ECMWF contro GFS: chi ha ragione?
(METEOGIORNALE.IT) Proviamo ad addentrarci tra i due modelli matematici principali: il modello europeo ECMWF e quello americano GFS. Tra i due esistono fortissime discrepanze, soprattutto per quanto riguarda l’area del Mediterraneo centrale. Mentre l’ECMWF prospetta l’avvento di una fase addirittura estiva dopo il 18-20 maggio, il GFS insiste sul fatto che potrebbero verificarsi intrusioni di aria fresca dal nord, addirittura dall’Atlantico settentrionale, con precipitazioni temporalesche che avrebbero conseguenze non solo sul Nord Italia, ma anche sul resto della nostra penisola. Una discrepanza tutt’altro che trascurabile: chi avrà ragione tra i due modelli che possiamo definire tra i più affidabili?
Sappiamo bene che le previsioni a lungo termine sono soggette ad ampie variazioni. Ho proposto un’analisi molto dettagliata del modello europeo perché qui in Europa si usa fare un’analisi approfondita con l’ausilio di questo strumento, però non voglio mai trascurare quanto quello americano ci offre a supporto, per dare – come dire – maggior validità alla previsione. Sul lungo termine, a volte, il GFS è più affidabile dell’ECMWF, e non lo nascondo, mentre quest’ultimo pecca talvolta di errori più marcati. Molti non saranno d’accordo con questa affermazione, ma è la mia impressione nell’osservazione quotidiana dei modelli, soprattutto guardando i dettagli del lungo termine.
Una primavera senza piogge al Nord Italia
In tutta franchezza, il rischio che si affermi un’estate precoce è per me abbastanza credibile, in quanto abbiamo assistito a una linea di tendenza – un vero e proprio pattern – di una meteorologia troppo più calda rispetto alla media. Abbiamo visto l’avvento della stagione primaverile addirittura a metà febbraio, quando sembrava imminente un’intrusione di aria artica, se non siberiana, verso l’Italia. E quella volta – parlo proprio di febbraio – c’erano davvero tutte le condizioni: mari gelati perfino sulle coste di Germania e Polonia, fiumi ghiacciati e un freddo che voleva insinuarsi ben più a sud.
Tuttavia, quel freddo non riusciva a scivolare verso il Mediterraneo a causa di un fiume atmosferico che dal Mar dei Caraibi si espandeva verso la Penisola Iberica, investendo poi – seppur marginalmente, ma con piogge molto abbondanti – l’Italia centrale e meridionale, la Sardegna e la Sicilia, portando le precipitazioni più abbondanti dell’anno, quelle che hanno parzialmente recuperato il deficit idrico dei mesi precedenti. In Spagna e Portogallo, invece, si registrarono vere e proprie alluvioni.
Finito questo flusso proveniente dai Caraibi, emerse un’alta pressione sulla Penisola Iberica e nessuno immaginava – perché nessuno dei due modelli lo indicava – che si sarebbe assistito all’espansione esplosiva dell’anticiclone africano verso l’Europa, poi divenuto europeo, consolidandosi e creando una condizione atmosferica in cui l’aria dei bassi strati viene compressa e si surriscalda. Da qui un’impennata di temperature sensibilmente superiori alla media e l’inizio del disgelo nel centro-nord Europa.
Poi è arrivato il periodo della vera e propria primavera meteorologica, quella che comincia a marzo. E poi è giunto aprile, mesi che avrebbero dovuto portare le grandi piogge soprattutto sulle regioni settentrionali italiane e tanta neve sulle Alpi – specie in alta quota, nelle aree dei ghiacciai perenni – creando quel cuscinetto protettivo almeno per una parte dell’estate dal sole cocente. Sostanzialmente, tutto questo non è avvenuto: le piogge primaverili al Nord Italia sono rimaste sotto la media nei mesi di marzo e aprile, mentre in maggio si sta tentando di recuperare, come peraltro previsto dai modelli stagionali – quelli che forniscono proiezioni fino a 46 giorni. Eppure lo stesso modello ci dice che verso la fine di maggio le grandi piogge dovrebbero finire, o perlomeno prendere una pausa.
Il rischio di un’estate in anticipo
Allo stesso tempo, i modelli stagionali indicano che a giugno inizieremo ad avere temperature decisamente superiori alla media, con un forte riscaldamento che si dovrebbe consolidare a luglio e ad agosto. Lì sarebbero guai grossi: quel caldo ostinato che non si limita a dar fastidio, ma crea un disagio reale e prolungato. Tornando però a questa previsione di un’estate che dovrebbe cominciare già a maggio, devo confessare una certa preoccupazione: dopo la primavera precoce, un’estate altrettanto anticipata sarebbe piuttosto pericolosa per la vegetazione e per l’agricoltura, dato che mancano le piogge, soprattutto nella zona tradizionalmente più piovosa d’Italia.
