
Clima impazzito: dal caldo ai temporali violenti, e una svolta assai fresca in arrivo dopo il 20 aprile
Avremo nubifragi su varie località d’Italia: un segnale che non va ignorato per un repentino cambiamento meteo
(METEOGIORNALE.IT) Nelle ultime 24 ore si sono verificati numerosi temporali sull’Italia centrale e meridionale, alcuni anche di forte intensità. Su Roma, ad esempio, diversi quartieri sono stati interessati da un vero e proprio nubifragio, mentre altri rovesci si sono abbattuti in varie località del Paese, persino in Sicilia, con picchi di precipitazione che hanno toccato i 100 millimetri. In effetti, parlare ormai di quantitativi di pioggia tra i 50 e i 100 millimetri derivanti da un singolo temporale, o da una serie di temporali nell’arco di ventiquattro ore, in Italia quasi non fa più notizia. Molti anni fa, quando mi capitava di scrivere i primi articoli di meteorologia, accumuli simili erano piuttosto rari. Tutto ciò dimostra che il clima sta cambiando, e parlare di cambiamento climatico come conseguenza di una semplice fluttuazione naturale è, tutto sommato, una lettura abbastanza logica ma incompleta. Per approfondire vi segnalo questa analisi sui recenti nubifragi e sulla manovra a tenaglia che ha investito l’Italia.
Effetto serra
Tuttavia, come gli scienziati ci dimostrano ampiamente con centinaia e centinaia di pubblicazioni, questi cambiamenti del clima non derivano da cicli naturali, bensì soprattutto dalle attività umane. Noi, qui sul nostro pianeta, continuiamo a emettere agenti inquinanti che stanno alterando un fenomeno chiamato effetto serra. L’effetto serra non è altro che una condizione del tutto naturale della nostra atmosfera, capace di trattenere il calore e di mantenere una temperatura relativamente stabile. Di per sé, senza di esso, la vita sulla Terra come la conosciamo non sarebbe possibile: per una panoramica divulgativa rimando a questo approfondimento sull’effetto serra.
Il problema è che stiamo alterando la sua intensità, incrementandola: la temperatura globale aumenta anno dopo anno, addirittura mese dopo mese, con valori costantemente superiori rispetto a quelli misurati negli anni precedenti. Questo si chiama cambiamento climatico. Si tratta di un tema divenuto oggetto di aspre contese politiche, con resistenze forti negli Stati Uniti d’America, ma anche in Italia, dove esistono limitazioni alla transizione energetica. Altri Paesi europei, al contrario, stanno procedendo a grandi passi in quella direzione, e persino la Cina – e forse in pochi se lo immaginano – avanza rapidamente verso un cambio progressivo delle modalità di produzione dell’energia. Anche il recente studio che conferma l’accelerazione del Riscaldamento Globale è chiarissimo in proposito: lo trovate in questa analisi dedicata.
Primavera anticipata e temperature sopra media
Tutto questo accade perché il clima sta cambiando così rapidamente che ci siamo ritrovati, già da metà febbraio, in una sorta di vera e propria primavera. Di conseguenza, stiamo convivendo con temperature a cui ormai ci siamo quasi abituati, ma che restano costantemente sopra la media. Come un collega ha scritto di recente, il Vortice Polare tenta di spingersi verso sud, ma al momento non sappiamo se avrà la forza di raggiungere l’Italia. Potrebbe scendere verso il bacino centrale del Mediterraneo portando qualche anomalia, senza però sfociare in vere e proprie ondate di freddo, anche se, in teoria, potrebbero ancora realizzarsi: storicamente eventi del genere si sono verificati anche a metà aprile, a fine aprile e persino nei primi giorni di maggio. Questi fenomeni sembrano oggi accentuati dal cambiamento climatico, cui si somma l’influenza di un altro fattore di rilievo, l’Amplificazione Artica, che contribuisce a rendere la circolazione atmosferica più estrema. Ne parla in dettaglio anche questo recente articolo sulle due perturbazioni in arrivo e sull’aria dalla Siberia.

