Oramai l’Italia e buona parte dell’Europa occidentale sono immerse in una fase meteo assolutamente eccezionale. Si può parlare, a ragione, di qualcosa di storico. Non si tratta della classica fiammata calda limitata alla Spagna – o giù di lì – destinata a esaurirsi rapidamente. Questa volta il caldo si sta espandendo in modo molto più ampio, coinvolgendo la Francia, il Regno Unito, i Paesi Bassi, la Germania e naturalmente anche la nostra Penisola.
C’entra El Niño?
Quando le temperature raggiungono livelli estremi si cerca spesso un responsabile immediato. È capitato spesso negli ultimi anni. Eppure, in maniera del tutto impropria, alcuni siti hanno tirato in ballo El Niño, il fenomeno di riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale. Chiariamo subito questo concetto importante: questa specifica ed eccezionale ondata di caldo non nasce direttamente da El Niño. Non c’entra proprio nulla. Il vero motore è una configurazione meteo particolare: l’espansione verso nord dell’aria subtropicale, favorita dal Riscaldamento Globale e alimentata dalla presenza di una goccia fredda sull’Atlantico. Tutto ciò può verificarsi benissimo con o senza El Niño.
Per capire quanto sia eccezionale questa situazione, i meteorologi non osservano soltanto le temperature al suolo, che possono essere influenzate da città, cemento e caratteristiche del territorio. Un indicatore fondamentale è la temperatura a circa 1.500 metri di quota, il livello atmosferico identificato come 850 hPa. Si tratta di un parametro meteo essenziale per valutare la violenza di un’ondata calda.

Stiamo vivendo un clima eccezionale
Avere delle isoterme di 27-28°C alla quota appena citata è qualcosa di assolutamente inaudito per le nostre latitudini. Come facile intuire, al suolo questo si sta traducendo in temperature molto elevate: in alcune zone italiane abbiamo toccato punte prossime ai 40°C nelle aree pianeggianti della Pianura Padana e del Centro Italia. E purtroppo potrebbe ripetersi nel prossimo weekend. In Spagna i 40°C si registrano quotidianamente, mentre Francia e Inghilterra fanno i conti con record abbattuti come birilli.
Come se non bastasse, uno degli effetti più pesanti sono le cosiddette notti tropicali, cioè quelle in cui la temperatura minima non scende mai sotto i 20°C. In alcune grandi città, a causa dell’umidità e del calore accumulato da edifici e strade, si potrebbero verificare addirittura notti “super-tropicali”, con minime superiori ai 25°C. E questo non capita solo nelle zone dove il caldo è più estremo, cioè al nord. Sta avvenendo anche al Meridione, che si trova un po’ più ai margini di questa bolla rovente.

Blocco atmosferico
Ne abbiamo già parlato in più occasioni: una configurazione meteo come questa crea una sorta di blocco, per cui le perturbazioni oceaniche vengono deviate e l’Europa rimane intrappolata sotto una cupola di alta pressione e caldo persistente. Ma perché allora molti parlano di El Niño? Il motivo è che questo fenomeno aumenta la temperatura media globale e modifica gli equilibri climatici, rendendo più probabili alcune anomalie. Attenzione, però: non ha alcun legame diretto con quello che accade in estate.
Il clima e il meteo operano su scale diverse: El Niño influenza le probabilità globali nel lungo periodo, mentre il caldo che stiamo vivendo ora dipende soprattutto dalla configurazione atmosferica presente sull’Europa. Non facciamo dunque conclusioni affrettate. Da un lato abbiamo una fase meteo assolutamente eccezionale, frutto dei Cambiamenti Climatici. Dall’altra abbiamo una teleconnessione globale che potrebbe dare i suoi frutti in Europa – solo in maniera limitata – nell’autunno e nella prima parte dell’inverno.

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Credit:
- Copernicus Climate Change Service / ECMWF – Maggio 2026: secondo maggio più caldo della storia
- Copernicus / ECMWF – Monitoraggio ondata di calore europea
- WMO / Commissione Europea – L’Europa si riscalda più velocemente del resto del mondo
