Abbiamo avuto un’ondata di mitezza davvero estrema negli ultimi giorni. Condizioni meteo non tipiche del cuore di aprile, ma di maggio o localmente di giugno. Questo picco termico, anomalo Anche rispetto alle ultime annate, che ha toccato i suoi valori massimi proprio nella giornata successiva al Lunedì dell’Angelo, si è fatto sentire con particolare intensità sui settori occidentali della penisola. In particolare, le regioni nord-occidentali e la Sardegna hanno davvero toccato il culmine. Ma ora sta per cambiare tutto. O meglio già è cambiato.
Diamo uno sguardo a livello europeo
Spostando lo sguardo verso la zona orientale del continente, notiamo come la colonnina di mercurio abbia già intrapreso un calo ben deciso. La causa di tutto ciò risiede nel movimento dell’anticiclone. Di fatti, si è progressivamente ritirata verso ovest, andando a posizionarsi saldamente tra la Francia e la Penisola Iberica.
Quest’ultima zona è stata investita dallo Scirocco, un vento caldo proveniente dall’entroterra del Nord Africa. In queste ore, tale depressione si sta muovendo verso l’arcipelago delle Baleari e la Sardegna. Le conseguenze per l’Italia sono presto dette: ci attendiamo un’ondata di forte maltempo che colpirà in particolar modo il Nord Italia, segnando una severa battuta d’arresto per l’avanzata della primavera.
Anche se, giova ricordare ai nostri lettori, che non possiamo parlare di colpo di coda invernale. Non farà assolutamente freddo come quanto accaduto a fine marzo. Ciò non toglie che andremo un pelo al di sotto delle medie e il calo Si farà sentire soprattutto per quanto riguarda i valori massimi pomeridiani.

Che cosa sta accadendo alle nostre stagioni
La sensazione comune che non ci siano più le classiche stagioni di transizione. Non ci sono più le stagioni di una volta: quante volte abbiamo sentito questa frase? Paradossalmente può essere anche in parte vero. Che cosa emerge dagli studi scientifici? In primo luogo, una cosa piuttosto ovvia. La stagione estiva si sta prolungando in modo considerevole, andando a invadere la seconda parte della primavera e la prima dell’autunno.
Ciò non toglie che ci sia una parente paradosso. Pur vivendo primavere sempre più calde, ci ritroviamo esposti a repentine e improvvise sfuriate di freddo invernale. Lo stesso dicasi per il periodo autunnale, che ovviamente non viene risparmiato da queste caratteristiche.
Un esempio lampante ci viene proprio dal recente passato: all’inizio dell’autunno del 2024, l’Europa è stata colpita da una violenta discesa di aria gelida direttamente dalla Siberia. Si è trattato di un pattern meteo assolutamente di stampo, tra gennaio e febbraio, e che invece si è presentata in netto anticipo. Certo i suoi effetti al suolo non sono stati neanche paragonabili a quelli invernali, ma la dinamica non mente.
Si è trattato davvero di uno stampo tipico del cuore dell’inverno. La stessa identica anomalia si è ripetuta nell’ottobre 2025, esattamente un anno dopo neanche a farlo apposta. Vi ricordate le nevicate precoci (localmente fino a 2-300 metri) specialmente lungo i settori orientali del nostro paese? Non è qualcosa di anomalo?
Un quadro sempre più confuso
Cari lettori, molti di voi si sono accorti inesorabilmente di un’altra cosa. L’inverno diventa sempre più mite e l’estate altrettanto rovente, lasciando a primavera e autunno una serie di colpi di scena improvvisi. In queste fasi dell’anno, i contrasti tra le masse d’aria determinano gradienti termici altissimi, generando anche forti temporali.
Questo passaggio brutale dal caldo anomalo al freddo pungente non solo crea profondi disagi fisici per le persone, ma infligge danni enormi al settore agricolo. Avevamo scritto un articolo molto interessante che vi invitiamo a leggere sul concreto rischio delle gelate diffuse tardive. Ed è esattamente quello che è stato a fine marzo.

Il ruolo del vortice polare
Anche se non farà tutto questo freddo nei prossimi periodi, è bene ricordare una cosa importante. Benché non ci sia più effettivamente il vortice polare, perché c’è stato il final warming, ciò non toglie che lo sconquasso meteo potrebbe durare ancora un paio di settimane.
Basti pensare che la storia climatica (anche recente, perché dopo vi diciamo alcuni esempi) ci ha ampiamente dimostrato che, aggirando questi ostacoli naturali tramite traiettorie orientali o dalla Valle del Rodano, le masse d’aria artica possono comunque giungere fino a noi. Non solo a fine Aprile Ma persino nel cuore di maggio! Nei prossimi due paragrafi trattiamo adeguatamente due episodi recenti che hanno letteralmente sconvolto il clima primaverile.
Il caso del maggio 2019
A livello prettamente climatologico è stato l’ultimo mese molto freddo sull’intero paese. Ovviamente, con l’aggettivo “freddo” intendiamo in relazione al periodo. Basti pensare che non c’è più stato negli ultimi sette anni un mese che abbia avuto oltre due gradi sotto media di temperatura mensile. E come giustificare questo fatto? Il riscaldamento globale, nonostante la sua accelerazione oramai conclamata dagli anni Duemila, nella primavera del 2019 abbiamo assistito a un evento di entità davvero eccezionale.
Tra la fine del mese di aprile e l’inizio di maggio, vaste aree del continente europeo, comprendenti la Francia, la Germania e gran parte delle nostre vallate alpine, furono colpite da diffuse e gravissime gelate tardive. Anche se in una fase così avanzata della primavera questi fenomeni tendono a essere generalmente di breve durata, il maggio del 2019 è passato alla storia un mese funestato da queste dinamiche. Basti pensare che in due occasioni in Emilia Romagna si sfiorò la neve in pianura. Sì avete capito bene, a livello di pianura nel cuore di maggio! Un’anomalia assolutamente eccezionale.
L’aspetto più preoccupante ed emblematico fu però il fatto che a soli 20 giorni da questo freddo eccezionale ci fu una delle ondate di caldo più folli della storia della climatologia italiana. Quella del giugno 2019, che sbriciolò record termici ultrasecolari e tuttora imbattuti su buona parte delle Alpi. Capite un po’ perché siamo preoccupati da questa estremizzazione meteo così marcata?

Altri esempi estremi
Abbiamo ricordato il più feroce episodio degli ultimi vent’anni. Ma non possiamo certo dimenticare l’altro evento del maggio 2013, quando sulle Alpi Lombarde riuscì a nevicare fino a 500 metri il giorno 24. Sì, avete capito bene. 24 Maggio neve molto al di sotto dei 1000 metri!
Possiamo anche ricordare l’esempio dell’aprile 2017, congelate storiche su Piemonte e Lombardia sul finire della seconda decade. Oppure, la neve sui 500 metri del 22 aprile 2024. Come vedete, sono tutte annate recenti già interessate abbondantemente dal riscaldamento globale. Eppure ci sono state, segnale che comunque la Primavera riesce a essere una stagione che, senza nemmeno troppa difficoltà, ci fa piombare addosso ondate di maltempo di stampo invernale.
Cosa rischiamo quest’anno? Ovviamente non abbiamo la sfera di cristallo, ma vi abbiamo mostrato diversi esempi, anche di una certa frequenza, dove l’atmosfera sa essere molto irrequieta e portare fasi meteo addirittura di stampo tardo invernale proprio sul finire della stagione primaverile. Sono sicuramente periodi brevi, ma attenzione a fare il cambio dell’armadio troppo presto…