Escalation temporalesca dopo il 20 aprile: gli ingredienti
Ora ci troviamo di fronte alla possibilità di un’escalation temporalesca causata da una serie di condizioni. Innanzitutto, il fatto che dopo il 20 aprile giungerà aria fredda da nord – non freddissima, ma sufficiente a innescare contrasti – come ben descritto in questo articolo dedicato al freddo in arrivo. Questa massa d’aria entrerà in contatto con un suolo che, nelle ore pomeridiane, si riscalda parecchio, complice una radiazione solare piuttosto accentuata tipica del periodo. Si aggiungono le temperature preesistenti già elevate, destinate a salire oltre i 25°C in diverse aree di pianura, e un Mar Mediterraneo che anche questa volta registra temperature superficiali fino a 5°C sopra la media, un valore davvero pazzesco.
L’evoluzione meteorologica derivante dall’intrusione di queste masse d’aria più fredda andrà a innescare quella che si chiama instabilità atmosferica: in pratica l’atmosfera non è più stabile, non c’è più una situazione prevalentemente soleggiata, ma soprattutto nelle ore pomeridiane possono formarsi nubi a forte sviluppo verticale in grado di generare temporali. Questa volta i fenomeni potranno interessare anche il Nord Italia. In realtà, i temporali al settentrione quest’anno sono un po’ in ritardo rispetto alla tabella di marcia: nonostante un clima più caldo della media, la spiegazione sta nel fatto che il Nord Italia è in deficit pluviometrico, senza precipitazioni di rilievo fino a oggi, salvo alcune situazioni locali – come quelle recenti sull’ovest del Piemonte, in Lombardia già a marzo o sull’Appennino emiliano.
Nei giorni scorsi qualcosa ha iniziato a formarsi anche nel Triveneto, ma nulla a che vedere con una vera escalation temporalesca, cioè con una serie di aree di instabilità che rapidamente si susseguono, tipicamente nelle ore centrali del pomeriggio o, nel Nord Italia, verso le ore serali, periodo più classico per i temporali nella Pianura Padana.
Verso il semestre caldo, con innumerevoli incognite
Insomma, ci stiamo avviando verso un cambiamento del tempo che fa parte del semestre caldo, un semestre che gradualmente si sta materializzando, e lo si evince già dal fatto che le temperature sono sensibilmente aumentate. Eppure, come dicevo, quel Vortice Polare tenta di abbassarsi di latitudine. La domanda che sorge spontanea è se ci riuscirà davvero. Le previsioni dei modelli matematici sono abbastanza incerte e cambiano di continuo, soprattutto nel medio e lungo termine. Il fatto, però, che siano diffusamente orientate verso un’intrusione di aria fredda lascia intendere che qualcosa possa accadere, ovvero una svolta rispetto al tempo visto finora. Una panoramica aggiornata sulla posizione anomala dell’anticiclone e sui possibili sviluppi fino a fine mese si trova in questa tendenza meteo fino a fine aprile.
Del resto, si tratta di una dinamica tipica del periodo: anche in passato abbiamo osservato, verso la fine di aprile e i primi di maggio, condizioni tendenzialmente temporalesche, con meteo instabile. Se dovesse succedere, dunque, non ci sarebbe nulla di nuovo, nulla di eclatante, ma solo il concretizzarsi di una configurazione atmosferica già nota.
Polvere del Sahara dietro l’angolo
Un altro elemento che sta prendendo piede è il richiamo di masse d’aria calda quando si avvicinano aree di bassa pressione: aria calda proveniente dal Nordafrica, piuttosto corposa, spesso associata a pulviscolo del deserto del Sahara. Questo significa che gli scambi lungo i meridiani – da nord verso sud e viceversa – sono piuttosto vivaci, anche questo un tratto tipico della primavera, stagione in cui sono frequenti le invasioni di sabbia sahariana. In realtà non ci arriva addosso la sabbia vera e propria, bensì un pulviscolo sottilissimo che, per l’agricoltura, può persino rivelarsi benefico perché lascia al suolo elementi utili; dall’altro lato, però, può creare fastidi, soprattutto a chi soffre di allergie.
