Il Vortice Polare come protagonista indiscusso delle prossime settimane
Dopo un mese di febbraio che si è tramutato rapidamente in primavera, abbiamo avuto una prima parte di marzo con condizioni atmosferiche ancora primaverili e temperature diffusamente superiori alla media, specie nelle regioni settentrionali. Questo fenomeno atmosferico si è espanso su gran parte dell’Europa, attenuando gli effetti del Vortice Polare e riducendo le condizioni tipiche del freddo di quel periodo dell’anno.
A questo punto, abbiamo cominciato a evidenziare che quando c’è una primavera estremamente precoce si concretizzano condizioni atmosferiche che vanno verso situazioni spesso estreme, in particolare con improvvise virate dalla stagione invernale verso il pieno della primavera. Sempre più, in questi ultimi anni di cambiamento climatico, abbiamo osservato come i colpi di coda dell’inverno siano giunti frequentemente e in modo irruente durante la stagione primaverile – non facendo più riferimento solo al mese di marzo, ma espandendosi in aprile e, in alcune circostanze, persino in maggio. Sostanzialmente è come se la stagione primaverile venisse cancellata dalle anomalie climatiche che si innescano sotto l’influenza incombente del Vortice Polare.
In tutto questo, però, si può inserire anche l’influenza di un antagonista che sempre più prenderà vigore: l’alta pressione africana, quella che si è manifestata in febbraio espandendosi in modo esplosivo sull’Europa e determinando un fortissimo incremento delle temperature. Questi anticicloni generano situazioni di blocco: sono quelle alte pressioni che durante la stagione estiva determinano il grande caldo, il tempo prevalentemente asciutto e le condizioni spesso di siccità – gli stessi sistemi che hanno stravolto le stagioni estive, allontanando l’influenza dell’alta pressione delle Azzorre.
Ma noi siamo in primavera e, siccome è una stagione di mezzo, sembra essere stata schiacciata da situazioni ben più che estreme. In questa fase di almeno due settimane – secondo i due principali modelli matematici, sia quello americano che quello europeo – a farla da padrone è il Vortice Polare, insieme all’influenza di correnti di origine artico-marittime attivissime che, a contatto con le acque del Mar Mediterraneo, vanno a innescare profondissime aree di bassa pressione: causa di acuto maltempo e soprattutto di vento fortissimo.
Ad esempio, i modelli matematici individuano la formazione di un anomalo e alquanto insolito minimo di bassa pressione intorno al 1° aprile. Sarà una bassa pressione da confermare, sia di intensità che come posizionamento, però nel suo insieme è una previsione piuttosto interessante, che dimostra come ci sia una fortissima influenza di masse d’aria molto diverse tra loro, capaci di innescare fenomeni meteo estremi. Questa si chiama estremizzazione climatica, che si tramuta poi in questo tipo di tempo atmosferico così ballerino.
Neve sull’Appennino, grandine al Nord: il maltempo di marzo
In questi giorni abbiamo assistito, soprattutto sulle regioni centrali italiane e su parte di quelle meridionali, a nevicate insolite fino a 400 metri di quota, specie sul settore adriatico della parte centrale dell’Italia, con quantitativi fini e molto abbondanti. Soprattutto in quota, sull’Appennino oltre i 1000 metri, sono caduti anche oltre 50 centimetri di neve.
Questi fenomeni non sono nuovi nel mese di marzo: è solitamente un mese piuttosto instabile, specialmente lungo la penisola italiana, e ne risentono soprattutto le regioni centrali e meridionali, oltre a Sardegna e Sicilia.
Il Nord Italia vive una sorta di situazione di transizione, dove si conclude la fase che vedeva l’assenza di temporali durante la stagione invernale e devono comparire i primi, ovviamente causati da contrasti termici. Li abbiamo visti l’altro ieri con numerose grandinate, per fortuna con chicchi di piccole dimensioni ma abbondantissima. Tuttavia, quando giungono le correnti settentrionali nelle regioni settentrionali, il vento discende dalle Alpi e il tempo migliora rapidamente, soprattutto nel settore centro-occidentale, dove le temperature dopo il calo tendono poi a risalire grazie all’azione del cosiddetto favonio, ovvero il vento adiabatico.
