, ma possiamo citare anche l’evento del Febbraio 2012, arrivato nel periodo ideale per freddo e neve in Italia.
Possibili effetti sull’Europa e l’Italia
Per l’Europa lo Split è generalmente considerato più “interessante” per il freddo rispetto al displacement, perché favorisce meglio configurazioni di NAO negativa e blocchi di alte pressioni alle alte latitudini. Questo può aprire la strada a irruzioni fredde da nord o nord-est verso il Mediterraneo.
Per l’Italia significa maggiore probabilità, nelle 2-4 settimane successive, di:
- fasi più fredde della norma, ovvero anche ondate di gelo;
- maggiore instabilità atmosferica e occasioni per nevicate a quote più basse, soprattutto se l’aria fredda interagisce con l’umidità mediterranea, considerando che già a Novembre sono ampiamente documentate nevicate in pianura;
- possibili episodi di freddo più intenso sul versante adriatico o sulle regioni interne.
Attenzione però: non è automatico. Solo una parte degli Split produce ondate di freddo significative in Italia (alcune analisi parlano di circa il 30% degli eventi). Dipende dalla posizione esatta dei due lobi e da come reagisce la troposfera: alcuni Split finiscono per “scaricare” il freddo più sul Nord America o sull’Asia che sull’Europa. Come dicevo all’inizio, l’Emisfero Nord è immenso, e su questo pesano anche fattori esterni come El Niño, capace di indebolire il Vortice Polare.
Perché può essere rilevante uno Split a inizio Novembre
Essendo l’inizio di Novembre la fase in cui viene proposto questo evento, il “serbatoio” di aria fredda artica è ancora limitato rispetto al pieno inverno. Anche se lo Split si realizzasse, gli effetti al suolo potrebbero essere più moderati o arrivare più tardi rispetto a un evento analogo a Gennaio o Febbraio, e non tutti i disturbi stratosferici riescono a propagarsi efficacemente verso il basso. Intanto i segnali di un cambio di circolazione non mancano, come emerge dall’analisi su Novembre e il freddo visto da ECMWF.
In sintesi, uno Split aumenterebbe le chance di un periodo più freddo e variabile in Europa, e potenzialmente in Italia, nelle settimane successive, ma non è una garanzia di gelo: bisogna vedere se e come il segnale scende in troposfera e dove si posizionano i lobi, aspetti già approfonditi parlando di Vortice Polare ed El Niño e nella guida su Stratwarming e Split. Se però l’ondata di freddo intensa arrivasse più tardi, verso fine Novembre, il rischio di neve in pianura crescerebbe a dismisura.
Credit
- Met Office – What is a Sudden Stratospheric Warming?
- NOAA Climate.gov – Disrupted polar vortex brings sudden stratospheric warming
- NASA GMAO – Sudden Stratospheric Warming Event
- Weather and Climate Dynamics – Mechanisms and predictability of sudden stratospheric warming in winter 2018

