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      Home » Questa Alta Pressione favorirà altri guai. Il gelo siberiano non è sparito
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      Questa Alta Pressione favorirà altri guai. Il gelo siberiano non è sparito

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 09/04/2026
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      13 Min Lettura
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      Meteo che cambia

      Primavera anomala, caldo e ghiacciai a rischio

      Una primavera che di normale non ha nulla

      Questa primavera ha ben poco di normale. Diciamo che, tutto sommato, non c’era nemmeno da attendersi qualcosa di diverso: dopo un inverno anomalo, un autunno altrettanto fuori dalla norma e l’estate 2025 che ha fatto scuola in fatto di anomalie, ormai ci siamo talmente abituati a vivere di eccessi climatici che la loro prosecuzione anche in primavera sembra, in fondo, una sorta di normalità. Una normalità preoccupante, però, se vogliamo fare analisi climatologiche serie, perché le conseguenze possono essere piuttosto delicate, soprattutto in presenza di eventi meteorologici estremi.

      Contents
      • Primavera anomala, caldo e ghiacciai a rischio
        • Una primavera che di normale non ha nulla
        • Quando ad aprile si toccarono i 34°C: il precedente del 2011
        • Il cambiamento meteo in arrivo e il mistero del freddo siberiano
        • Il meteo delle Isole Canarie influenza quello dell’Italia
        • I modelli matematici sono in fase di crisi
        • Il Nord Italia in deficit di pioggia e le Alpi quasi senza neve
        • La desertificazione: un rischio concreto per l’Italia

      Approfondimento correlato: Aprile dal meteo fuori controllo, tra cicloni, caldo estivo e freddo dalla Russia.

       

      Quando ad aprile si toccarono i 34°C: il precedente del 2011

      Sarà pur vero che nel passato si sono verificate altre ondate di caldo anche più intense dell’attuale, ma per curiosità alcune si sono registrate in epoche relativamente recenti. Cercando negli archivi, mi sono imbattuto nel periodo 7-9 aprile 2011, quando il Nord Italia – che come sappiamo si surriscalda notevolmente durante la primavera – registrò picchi termici straordinari. Fu il 9 aprile a segnare il record: 34°C a Mortara, in provincia di Pavia. Quella temperatura fu rilevata in numerose stazioni meteorologiche: all’aeroporto di Linate, vicino a Milano, si raggiunsero 33,5°C; nella provincia di Verbania quasi 34°C – un record storico assoluto -; 33°C ad Alessandria, a Milano Malpensa e a Bergamo; circa 32°C a Verona; 31,8°C a Bolzano; 31,7°C a Torino Caselle; 31,3°C a Ferrara e 30,6°C a Bologna. In città, a Milano, si toccarono i 32°C, con punte di circa 33°C nelle stazioni meteorologiche urbane.

      Fu un’ondata di caldo eccezionale, di gran lunga superiore a quella attualmente in atto: si registrarono picchi di 17°C oltre le medie stagionali, poiché in Pianura Padana mediamente le massime di questo periodo si attestano intorno ai 16-17°C in una giornata soleggiata. Anche i 27°C di questi giorni sono comunque notevoli, ma negli ultimi anni ci siamo abituati a queste temperature eccessive.

       

      Il cambiamento meteo in arrivo e il mistero del freddo siberiano

      Eppure, a seguito di tutto questo, stanno emergendo i segnali di un cambiamento meteorologico che inizierà tra domenica e lunedì e che potrebbe portare anche temporali violenti, soprattutto sulle regioni settentrionali. A questo punto viene spontanea una domanda: abbiamo parlato per giorni di aria fredda proveniente dalla Siberia, che stava cercando di raggiungere le regioni settentrionali e quelle adriatiche – un freddo che avrebbe dovuto arrivare nel corso di questa settimana e che invece non è più previsto. Come mai è sparito completamente dai modelli matematici?

      Innanzitutto, c’è stata un’insidia: l’alta pressione africana, che ha respinto l’espandersi verso ovest di quella massa d’aria fredda. In aggiunta, una novità eclatante: l’ennesima area di bassa pressione che si porta verso le Isole Canarie e il Marocco, richiamando aria molto calda proveniente dal Nord Africa e coinvolgendo anche la Sardegna e la Sicilia, che però non saranno interessate da un’ondata di calore estremo come invece accadrà in Spagna. Questa novità ha creato un disturbo che ha sostanzialmente respinto verso est la massa d’aria fredda, la quale punterà verso nord, continuando a interessare il Nord Europa e alimentando condizioni climatiche piuttosto rigide in quelle latitudini.

