
(METEOGIORNALE.IT) C’è un dato che, da solo, spiega tutto il resto. Dagli anni Ottanta, l’Europa si scalda al doppio della velocità della media globale. Nessun altro continente, nemmeno l’Asia o l’Africa, regge questo passo. Ed è proprio il Vecchio Continente, paradossalmente, a doverne pagare prima il conto.
Il rapporto European State of the Climate 2025, pubblicato dal Copernicus Climate Change Service insieme alla World Meteorological Organization, fotografa un anno che lascia poco spazio al dibattito. Il 2025, a livello planetario, si chiude come il terzo più caldo mai registrato. Per la regione WMO RA VI, che comprende l’Europa in senso allargato, è invece il primato assoluto: mai così bollente. E qui, insomma, viene il bello, perché in mezzo ai numeri si nascondono storie di campi bruciati, mari ribollenti, ghiacciai che si sciolgono come zollette in un caffè caldo. Un quadro che, come evidenziato anche di recente, conferma una primavera ormai irriconoscibile rispetto a quella di trent’anni fa.
Un continente che corre verso un nuovo equilibrio
Quasi l’intero territorio europeo, tra il 95% e il 99,99% a seconda del dataset utilizzato, ha registrato temperature annuali superiori alla media. Restano fuori soltanto piccolissime aree, qualche fazzoletto in Italia, Croazia e Polonia, dove i valori si sono mantenuti vicini alla norma o leggermente sotto, con scarti fino a 0,2°C. Briciole, in pratica.
Dove invece si è fatto sul serio? Nelle aree della Russia occidentale e in Groenlandia. Nella prima, le anomalie hanno toccato 2,5°C, con punte locali di 3°C. Nella seconda, addirittura 5°C oltre la media. Cifre che, lette così, sembrano astratte. Provate a immaginarle nei termini di una giornata invernale: di colpo, non fa più freddo come prima. E non è una sensazione.
Il Regno Unito, la Norvegia e l’Islanda hanno chiuso il loro anno più caldo di sempre. Irlanda, Svezia e Finlandia si sono fermate al secondo posto. Il livello di Riscaldamento Globale, oggi, viaggia attorno a 1,4°C sopra l’epoca pre-industriale. Se la rotta non cambia, il limite di 1,5°C fissato dall’Accordo di Parigi verrà sfondato entro la fine del decennio. Più di dieci anni in anticipo rispetto alle previsioni di quando l’accordo fu firmato. Diciamolo, una sconfitta annunciata.
Le ondate di calore, due record da brividi
L’estate del 2025 verrà ricordata a lungo. Luglio ha portato all’Europa la seconda ondata di calore più severa mai documentata: 25 giorni filati, dal 7 al 31 luglio, con una porzione enorme del continente sotto la cappa. Agosto non è stato da meno, classificandosi al ventiduesimo posto nella graduatoria storica. E pensare che, in mezzo, c’è stato anche Giugno, mese tutt’altro che innocuo, di cui si era già parlato a bilancio dell’estate appena conclusa.
In Giugno, due ondate hanno investito la fascia occidentale e meridionale. Tra il 17 Giugno e il 2 Luglio, la temperatura media in Spagna, Portogallo, Francia e nel sud del Regno Unito ha toccato il valore più alto mai registrato per quel periodo dell’anno. Una buona parte della miscela esplosiva, va detto, è arrivata dal Mar Mediterraneo: temperature superficiali del mare alle stelle, capaci di alimentare le masse d’aria calda come una caldaia accesa sotto l’atmosfera. Frecce di calore, da sud verso nord, instancabili.
L’onda è arrivata anche al centro-nord, lambendo il nord Italia, la Svizzera, la Slovenia e la Repubblica Ceca. La Slovenia ha stabilito un nuovo record nazionale di Giugno: 38,4°C. In Turchia, primato storico assoluto, 50,5°C a Silopi il 25 Luglio. Cinquanta gradi in un Paese mediorientale non sono fantascienza: sono cronaca. A Cipro si è arrivati a 44,7°C, mentre in Grecia circa l’85% della popolazione ha vissuto temperature vicine o superiori ai 40°C, con un picco di 44°C. Un copione che, come hanno raccontato vari osservatori, faceva temere già a inizio stagione un’estate da incubo.
Poi c’è il caso che, francamente, ha sorpreso anche gli scienziati. La Fennoscandia sub-artica, ovvero la fascia settentrionale di Svezia, Norvegia e Finlandia, ha vissuto la sua ondata di caldo più lunga e severa di sempre. 21 giorni, dal 12 Luglio al 1 Agosto, con il termometro che ha sfiorato i 30°C dentro e attorno al Circolo Polare Artico. A Frosta, in Norvegia, picco di 34,9°C. Una zona dove, in un anno medio, ci si aspetta al massimo due giorni di stress termico forte. Quest’anno ne ha contati quasi quattordici.
