
(METEOGIORNALE.IT) Non solo caldo estremo in pianura o al mare, ma pure in quota. Queste fasi meteo roventi sono un disastro per le masse glaciali. Sulle Alpi occidentali, in questi giorni, si registrano quote dello zero termico estremamente elevate, comprese tra 4400 e 4600 metri.
Un tempo questi livelli venivano associati a eccezionali ondate di calore, eventi rari che occupavano le cronache estive. Ora, invece, questa condizione sta diventando abituale, al punto da ridefinire il volto stesso della stagione calda in alta montagna. Insomma, se non ci sono 30 gradi a 1000 metri non è Estate, direbbero molti…
Niente gelo notturno
Se non capite di cosa stiamo parlando, ecco una spiegazione. Lo zero termico è la soglia altimetrica oltre la quale l’aria scende sotto lo zero. Di norma dovrebbe stare sui 3500-3700 metri. Ma quando raggiunge quote così elevate, l’implicazione è chiara: il ghiaccio e la neve continuano a sciogliersi anche nelle ore notturne. Anche le cime oltre i 4000 metri stanno sperimentando temperature sopra lo zero persino durante la notte. Cioè vuol dire che nemmeno nelle ore più fredde il manto nevoso gela…
Senza la rigenerazione notturna, le superfici glaciali rimangono esposte costantemente all’azione del calore atmosferico e alla radiazione solare, provocando una fusione ininterrotta. Questo fenomeno, che fino a qualche anno fa si verificava solo per brevi periodi in piena Estate, adesso si presenta con maggiore frequenza e durata.
I ghiacciai cedono: mancano accumulo e difese naturali
La reazione più diretta a questa situazione è una fusione accelerata delle masse glaciali, che non riescono più a rinnovarsi nemmeno ad alta quota. La neve accumulata nel corso dell’Inverno fonde molto rapidamente. Inoltre, non riesce neppure a trasformarsi in ghiaccio compatto, un processo necessario per alimentare il corpo glaciale in modo duraturo.
Il risultato è una perdita costante del ghiaccio più antico, la parte viva e più preziosa dei ghiacciai, quella che si è formata nel corso di secoli e che oggi rischia di scomparire irreversibilmente. Se le condizioni meteo climatiche non subiranno un’inversione significativa nei prossimi anni, le future nevicate non basteranno a ricostituire il volume perduto. Ma sappiamo già che, a questo ritmo, i ghiacciai altro non sono che malati terminali…
I ghiacciai lanciano un segnale terribile
Le quote eccezionali dello zero termico sono un allarme inequivocabile che non dobbiamo ignorare. I ghiacciai, da sempre sentinelle mute del cambiamento climatico, ora parlano con una chiarezza disarmante. Il riscaldamento globale non è più un concetto teorico, ma una realtà tangibile, osservabile e quantificabile.
Chi ama l’ambiente montano, chi pratica lo sci o frequenta l’alta quota per lavoro o passione, non può restare indifferente e di sicuro si è accorto, a maggior ragione se ha una certa età, del radicale cambiamento. la crisi meteo climatica è davvero sotto gli occhi di tutti, in moltissimi ambiti. (METEOGIORNALE.IT)
