Tempeste elettriche in Val Padana come a Maracaibo. Cosa sta succedendo
Nelle notti afose della Pianura Padana i temporali assumono ormai caratteristiche tropicali, con migliaia di scariche elettriche, grandine di grosse dimensioni e raffiche di vento violente: una frequenza di fulmini che negli ultimi dieci anni risulta praticamente raddoppiata rispetto al passato, come confermano osservazioni dirette e video ripresi in Italia settentrionale.
Nelle notti afose (ormai per svariati mesi) della Pianura Padana i temporali stanno assumendo caratteristiche quasi tropicali: migliaia di scariche elettriche, grandine di grosse dimensioni e raffiche violente, con una frequenza di fulmini che negli ultimi dieci anni è cresciuta in modo evidente.
Un fenomeno che sembra inventato
Sarà capitato più di una volta che vi abbiamo parlato di tempeste elettriche. A molti di voi, soprattutto a chi non abita in pianura padana, questo termine sarà apparso come un fenomeno atmosferico quasi inventato, anche perché sulle regioni centrali e meridionali italiane e sulle Isole Maggiori si tratta di eventi di estrema rarità. Cosa vuol dire? Che la frequenza di fulmini che vedete nei video che circolano su Internet è lì estremamente bassa.
In Val Padana, invece, soprattutto negli ultimi anni si creano delle condizioni atmosferiche che più volte ho evidenziato essere tropicali: temperature elevatissime, tasso di umidità alto ed energia a disposizione a dismisura. È sufficiente che ci sia un lievissimo cedimento della pressione atmosferica in quota, vi ricordo sempre in quota, e si crea una situazione che favorisce lo sviluppo di nubi cumuliformi, che sono poi le nuvole del temporale.
Energia tropicale sopra la pianura
Queste nubi temporalesche, innanzitutto, si sviluppano molto rapidamente, perché c’è un’energia a disposizione tipicamente assimilabile a quella delle regioni tropicali, cioè abbiamo temperature molto elevate. Pensate che in questi giorni, anche a mezzanotte, in piena campagna si registrano valori di oltre 30°C. Non solo: c’è anche un alto tasso di umidità, e sono proprio queste condizioni ad innescare in pianura le tempeste elettriche, come si osserva ormai ogni estate in un contesto climatico che sta cambiando volto.
Poi abbiamo visto anche le conseguenze: raffiche di vento violentissime, rovesci con pioggia letteralmente polverizzata e la grandine, anche di grosse dimensioni, che cade all’improvviso. La grandine, in realtà, può essere prevista su vasta scala ma non su scala locale: non possiamo dire con certezza che grandinerà su Milano, o su Milano San Siro come è capitato nella serata di sabato, quando un concerto è stato interrotto. Possiamo dire che c’è la possibilità di avere una grandinata, e in certe situazioni le previsioni si fanno esclusivamente analizzando con esperienza il radar meteorologico, magari associato a una mappa delle fulminazioni. Chi vuole capire come si formano quei chicchi enormi trova ormai molto materiale a disposizione.
Radar, app e previsioni a brevissimo termine
Ci sono comunque diverse app meteo oggigiorno a disposizione di tutti quanti voi, ma è anche necessario comprenderne l’utilizzo. Tra le altre cose offrono servizi di previsione soltanto dietro abbonamento, che costa pochissimo, magari 20 euro all’anno, e vi può dare un’idea sommaria dell’evoluzione meteorologica di un certo temporale. Attenzione però: anche l’evoluzione vista dai radar può essere ricavata esclusivamente attraverso una stima, pur trattandosi di proiezioni a 30 o 60 minuti.
