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Alluvioni lampo: il NOAA le prevede, ma ci sono ostacoli

Andrea Meloni di Andrea Meloni
21 Mag 2026 - 13:10
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Cambiamento climatico
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Alluvioni lampo: il NOAA è pronto.

(METEOGIORNALE.IT) Il 12 aprile 2023 doveva essere una giornata ordinaria, fatta di riunioni, scadenze e di una corsa verso l’aeroporto. Jennifer Jurado, responsabile della resilienza per la contea di Broward in Florida, ricorda perfettamente come tutto sia cambiato in poche ore. Una pioggia, all’inizio, sembrava la solita. Poi è diventata qualcosa d’altro. Insomma, una specie di muro d’acqua che non smetteva di scendere.

Quel giorno il cielo ha rovesciato sull’area metropolitana di Miami quasi 660 millimetri di pioggia in 24 ore. Un valore enorme, da evento straordinario come intensità per questa città. Le strade della città sono divenute ben presto delle trappole d’acqua. Strade indistinguibili dai canali, e in Broward County di canali ce ne sono qualcosa come 2500 metri. Una rete pensata per gestire l’acqua, non per essere sommersa.

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Quando la pianura diventa una trappola

C’è un dettaglio che rende il caso di Fort Lauderdale particolarmente istruttivo per chi vive in Italia. Miami e dintorni sono una pianura quasi assoluta, quote rasenti il livello del mare, drenaggio affidato a canali e pompe. Quando la pioggia supera certi limiti, il sistema non regge. E così l’acqua resta lì, ferma, in attesa.

Diciamolo: anche da noi esistono territori simili, perlomeno per esposizione. Pensiamo alle pianure litoranee, alcune aree della Valle Padana, le pianure italiane (tante direi).

Ma va peggio, per intensità di pioggia, in alcune regioni: la Liguria, dove gli abitati si schiacciano tra mare e Appennino, oppure ad ampie zone della Sicilia sud-orientale e della Sardegna orientale e parte di quella sud, dove ogni autunno le correnti umide caricate dal mare scaricano quantitativi che farebbero impallidire molti tropici.

Non è fantasia, è cronaca, ci sono i numeri.

 

L’alluvione in Sardegna del 1951. Ma anche in Calabria fu drammatico

L’alluvione che colpì la Sardegna tra il 14 e il 19 ottobre 1951 è uno degli eventi pluviometrici più estremi della storia italiana. La stazione di Sicca d’Erba (Arzana, nell’Alto Flumendosa) registrò 1536 mm.

Ma ancora

  • Sicca d’Erba (Arzana): 1536 mm totali, di cui 1014 mm in 2 giorni.
  • Flumendosa I salto: 1014 mm totali, di cui 800 mm in 2 giorni.
  • Genna Crexia: 833 mm totali in 2 giorni.
  • Arzana (centro): 795 mm totali in 2 giorni.
  • Bau Mela (Lago Alto Flumendosa): 681 mm totali in 2 giorni.

Questi accumuli straordinari, che in alcune zone montane superarono in pochi giorni le precipitazioni dell’intero anno, ma per stime, anche quelli registrati dall’allora meno diffusa rete pluviometrica, causarono una devastazione immane con la distruzione dei centri abitati di Gairo e Osini in Sardegna.

 

L’alluvione dell’ottobre 1951 in Calabria ha fatto registrare record pluviometrici storici assoluti: a Santa Cristina d’Aspromonte caddero dal 14 al 19 ottobre 1951 circa 1.770 mm di pioggia in appena quattro giorni. Questo eccezionale quantitativo superò in una sola settimana il doppio delle precipitazioni medie annuali dell’intera zona. E parrebbe essere il record italiano di pioggia in

 

Genova Bolzaneto, il primato nelle 24 ore di pioggia resiste

Per capire fino a che punto possiamo arrivare, basta tirare fuori un dato. Tra il 7 e l’8 ottobre 1970, nel quartiere di Bolzaneto, in Val Polcevera, alla periferia di Genova, una stazione meteorologica registrò 948,4 millimetri in 24 ore. Mille millimetri in un giorno, ovvero quanto cade in un anno intero in molte città del Centro Italia. Il primato italiano ed europeo per le precipitazioni giornaliere è ancora lì, intatto, dopo oltre cinquant’anni. Valori simili furono raggiunti anche a Valleregia, nello stesso evento. Roba che fa rabbrividire se si pensa.