      Leggi anche: Cambio di scenario dal 10 aprile: il caldo quasi estivo sarà spazzato via.

       

      Il meteo delle Isole Canarie influenza quello dell’Italia

      Vi chiederete come mai le previsioni cambino così repentinamente. Innanzitutto siamo in primavera, stagione che porta con sé forti variazioni del tempo atmosferico. Inoltre, l’oceano Atlantico, nel suo settore meridionale, quest’anno risulta molto attivo – e lo abbiamo visto già durante l’inverno. Tanto attivo che le Isole Canarie, che citiamo ormai con frequenza, hanno vissuto ondate di maltempo come non accadeva da decenni. Eppure queste isole, così lontane da noi, hanno un’influenza concreta sul tempo italiano, perché catapultano verso la Penisola l’aria calda proveniente dall’Africa.

      Ecco perché da mesi le temperature si mantengono superiori alla media. Si può isolare un solo periodo con valori vicini alla norma: quello del Nord Italia tra Natale e l’Epifania. Dopo quel breve intervallo, l’inverno è stato più mite del solito, con un febbraio decisamente fuori scala. A metà dello stesso mese è poi giunto l’anticiclone africano, in una sequenza di perturbazioni che restano comunque eclatanti e probabilmente accentuate dal cambiamento climatico, ma che si devono soprattutto a una sinottica atmosferica favorevole alle ondate di calore, e non certo a quelle di freddo. È proprio in occasione di quell’ondata di caldo di febbraio che il gran gelo presente sul Nord Europa fu respinto verso settentrione, mentre i modelli matematici per lungo tempo avevano insistito nel proporre irruzioni d’aria fredda fin sull’Italia.

      Approfondimento: Piogge record al Centro-Sud accentuano la desertificazione.

       

      I modelli matematici sono in fase di crisi

      I modelli matematici incorrono ancora in errori oggi, anche se sono sensibilmente migliorati rispetto al passato. Oggi riusciamo ad avere una traccia del tempo atmosferico anche a un mese di distanza, ma in linea generale: e in queste linee generali si possono insinuare degli estremi meteorologici, soprattutto perché l’Italia è estremamente vicina all’Africa, e l’Europa continua a essere un vero e proprio hotspot dei cambiamenti climatici, soprattutto dagli anni Duemila in poi.

      In sostanza, cosa sta succedendo? L’Europa si sta surriscaldando più di altri continenti. Questa potrebbe essere una tendenza destinata a consolidarsi, oppure temporanea – magari destinata a durare alcune decine di anni per poi attenuarsi, o accompagnata da un modesto raffreddamento, pur in un contesto di Riscaldamento Globale. In Europa, e soprattutto in Italia, pesano due fattori fondamentali: il Mar Mediterraneo, che è un mare più caldo dell’oceano Atlantico, e l’Africa settentrionale con il deserto del Sahara. Il nostro paese è alla mercé di queste dinamiche, al di là persino di ciò che avviene nell’oceano Pacifico con La Niña e El Niño. Allo stesso tempo siamo influenzati anche dalle correnti oceaniche che portano perturbazioni e precipitazioni – e queste ultime, negli ultimi anni, si sono rarefatte parecchio.

      C’è stato un cambiamento notevole dal punto di vista sinottico: l’Italia riceve meno perturbazioni e, di conseguenza, i giorni di pioggia sono diminuiti. Per fortuna ci viene incontro il Mar Mediterraneo, che produce ancora basse pressioni e porta pioggia – tanta pioggia, come abbiamo visto sul Centro Italia, sul Sud Italia e sulle isole durante una parte dell’inverno e nelle prime settimane di primavera. Tutto ciò è estremamente positivo, perché altrimenti queste aree avrebbero patito la siccità.

      Leggi anche: Siccità al Nord e rischio di un’estate rovente: facciamo il punto.