Mari roventi e ghiacciai in ritirata
La temperatura superficiale dei mari europei ha raggiunto il record assoluto per il quarto anno di fila: 10,94°C, ben 0,65°C sopra la media. Per il Mar Mediterraneo, valore di 21,35°C, il secondo più alto mai osservato dopo il 2024. Nel solo Mediterraneo, le anomalie hanno toccato il 98% della superficie. C’è poco da girarci attorno: qui parliamo di un mare che non somiglia più a quello che, da bambini, guardavamo dalla spiaggia ad Agosto.
Le ondate di calore marine? Nel 2025, un record dell’86% del bacino oceanico europeo – escluse le aree coperte dai ghiacci – ha vissuto almeno una giornata in condizioni “forti”. Per le condizioni “severe” o “estreme”, la quota è stata del 36%. Anche questo, primato. L’area più calda del Mediterraneo è stata localizzata fra il sud-est della Spagna e l’Algeria, fra fine Giugno e inizio Luglio.
I ghiacciai, intanto, continuano la loro lenta resa. Tutte le regioni glaciali europee hanno chiuso il 2025 con un bilancio negativo. Globalmente, dal 1975, si sono persi circa 9.580 gigatonnellate di ghiaccio: 26,4 millimetri equivalenti di innalzamento del livello del mare. La Calotta Glaciale della Groenlandia ha perso 139 gigatonnellate nell’anno idrologico, ventinovesimo anno consecutivo di bilancio negativo. La copertura nevosa di fine stagione si è piazzata al terzo posto nella classifica dei minimi storici. Un trend che, come abbiamo già visto in passato, procede con ritmi che gli stessi glaciologi faticano a metabolizzare.
Acqua, fuoco
Il 2025 si colloca tra i tre anni più aridi dal 1992 per umidità del suolo. La portata media dei fiumi è risultata sotto la norma nel 70% dei corsi d’acqua. Eppure, paradosso non da poco, le inondazioni hanno colpito un’area inferiore rispetto agli anni recenti come 2021, 2023 e 2024. Non per questo sono mancate le tragedie: la Tempesta Éowyn in Gennaio, la più potente sul Regno Unito in oltre un decennio, e la Tempesta Claudia in Novembre, con alluvioni in Portogallo, Spagna, Irlanda e Regno Unito, e tornado segnalati persino in Portogallo e Francia. Almeno 21 vite perse e 14.500 persone coinvolte da tempeste e alluvioni in tutto il continente.
E gli incendi? Hanno spazzato il sud-ovest. Spagna, Portogallo e Francia meridionale hanno bruciato a Luglio e Agosto. Solo nel nord-ovest Spagna e nel nord Portogallo, in una sola settimana di Agosto, sono state emesse le più alte quantità annuali di fumo da incendio degli ultimi 23 anni. Cipro ha patito il rogo più distruttivo della sua storia. Almeno 500 persone coinvolte, tre vittime accertate, ma le stime, ammettono gli stessi compilatori del rapporto, sono prudenti.
Una nota che, in mezzo a tanto allarme, suona quasi come un controcanto: le rinnovabili hanno coperto il 46,4% dell’elettricità europea, con il solare al 12,5%, nuovo primato. Quattordici Paesi su ventisette nell’Unione Europea hanno generato più elettricità da vento e sole che dai combustibili fossili. Il vento ha contribuito per il 18%, l’idroelettrico per il 15,9%. La transizione, insomma, non è ferma. Però il dilemma resta tutto sul tavolo: si fa abbastanza, e si fa abbastanza in fretta?
Il prossimo capitolo si gioca adesso
L’Europa che esce dal 2025, vista attraverso le mappe satellitari di ERA5 e i 45 dataset analizzati da circa 100 scienziati, è un continente che cambia volto stagione dopo stagione. La biodiversità, tema centrale del rapporto di quest’anno, dipende ormai da quanto il clima si stabilizzerà. La Strategia Europea per la Biodiversità 2030, a fine 2025, ha visto attuata o completata circa la metà delle azioni raccomandate, mentre molte altre sono in corso. E le proiezioni per la stagione che verrà, come segnalato da analisi recenti, non lasciano molto spazio all’ottimismo. Per i decisori politici, niente più scuse. Per i cittadini, qualche domanda da farsi, magari davanti a un mare che, in Giugno, sembra già Agosto.