Si potrebbe pensare a un’anomalia irripetibile, un capitolo da archivio storico. Eppure il 2021 ci ha ricordato che il Levante ligure non scherza nemmeno oggi. Tra il 4 e il 5 ottobre 2021 la stazione di Rossiglione, sempre in provincia di Genova, ha messo a referto 883,8 millimetri in 24 ore. Terzo valore italiano di sempre. Nello stesso evento è stato stabilito il primato nazionale sulle 12 ore con 740,6 millimetri, una cifra che a leggerla quasi non sembra reale.

 

Cosa cerca la NOAA dietro i nubifragi da prevedere

Tornando oltreoceano, dopo l’esperienza di Jurado la NOAA ha alzato l’asticella. L’agenzia federale americana ha lanciato la Precipitation Prediction Grand Challenge, un programma che mira a migliorare le previsioni di pioggia su tutte le scale temporali, dalle ore ai decenni. Obiettivo ambizioso, ma necessario. Perché eventi come quello di Fort Lauderdale si formano in poche ore, frutto di un cocktail complicatissimo di umidità, temperatura e venti.

Ben Kirtman, climatologo dell’Università di Miami, lavora proprio su questo. Il suo team ha individuato, grazie al machine learning, alcuni segnali di prevedibilità nei pattern di circolazione di larga scala e nelle anomalie termiche della superficie atlantica, in particolare nella variabilità della Corrente del Golfo. In parole povere, c’è qualcosa, nella danza tra oceano e atmosfera, che potrebbe permettere di anticipare i nubifragi più violenti. La strada è lunga, ma promettente.

Tuttavia, questi studi al momento se correlati al cambiamento climatico, sono stati completamente bloccati dal Governo federale, in quanto la nuova politica, sostiene infondata la scienza che sostiene il clima che cambia.

 

Riscaldamento globale, la fisica non perdona

In effetti, la spiegazione di fondo è semplice e impietosa. Per ogni grado di temperatura in più, l’atmosfera può trattenere circa il 7% di vapore acqueo aggiuntivo. È la legge di Clausius-Clapeyron, nota da quasi due secoli, e oggi si manifesta con una concretezza che spiazza. Negli Stati Uniti il National Climate Assessment parla di un aumento del 37% nelle precipitazioni più intense al sud-est e di un balzo del 60% nel nord-est tra il 1958 e il 2021. Numeri che, raccontati così, sembrano statistica fredda. Nel mondo reale, però, sono case allagate, automobili portate via, vite spezzate.

Il Mediterraneo non sta a guardare. Secondo l’atlante climatico di Copernicus, il nostro mare si è scaldato di circa 0,4°C medio per decennio tra il 1990 e il 2020. E un mare più caldo, c’è poco da fare, alimenta sistemi temporaleschi più carichi d’acqua, capaci di scaricare in poche ore quantitativi mensili.

 

Liguria, Sicilia, Sardegna: tre fronti aperti

Resta il punto chiave per chi legge da Roma, Milano, Palermo o Cagliari. Le condizioni che hanno generato il diluvio di Fort Lauderdale non sono esclusiva americana. La Liguria, con il suo Appennino a ridosso del mare, soffre quello che gli specialisti chiamano effetto di stau: le correnti umide salgono lungo i pendii, condensano e scaricano. La Sicilia orientale, con l’Etna e i Peloritani affacciati sullo Ionio, e la Sardegna orientale, esposta ai venti levantini, condividono una dinamica analoga. Quando la macchina si avvia, le quantità che cadono al suolo possono rivaleggiare con quelle dei tropici.

