
Vortice Polare ancora vivace nel cuore della primavera
(METEOGIORNALE.IT) Molto spesso vi abbiamo parlato di un Vortice Polare che continua, in questa primavera, ad essere piuttosto attivo sul nostro continente. Generalmente il Vortice Polare incontra degli ostacoli a spingersi verso sud, mentre ad esempio nel continente nordamericano questo si espande parecchio verso le regioni più meridionali per la conformazione geografica. Tuttavia, in primavera gli scambi di masse d’aria lungo i meridiani risultano sensibilmente amplificati, e questo facilita lo spostamento del freddo del Vortice Polare verso sud. Anche le proiezioni dei modelli matematici, che intravedono una persistente vitalità del Vortice Polare soprattutto per la fine del mese di aprile, appaiono abbastanza attendibili.
Prospettano, infatti, appena dopo il 25 aprile una violenta irruzione di aria fredda su parte dell’Europa. Al momento questa previsione va presa in considerazione in maniera ancora approssimativa, poiché si verificherà proprio quando l’Italia sarà colpita, nei giorni precedenti, da una massa d’aria calda: quella sorta di anticipo d’estate di cui vi abbiamo recentemente parlato.
Burrasca di neve su Scandinavia, Paesi Baltici e Russia occidentale
Proprio in quell’occasione il Vortice Polare, attraverso un’ansa richiamata da un minimo di bassa pressione sulla Russia, si spingerà con decisione verso sud, associato tra l’altro a maltempo che causerà precipitazioni a carattere nevoso diffuso tra la Svezia orientale, la Finlandia, i Paesi Baltici, la Bielorussia, parte dell’Ucraina settentrionale e della Russia occidentale europea.
Questo fenomeno atmosferico può manifestarsi anche in altre annate, ma stavolta sembra essere prevista una vera e propria bufera di neve, un episodio di neve importante su queste aree, associato a quel minimo di bassa pressione che sarà poi responsabile dell’irruzione di aria fredda. Il tutto sarà connesso all’alta pressione che si formerà sulle Isole Britanniche e che si protenderà verso nord sino alle Isole Svalbard.
Italia divisa tra aria calda e gelo in quota
Allo stesso tempo, in Italia ci sarà una sorta di area intermedia. Infatti quell’anticiclone di cui abbiamo parlato, che interesserà la Penisola Iberica, sembra essere piuttosto restio ad andar via e molto insistente. Quindi, mentre nei giorni precedenti, attorno al 25 aprile, l’Italia sarà interessata da una massa d’aria decisamente calda per la stagione, nei giorni successivi questo anticiclone cederà dietro la spinta della massa d’aria fredda proveniente da nord, un’aria gelida che rischia di coinvolgere anche l’Italia.
Effettivamente la rotta esatta di questa nuova massa d’aria fredda non è ben definita dai modelli matematici. C’è da dire che alcuni di questi – parlo del modello matematico americano e a tratti di quello europeo ECMWF – vedono infilarsi verso l’Italia aria fredda di matrice invernale in quota, grazie a una minore intensità dell’alta pressione che si formerà e persisterà sulla Penisola Iberica, tra l’altro associata alla medesima aria calda di cui vi ho parlato prima. Sostanzialmente questa irruzione di aria fredda verso l’Italia sarà fortemente influenzata dalla forza dell’alta pressione iberica: se questa dovesse cedere, come ad esempio intravede uno dei due modelli matematici, allora l’Italia potrebbe essere interessata da un’instabilità atmosferica molto marcata e da un sensibile calo delle temperature sino a valori da inizio primavera, con un brusco scivolone termico rispetto alle temperature preesistenti.
Al momento, però, non siamo ancora in grado di conoscere con precisione che tempo farà in ambito locale da qui a 10 giorni: avremo necessità di ulteriori informazioni. Come abbiamo potuto riscontrare, però, il guasto intorno al 20 aprile – cioè questi giorni di temporali e calo termico che si sta manifestando, anche se non eccessivo come era stato prospettato in precedenza – è stato comunque confermato. L’Italia si trova dunque sotto una massa d’aria piuttosto instabile e, per gran parte di questa settimana, sono attesi molti temporali. C’è da attendersi quindi che anche la successiva irruzione fredda possa avere effetti analoghi, seppure con temperature magari più basse, perché l’aria fredda giungerà proprio dalle regioni artiche: potrebbe essere pertanto più efficace il crollo termico e più incisiva la fase di instabilità atmosferica, con maggior rischio di temporali e grandinate.
Temporali e grandine: comincia la stagione dei fenomeni estremi
Quest’ultimo non è un fattore trascurabile, perché fa parte integrante di questa stagione. Inoltre, stiamo osservando una novità: le grandinate, là dove si verificano, stanno assumendo una violenza maggiore rispetto agli anni passati. Parliamo di grandinate abbondanti e di chicchi piuttosto grossi: abbiamo già visto chicchi di 4-5 cm di diametro sulle regioni settentrionali. Si tratta di un ulteriore elemento da non sottovalutare, figlio del contrasto termico. Il contrasto termico, del resto, favorisce lo sviluppo di nubi a forte sviluppo verticale, i cumulonembi per essere precisi, che sono quelle che originano i temporali, i quali potremmo definire piuttosto improvvisi.