La nevicata in Romagna e l’estremizzazione del clima
Insomma, viviamo una situazione atmosferica molto contrastata da condizioni diverse tra loro, ed è quello che avremo nelle prossime due settimane, inglobando anche il tempo della Pasqua che, oggi più che mai, sembra ancor più incerto.
D’altronde l’incertezza del meteo pasquale è una consuetudine: non è di certo una novità dell’ultima ora. È avvenuto nel passato e avverrà anche stavolta. Pertanto, non si dia la colpa ai meteorologi: è la Pasqua stessa, con il suo clima che si inserisce nella stagione di transizione, a essere diventata più instabile rispetto al passato, con una maggiore intensità dell’instabilità atmosferica e dei contrasti termici. Ed è proprio per questo che osserviamo fenomeni così eclatanti.
Abbiamo visto, ad esempio, una nevicata isolata in Romagna, l’altro ieri, addirittura in pianura. Ecco la peculiarità di questa stagione: osservare precipitazioni nevose con lo zero termico molto basso, perché avvengono di improvviso, associate a un calo della temperatura veramente eccezionale. Il caso della Romagna ne è testimone: mentre il giorno precedente si registravano temperature ben superiori ai 15°C, fino a 18°C, il giorno dopo si è verificata una nevicata, anche se debole. La temperatura si è abbassata fino a 1°C a causa del riversamento verso il suolo dell’aria fredda, e la neve ha fatto presa sui prati, sulle auto e sui tetti.
Questi fenomeni non sono facilmente prevedibili: sono fenomeni meteo estremi.
Il punto sui modelli e le previsioni per le prossime due settimane
Al momento, osservando i modelli matematici, emerge un trend che vede protagonista il Vortice Polare e, dall’altra parte, tentativi dell’anticiclone africano di risalire verso nord, specie verso la penisola iberica, oltre a un anticiclone delle Azzorre che sembra prendere forza nell’oceano Atlantico per poi pilotare verso sud correnti di origine artico-marittime, fino al Mar Mediterraneo. Queste, insieme a quelle orientali, innescano i forti contrasti termici.
In breve: le condizioni atmosferiche prospettate per le prossime due settimane hanno un’impronta fortissima della stagione invernale che non c’è stata e che si vuole manifestare in primavera, cancellando di fatto questa stagione. Bisogna però anche dire che in alcune regioni, laddove ci sarà il sole, le temperature pomeridiane tendono a salire grazie alla marcata radiazione solare.
C’è poi una novità, da confermare: potrebbero riprendere le precipitazioni sul Nord Italia. Non sappiamo ancora se si tratterà di un fenomeno duraturo, ma la primavera nel Nord Italia è un periodo che normalmente registra buone precipitazioni – un picco massimo annuale, insieme a quello autunnale – quindi sarebbe del tutto normale che tornassero. E poi, pensateci: la Pasqua è in primavera. Se dovesse piovere, non credo sia un disastro. So bene che, purtroppo per gli operatori turistici, c’è solo da augurarsi che durante quei due giorni così importanti per tantissimi arrivi un periodo di transizione con miglioramento del tempo, cosa che potrebbe tranquillamente succedere. È proprio la tipicità del tempo primaverile: periodi di tempo discreto, se non buono, intervallati da fasi di maltempo. Il tutto deve coincidere con una certa data: che sia Pasqua o no, questo ancora non lo sappiamo. Ci aggiorneremo sicuramente con le nuove analisi dei modelli matematici.
Credit:
- European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- World Meteorological Organization (WMO)
- Copernicus Climate Change Service
- Met Office (UK)