In effetti il Nord Italia sta sperimentando una crescita preoccupante di grandinate giganti, supercelle e temporali violenti, alimentati proprio da un mare che cede energia all’aria con una generosità che fino a vent’anni fa non si era mai vista. E poi c’è la questione della prevedibilità. La NOAA lo dice con chiarezza, anche se non ha la sfera di cristallo: investire prima è più efficace e meno costoso che riparare dopo.

 

Il cambiamento climatico è un fatto reale

La domanda che dovremmo farci è semplice. Siamo pronti al cambiamento climatico in Italia? L’Emilia Romagna è un esempio noto a tutti dalle cronache, dove eventi alluvionali con tempi di ritorno centenari si sono avuti ben tre volte in pochi mesi. (METEOGIORNALE.IT)

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Andrea Meloni

Andrea Meloni

Sono fondatore, editore e responsabile di numerosi portali meteorologici, italiani e internazionali. Oltre che ti siti web di marketing e visibilità, blog personali di nicchia. La mia avventura nel mondo digitale è iniziata nel 1995, quando pubblicai i primi articoli meteorologici in lingua italiana sui portali dell’epoca. Per questo motivo sono stato definito tra i veterani del web. Dopo aver sfiorato l’ingresso all’Accademia Aeronautica, ho intrapreso un percorso formativo alternativo che mi ha permesso di costruire una solida competenza nel campo della meteorologia. Dal 2000 mi occupo di sviluppo di previsioni meteo, progettazione di servizi dedicati alla meteorologia e marketing. La mia formazione precedente mi ha inoltre consentito di acquisire una visione ampia e multidisciplinare. La scuola mi ha fornito strumenti importanti, ma quelli più validi si sono rivelati quelli acquisiti da autodidatta, grazie a un interesse costante per l’innovazione e per la creazione di soluzioni nuove ed esclusive. Ho fondato il primo giornale meteorologico online italiano, da qui anche altri, recensito alla fine degli anni Novanta nel CD Internet no problem de La Repubblica e citato anche da altre testate nazionali. Nel corso degli anni ho creato servizi meteorologici per realtà di rilievo, curando previsioni e analisi per gruppi editoriali e aziende di primo piano come RCS – Corriere della Sera, Libero Quotidiano, ENI Italgas, Siemens, TIM, Eutelia, società autostradali, aziende del settore delle energie rinnovabili, società di navigazione, istituti di ricerca di mercato, compagnie assicurative e molte altre realtà italiane ed estere. Creato le previsioni meteo per località per tutto Italia e tutto il Mondo assieme ad un programmatore nel 2000. Quindi, sviluppato con lui modelli matematici di previsione, e poi altri software non meteo, spesso dedicati al marketing delle Aziende. Mi sono occupato anche della gestione contrattuale e della realizzazione di siti web per i clienti, sviluppando, attraverso la mia agenzia web, le sezioni meteo dei principali quotidiani italiani, attività che dopo il 2013 ho deciso di non gestire più direttamente. Ho inoltre creato il servizio Report Grandine, un prodotto di alta qualità destinato ad aziende che hanno poi generato fatturati per decine di milioni di euro, sia in Italia sia all’estero. Ogni sito meteo da me fondato è di mia proprietà fin dall’inizio ed è stato gestito tramite aziende create appositamente, da solo o insieme a partner. Negli ultimi anni ho ampliato i miei interessi professionali, dedicandomi anche ai servizi per il turismo (da qui vari viaggi esplorativi), allo sviluppo software e alle strategie avanzate di SEO e SEM per imprese di diversi settori. Parallelamente, ho approfondito e applicato le potenzialità dell’intelligenza artificiale avanzata, ambito nel quale opero oggi come consulente e imprenditore. Attualmente sono impegnato nell’innovazione digitale e mi sto specializzando nella visibilità sul web, con una particolare attività di ricerca nel settore di Google Discover e il Mondo Google e dei Social Network. La mia propensione, tuttavia, resta quella di essere sempre attivo e creativo, senza limitare le mie attività e le mie ricerche a quanto qui esposto.

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