Ricordo che un temporale ha una durata di circa 20 minuti. Se all’interno dello stesso sistema se ne genera un altro, allora abbiamo la prosecuzione della situazione temporalesca. Ma il temporale può anche organizzarsi autonomamente rispetto a tutte le masse d’aria circostanti, e persino ruotare su se stesso: in questo caso si formano delle vere e proprie supercelle. Queste supercelle riescono a sollevare il vapore acqueo, che si condensa in nubi a quote superiori ai 10 chilometri di altezza, raggiungendo a volte anche i 12 o 14 chilometri. A quel punto si formano grandinate anche devastanti, esattamente come previsto per questa stagione estiva.
Fulmini in crescita: bastano dieci anni di osservazioni
Le tempeste elettriche sono spesso associate proprio al fatto che c’è un’energia disponibile esagerata. Ecco perché in pianura padana non è una novità che se ne osservino. Di certo la loro frequenza è in crescita, e negli ultimi dieci anni è sufficiente essere un buon osservatore dei fenomeni atmosferici per aver rilevato che, quando transita un temporale, il numero di fulmini è molto superiore rispetto al passato. Cioè: se in passato la frequenza aveva un certo valore, oggi risulta addirittura raddoppiata. Lo si evince anche dai video che circolano in rete, ripresi con uno smartphone.
Ricordo, tra le altre cose, che tutte le riprese da smartphone tendono a sottostimare vari elementi. A seconda del modello, questi dispositivi applicano un’attenuazione del rumore, perché non sono fatti per registrare i suoni esterni bensì la voce umana. Inoltre attenuano determinate frequenze luminose: riprendendo un’area temporalesca si riescono quindi a intercettare esclusivamente le fulminazioni più abbaglianti. In realtà, se siete sul posto, di lampi ne osservate molti di più rispetto a quelli che poi vedrete nei filmati che circolano in rete.
Pensate un po’: alcune tempeste elettriche sono quindi paragonabili, e ben più che a un modo di dire, a dei veri e propri fuochi d’artificio. Ed è quello che è successo anche nella nottata tra sabato e domenica in varie aree della pianura padana. Dico varie perché in questo momento non possiamo circoscrivere le zone, ed è anche il motivo per cui questa non è una cronaca meteorologica. Alcuni di questi temporali sono stati proprio delle tempeste elettriche in miniatura, non associate ad aree molto estese, e hanno prodotto una quantità di lampi incredibile. Bisogna dire che possiamo tranquillamente paragonarli ai maggiori temporali elettrici che si osservano nelle regioni tropicali, tipo quelli della Florida, dell’Africa centrale, del sud-est asiatico oppure del Venezuela, dove in prossimità di un certo lago si verificano ogni notte. Un contesto favorito, alle nostre latitudini, anche dalle notti sempre più calde.
Il lago Maracaibo, la capitale mondiale dei fulmini
Il lago con i temporali più frequenti in Venezuela si chiama Maracaibo, un nome molto comune anche nei locali, tra le altre cose, che ricorda proprio il mondo ispanico tropicale. Qui si realizza una situazione meteorologica incredibile: durante la notte vengono osservate quantità di temporali impressionanti. Secondo i rilevamenti effettuati appositamente, ci sono annate con 150 e persino 300 notti all’anno in cui il cielo è illuminato da migliaia di scariche elettriche. Il fenomeno viene chiamato fulmini del Catatumbo.
Con la fine del caldo estremo si attenuano i temporali
Comunque, per fortuna, la pianura padana non è il lago Maracaibo. Terminate queste fasi di caldo estremo con agosto, le tempeste elettriche si attenuano e si riduce sensibilmente anche il rischio di grandinate devastanti. Ecco, il discorso delle grandinate devastanti ha bisogno di un articolo a sé, anche perché è utile tornare frequentemente sul perché si verificano fenomeni atmosferici così violenti ed estremi.
Credit
- NOAA National Severe Storms Laboratory – Lightning Basics
- NOAA National Severe Storms Laboratory – Thunderstorm Basics
- NOAA National Severe Storms Laboratory – Hail Basics
- NASA Earthdata – The Maracaibo Beacon
- World Wide Lightning Location Network – Characterization of the lightning activity of “Relámpago del Catatumbo”
