
(METEOGIORNALE.IT) L’Europa occidentale potrebbe vivere uno degli eventi meteo più eccezionali degli ultimi anni. No, non stiamo scherzando, né enfatizzando il fenomeno. Le previsioni sia di ECMWF sia del GFS sono chiare e indicano temperature praticamente estreme in numerose aree della Spagna, della Francia, addirittura del Regno Unito e, in parte, anche dell’Italia. In alcune zone della Penisola Iberica e del sud della Francia si potranno raggiungere o addirittura superare i 35-38°C, valori estremamente elevati per la fine della primavera. Ma anche le regioni settentrionali non saranno esenti da valori superiori ai 30°C.
Che cosa sta succedendo
Prima di tutto, parliamo del pattern meteo. Sul vicino Atlantico, al largo del Portogallo, si è isolata una depressione – molto piccola ma in posizione anomala – che agisce come una sorta di motore, capace di richiamare masse d’aria molto calde verso il continente europeo.
Questo meccanismo convoglia aria subtropicale verso Francia, Spagna e parte dell’Europa centrale ed è alla base delle ondate di calore più violente e severe delle recenti estati. Oltretutto, sull’Europa occidentale si sta consolidando un robusto promontorio anticiclonico di matrice subtropicale: un mix di fattori che renderanno i prossimi giorni eccezionali dal punto di vista termico.
Cupola di calore
Potremmo davvero definirla così, anche perché il suo nome scientifico è “heat dome”. Si tratta di un fenomeno meteo sempre più citato negli ultimi anni – da esperti e riviste del settore – in occasione delle grandi ondate di caldo. Ma cosa significa? Proviamo a spiegarlo in maniera semplice e comprensibile. Quando un anticiclone diventa particolarmente intenso e persistente, tende a intrappolare l’aria nei bassi strati dell’atmosfera. Questo può valere sempre, ma diventa piuttosto rischioso nel periodo caldo.
L’aria, scendendo verso il basso attraverso un movimento chiamato subsidenza, viene compressa e si riscalda ulteriormente. Questo processo fa impennare le temperature al suolo, in particolare in quelle zone dove non c’è una grande disponibilità di acqua nei suoli – magari per siccità o scarsità idrica – e pertanto i valori termici aumentano in maniera sconsiderata.
Come se non bastasse, la situazione viene ulteriormente amplificata dalla presenza di cieli sereni. L’elevato soleggiamento tipico di fine maggio permette infatti al terreno di assorbire grandi quantità di energia durante il giorno. In mancanza di piogge o ricambio d’aria – anche perché di perturbazioni non se ne vede nemmeno l’ombra – il calore tende ad accumularsi giorno dopo giorno, facendo salire ulteriormente le temperature.
È proprio questa combinazione di stabilità atmosferica, compressione dell’aria e irraggiamento solare a rendere possibile il cosiddetto Dome: un mix di fattori che può diventare pericoloso per la salute umana, soprattutto quando si verifica nei mesi più caldi e dura parecchi giorni.

C’è un’altra questione da approfondire
Se fino a questo punto il quadro comincia già a farsi fosco, le cose peggiorano analizzando un ulteriore aspetto. Non è più necessario che arrivi un anticiclone africano di stampo sahariano per raggiungere certe temperature. Sia nell’ondata di calore del giugno 2025, sia nel caso che stiamo per vivere, l’origine delle temperature anomale è legata all’Atlantico subtropicale – quindi a una massa d’aria addirittura oceanica, non continentale.
Capite che si tratta di segnali decisamente allarmanti? Questo dimostra, oramai in maniera inequivocabile, come il caldo estremo non dipenda esclusivamente dalla provenienza africana delle masse d’aria, ma bastino alcuni fattori sfavorevoli per amplificare a dismisura il fenomeno.
Approfondiamo la questione. Più un anticiclone rimane fermo sulla stessa area, più il calore riesce ad accumularsi, giorno dopo giorno. Anche le condizioni del terreno giocano un ruolo importante: suoli secchi e vegetazione stressata dall’assenza di piogge favoriscono un ulteriore aumento delle temperature.
Questo perché una minore quantità di energia viene utilizzata per l’evaporazione dell’acqua, e una quota maggiore si trasforma direttamente in calore. Ecco il motivo per cui una primavera più piovosa sull’Europa occidentale avrebbe limitato, almeno in parte, questa impressionante impennata termica.

L’altro aspetto da considerare
Ultimo, ma non per importanza, il quadro termico di partenza. Oggi l’Europa registra temperature medie sensibilmente più elevate rispetto a qualche decennio fa ed è uno degli hotspot climatici mondiali. Questo significa che configurazioni atmosferiche anche non eccezionali riescono più facilmente a produrre valori estremi.
Un banale aumento della pressione in quota dovuto a un anticiclone può portare a effetti ben diversi rispetto al passato. Lo si può osservare anche in inverno: ricordate il gennaio scorso, che ha comunque fatto molto freddo in Europa? Ebbene, nonostante condizioni che fino agli anni Novanta avrebbero portato badilate di neve anche in pianura, la neve si è vista pochissimo. Le configurazioni sarebbero state perfette, ma temperature più alte rispetto a un tempo hanno letteralmente vanificato tutto.
Le conseguenze possono essere drammatiche
Cominciamo dalle nostre città, che sappiamo essere particolarmente vulnerabili a causa dell’effetto “isola di calore urbana”, il quale porta le aree densamente costruite a trattenere il calore soprattutto nelle ore notturne. In molte località le temperature minime potrebbero rimanere molto elevate anche di notte, con valori anche di 21-23°C nel cuore della notte – visto che le nottate sono ormai molto corte e la dispersione del calore risulterà piuttosto scarsa.
Ma non è tutto. Anche l’agricoltura potrebbe risentire di questa fase anomala. Temperature così elevate a maggio accelerano l’evaporazione dell’acqua dai terreni e aumentano lo stress idrico delle colture, soprattutto in assenza di adeguate scorte idriche. Inoltre, il forte anticipo del caldo estivo potrebbe condizionare in maniera pesante il ciclo vegetativo di molte piante, facendone diminuire la resa o esponendole a batteri e patogeni.
Un segnale che non possiamo ignorare
L’ondata di caldo prevista sull’Europa occidentale non rappresenta solo un episodio climatico fuori stagione, ma un ulteriore segnale dello stravolgimento del clima in atto. Un fenomeno che sta modificando la frequenza, l’intensità e la percezione degli eventi meteo estremi, rendendo sempre più sottile il confine tra eccezionalità e normalità. Anche pattern meteorologici che un tempo avrebbero prodotto un caldo moderato, oggi lo danno molto più estremo.
Credit: (METEOGIORNALE.IT)