       

      Ciò non toglie che ci troviamo davanti a una serie di anomalie in cui è difficile conoscere con precisione il tempo che farà – e questo voglio che sia chiaro. In pratica, cosa succede? Chi sfrutta le previsioni meteorologiche attraverso i dispositivi mobili si ritrova di fronte a situazioni atmosferiche cambiate improvvisamente. Le previsioni sono attendibili sino a pochi giorni di distanza e forniscono informazioni molto precise sull’inizio delle precipitazioni – a parte i temporali, che sono fenomeni localizzati e irregolari nella loro formazione. Quando invece ci si sposta verso il lungo termine, in ambito locale e in certi periodi dell’anno, si genera un vero e proprio scompiglio. Uno scompiglio che, come è capitato in altri anni, potrebbe riservare eccessi meteorologici davvero estremi: anche nel 2024 e nel 2025 si sono registrate ondate di caldo in aprile, seguite poi da ondate di freddo. Ricordo bene come, dopo lo spegnimento dei termosifoni sulla parte settentrionale d’Italia – in Pianura Padana – si siano poi avute fasi fredde tali da richiederne la riaccensione, nel periodo in cui le autorizzazioni vengono rilasciate dai vari enti locali, perché faceva troppo freddo per la stagione.

       

      Il Nord Italia in deficit di pioggia e le Alpi quasi senza neve

      Leggi anche: Aprile ribalta tutto: inizia con siccità al Nord, neve al Centro e Sud.

      Il Nord Italia vive una situazione di deficit pluviometrico: i fiumi sono in calo di portata e sulle Alpi è caduta pochissima neve. Con un manto nevoso così ridotto, i ghiacciai si preparano ad affrontare la stagione estiva esposti prima del solito al sole rovente, con una fusione superiore rispetto agli altri anni. I ghiacciai sono già in forte deficit – stanno letteralmente sparendo, per dirla in breve. Le perturbazioni, le grandi nevicate e le situazioni favorevoli all’innevamento: al momento non ci sono state. Ora siamo proiettati verso un peggioramento la settimana prossima, ma al momento non ne conosciamo la durata. I modelli matematici non forniscono informazioni troppo attendibili: possiamo solo dire che qualcosa transiterà, soprattutto a causa di una bassa pressione che si presenterà sulla Sardegna. Forse lunedì ci sarà una marcata instabilità sul Nord Italia – dico forse, perché i modelli ad alta risoluzione indicano un evento atmosferico rilevante, che però potrebbe essere totalmente smentito.

      Per tornare al quadro generale: l’alta pressione russo-siberiana ha tentato di espandersi verso l’Europa orientale puntando a portare il freddo, ma è stata respinta verso est. Il freddo si attenua man mano che si avvicina verso occidente, sia perché non vi è un anticiclone robusto di origine siberiana, sia perché sull’Italia – in particolare sulle regioni settentrionali – persiste un anticiclone che comprime l’aria nei bassi strati e non accenna ad andarsene: ha prolungato di oltre una settimana il periodo caldo con le relative anomalie termiche, anche se senza raggiungere i record storici di altre annate. In aggiunta, il disturbo sull’oceano Atlantico – quello delle Isole Canarie già citato – si sposterà verso il Mediterraneo e si intensificherà sui nostri mari, che come noto sono più caldi dell’oceano Atlantico. Ciò richiamerà aria fredda da nord, creando forti contrasti termici e condizioni favorevoli a una marcata instabilità atmosferica, con precipitazioni anche sull’Italia. Tuttavia si tratterà di un fatto isolato.

      Abbiamo necessità delle perturbazioni oceaniche, specialmente in questo periodo: il Nord Italia registra il picco massimo di precipitazioni in primavera e in autunno, e le piogge primaverili sono essenziali perché portano grandi nevicate sulle Alpi, proteggendo i ghiacciai dal sole estivo. La neve si fonde al di sopra del ghiaccio, che resiste per mesi al sole cocente; ma se di neve non ne cade, quel poco che c’è si fonde rapidamente e resta il ghiaccio vivo, eroso più velocemente dal sole. È già capitato in altri periodi di siccità.

      Leggi anche: Da lunedì raffica di temporali: inizia la stagione della grandine, neve forte sulle Alpi.

       

      La desertificazione: un rischio concreto per l’Italia

      Il resto d’Italia non soffre di un deficit pluviometrico, ma di un’irregolarità pluviometrica grave, che – come ho cercato di spiegare anche in altri articoli – è il preludio di ciò che viene chiamato desertificazione. La desertificazione non significa che non pioverà più: significa che le precipitazioni diventano fortemente irregolari, con periodi di piovosità intensa seguiti da lunghi intervalli di siccità. Questa è la desertificazione. E siccome l’Italia è molto vicina al Nord Africa e al grande deserto del Sahara, il rischio cresce in modo sensibile.

       

       

      Credit

      • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
      • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
      • Copernicus Climate Change Service (C3S)
      • WMO – World Meteorological Organization
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