Si potrebbero verificare forti contrasti termici, perché non mancherà l’aria fredda che si infilerà dal nord attraverso le valli alpine, sconfinando poi in Pianura Padana e generando temporali con grandine. Le grandinate si stanno verificando ormai quasi ogni giorno: ogni passata temporalesca porta chicchi di medie dimensioni, e man mano che andremo avanti con la stagione, la grandine cadrà con chicchi sempre più grossi. Saranno guai seri. Il punto fondamentale è questo: potremmo anche avere quest’estate precoce, ma non è detto che duri.
L’imprevedibilità “dell’imprevvisto meteorologico”
È capitato ad esempio nel 2014 – non sono trascorsi poi così tanti anni, una dozzina – che ci fu un’impennata di calore nella prima parte di giugno: esattamente nella prima settimana, con temperature molto alte, salite ben oltre 35°C in Pianura Padana, 38°C e anche 40°C in varie località del centro e del sud Italia, nelle zone interne. Fece davvero molto caldo all’improvviso. Poi, però, cominciò a cambiare il tempo al Nord Italia, e questo grande cambiamento si manifestò verso la fine del mese, quando arrivarono abbondanti precipitazioni. Da quel momento il Nord Italia non vide più la tradizionale stagione estiva: correnti instabili, temporali praticamente quotidiani, piogge, cielo scuro. Eppure tutto questo non era prevedibile, nonostante le proiezioni stagionali indicassero un andamento caldo.
Ecco il punto: potrebbero inseguirsi situazioni atmosferiche con veloci passaggi perturbati sulle regioni settentrionali, del tutto invisibili ai modelli stagionali, così come fu invisibile il caldo record che avvenne tra la fine di luglio e la prima decade di agosto del 2017.

Il caldo record del 2017, troppo presto dimenticato
In quell’anno ci fu un’ondata di calore imponente in Italia, tra le peggiori degli ultimi anni. A volte dimentichiamo questi fenomeni, ma i numeri parlano chiaro: si toccarono i 40°C sulle regioni settentrionali – cosa che ormai si raggiunge quasi ogni anno – e 45°C in Sardegna, con valori oltre i 40°C al centro Italia e, ovviamente, al sud e in Sicilia. Quel caldo viene poco citato a livello europeo perché colpì soprattutto l’Italia. Situazioni così localizzate non sono visibili nei modelli stagionali.
Ci dobbiamo fidare dei modelli matematici stagionali?
Cosa voglio dire con tutto questo? Che nonostante i modelli stagionali ci dicano che farà molto caldo e che ci sarà una carenza di precipitazioni soprattutto tra luglio e agosto sul Nord Italia – con la siccità tradizionale nel resto del paese – ci saranno sempre finestre di tempo fuori dalla norma, del tutto invisibili in quelle proiezioni. Non abbiamo ancora la possibilità di conoscere cosa sarà davvero la stagione estiva su scala locale: in una visione d’insieme sì, ma nel dettaglio no. Nel caso del 2014, ad esempio, si ebbe un’estate con temperature un po’ sotto la media al Nord Italia e precipitazioni molto abbondanti, praticamente ogni giorno, mentre nel resto d’Italia si registrò una vampata di calore nel culmine dell’estate. Fu una stagione in tono minore per il Nord, addirittura nefasta per la regione alpina, dove il clima perturbato disturbò anche il turismo.
Queste situazioni sono difficili da prevedere. Andando indietro nel tempo, abbiamo avuto stagioni estive iniziate precocemente e poi interrotte bruscamente dopo la metà di giugno: fenomeni spesso locali, o a scala europea, in un’epoca in cui i modelli stagionali erano meno affidabili di oggi. Oggi sono migliorati, ma rimangono proiezioni di scarsa affidabilità: non ci danno previsioni puntuali, bensì linee di tendenza che possono variare considerevolmente rispetto al tempo locale reale.
Proiettiamoci quindi verso un’estate soleggiata e calda, ma con la consapevolezza che tutto potrebbe ancora cambiare. Le previsioni meteo fino a cinque giorni, a una settimana o a quindici giorni, sono utilissime per capire le linee di tendenza e le eventuali debolezze del modello. In questo caso, ad esempio, l’ECMWF prevede un’estate precoce già a maggio, ma il modello americano GFS non concorda. Forse cambierà, ma la situazione attuale è questa. Per fortuna, chi si occupa di meteorologia a livello giornalistico – rigorosamente scientifico, perché ci si affida ai modelli matematici – ha la possibilità di confrontare i vari prodotti disponibili: il modello europeo e quello americano, ovvero i top della previsione meteorologica mondiale.
Credit (METEOGIORNALE.IT)