È difficile che in Italia arrivi un pulviscolo sahariano molto denso come avviene in regioni ben più meridionali – ad esempio le isole di Creta e Cipro o le Isole Canarie, dove il fenomeno è talmente frequente da avere un nome proprio, la Calima. Da noi, invece, manca una denominazione italiana e si ricorre spesso ad appellativi anglosassoni, peccato, perché la nostra lingua, come ho sottolineato altre volte, è ricchissima di vocaboli e avrebbe potuto offrirne di propri. Pazienza.
La meteorologia in Italia: curiosità enorme, riconoscimento scarso
Sapete, la meteorologia in Italia viene spesso considerata qualcosa di banale, eppure è frequentissimo osservare quanto le persone si informino sul tempo: vedo molto spesso utenti consultare le varie app meteo, i portali del settore, compresi i nostri siti, estremamente visitati. Anche i nostri articoli suscitano molta curiosità, le persone vogliono sapere e approfondire. Forse manca qualche elemento, probabilmente c’è qualcosa da migliorare per dare un’informazione più diretta, più umana, più adatta ai tempi di oggi.
Riepilogo: cosa ci aspetta nelle prossime due settimane
Concludendo: le prossime due settimane, ve lo riassumo qui, sono improntate a un cambiamento. Non vi ho parlato di un’ondata di freddo; qualche collega ha avanzato anche il rischio di nevicate a quote basse in alcune aree vicine all’Italia, ipotesi non da escludere, perché l’aria fredda che giungerà da nord sarà piuttosto marcata, tra l’altro associata a fenomeni di una certa rilevanza. Sappiamo che questa aria fredda viene travasata verso il basso proprio dalle precipitazioni, soprattutto quando sono intense. Un altro elemento di incertezza, insomma – termine che forse vi ho ripetuto tante volte. Questo articolo può apparire, per così dire, banale, della serie “può capitare di tutto e niente”: in qualche modo è così, non lo nascondo, perché c’è sempre e solo la necessità di consultare i modelli matematici, e questi modelli, quando sono soggetti a cambiamenti così repentini, possono riservarci novità che oso definire eclatanti in tempi brevi. Maggiori dettagli aggiornati nell’ultimo quadro previsionale sulla fine di aprile.
E’ primavera da metà febbraio per un clima ormai inusuale
Non mi tolgo dalla testa quel cambiamento di metà febbraio, quando si affermò un’alta pressione a ridosso della Penisola Iberica, una sorta di luce flebile in fondo al tunnel per la Spagna, che aveva accumulato piogge incredibili e superato i livelli storici di precipitazione. All’improvviso, però, quell’area di alta pressione esplose in tutta Europa, allontanando a dismisura le ondate di freddo dal Nord del continente, dove stavano gelando mari, fiumi e laghi, e da dove si prometteva un’irruzione di aria fredda verso sud, forse anche verso l’Italia. Sarebbe stato il periodo ideale. Invece, quel cambiamento così eclatante portò una situazione primaverile durata ben oltre due settimane, poi proseguita anche in marzo, salvo qualche sfuriata più fresca. Alla fin fine, stiamo vivendo condizioni atmosferiche del tutto inusuali se raffrontate al passato.
Oggi un giovane di circa vent’anni che vive, ad esempio, nel Nord Italia non ha ricordi – se non flebili – delle grandi nevicate, perché ormai non nevica più e gli inverni sono cambiati. E, allo stesso modo, ricorderà come le estati non fossero così roventi come sono divenute negli ultimi due decenni, stagioni che lo diventano sempre di più. Questo si chiama cambiamento climatico e non è una semplice fluttuazione del clima, anche se qui entriamo in un argomento che scotta, dato che esiste chi non ci crede e sostiene altre ipotesi. Ma ciò che conta è che la scienza ha sancito che si tratta di un cambiamento del clima derivante dalle attività umane. Per chi volesse approfondire le implicazioni a lungo termine, consiglio questo approfondimento sul punto di non ritorno climatico.
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