La previsione del temporale è sempre molto rischiosa: si parla infatti sempre della possibilità che si verifichino temporali, ma difficilmente riusciamo a definire le aree che ne saranno interessate. Alcuni modelli matematici, anche con validità di sole 24 ore – i più recenti ed evoluti – riescono a delimitare le zone a maggior rischio temporale, tra cui quelle che possono essere colpite persino da grandinate. Ai giorni nostri possiamo contare su molte più informazioni: stanno nascendo nuovi modelli matematici che offrono dati previsionali molto precisi, derivanti dalla necessità di conoscere quali aree potrebbero maggiormente essere esposte a fenomeni meteorologici estremi come nubifragi e grandinate.
Questa esigenza sta emergendo non solo in Europa, ma anche nel Nord America, in Asia e persino nell’emisfero meridionale. La metodologia sta facendo notevoli passi avanti in tale ambito, proprio per prevedere l’intensità di questi fenomeni atmosferici che stanno verificandosi anche in aree dove, in questa stagione, non dovrebbero presentarsi. Nella giornata di domenica, ad esempio, è scattato l’allarme tornado attorno alla città di Chicago negli Stati Uniti d’America: in questo periodo non dovrebbero esserci eventi simili, eppure già a marzo vi era stato un tornado nel Michigan, mentre pochi giorni prima si erano registrate bufere di neve, e nei giorni successivi ancora altre bufere. In Europa, per fortuna, non abbiamo assistito a questi eventi meteorologici estremi; tuttavia ci stiamo avvicinando alla stagione estiva.
Un maggio instabile in attesa della vera estate
L’estate è una stagione di fortissimi contrasti termici, dove è sufficiente che una bolla d’aria più fredda intervenga in un campo di alta pressione per generare enormi ammassi temporaleschi, che vagano anche per centinaia di chilometri, con furiosi rovesci, grandinate e nubifragi, insomma fenomeni piuttosto imponenti.
Ma, tornando al fenomeno del lobo polare che si spinge verso sud, dobbiamo tenerlo d’occhio perché potrebbe davvero dare delle noie, soprattutto verso la fine del mese di aprile, se non addirittura nei primi giorni di maggio. La data precisa ancora non siamo in grado di stabilirla con esattezza; è molto probabile, comunque, che i primi di maggio siano destinati ad essere piuttosto instabili, sempre influenzati da questa massa d’aria fredda, in attesa che poi scoppi la vera estate.
Tenete conto che maggio è il mese che ci accompagna direttamente verso la stagione estiva; allo stesso tempo, però, è il periodo in cui le basse pressioni oceaniche riprendono vigore e cercano di spingere verso l’Europa delle perturbazioni. Peraltro, le regioni settentrionali durante questo periodo, e soprattutto tra maggio e giugno, registrano un picco di precipitazioni: e non solo sulla regione alpina, dove il picco massimo di precipitazioni si registra durante la stagione estiva, ma anche sulle pianure tra maggio e giugno. Al contrario, le precipitazioni al Centro Italia e al Sud Italia, isole comprese, a maggio diminuiscono sensibilmente: questo perché le masse d’aria africane e mediterranee tendono ad essere fortemente influenzate dal deserto del Sahara.
Il peso del Riscaldamento Globale sulle piogge e sui temporali
Poi ci sono anche i cambiamenti climatici, che hanno modificato e rimodellato il clima e persino le stagioni delle piogge: un elemento non trascurabile. L’intensità delle precipitazioni associate ai fenomeni temporaleschi sta tendenzialmente diventando più elevata ovunque, così come quella delle precipitazioni non legate ai temporali: durante l’inverno, infatti, abbiamo visto picchi di nevicate da record proprio a causa del cambiamento climatico. Il cambiamento climatico determina temperature globali più elevate; basti pensare che ogni grado Celsius in più permette all’atmosfera di contenere circa il 7% di umidità in più. Le nubi, quindi, dispongono di maggior energia e umidità per produrre le precipitazioni. Per questo motivo un lobo polare che scende verso sud crea contrasti termici e, di conseguenza, risulta più forte come instabilità atmosferica.
Questo lobo polare, dunque, se dovesse colpire l’Italia anche in maniera indiretta, potrebbe portare temporali piuttosto importanti o rovesci rilevanti. Insomma, vedremo questo guasto che dovrebbe verificarsi in questo periodo dell’anno e, nel frattempo, aspettiamo le grandi piogge sul Nord Italia, specialmente sulla Pianura Padana, dato che ne sarebbe la stagione più indicata.
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