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      Home » Marzo più freddo di Febbraio quasi subito. Causa Riscaldamento globale
      A La notizia del giornoA Scelta dalla RedazioneAd PremiereMeteo NewsZoom

      Marzo più freddo di Febbraio quasi subito. Causa Riscaldamento globale

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 01/03/2026
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      7 Min Lettura
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      Marzo dal meteo fortemente instabile.

      Riscaldamento globale, Amplificazione Artica e Primavera instabile: il clima che cambia le stagioni

      Nel contesto di un Riscaldamento Globale che ormai non è più discutibile, le condizioni meteo hanno registrato estremi atmosferici straordinari in tutto l’emisfero settentrionale. Questi estremi si sono manifestati negli ultimi anni anche nell’emisfero meridionale e continuano a verificarsi tuttora. Ne abbiamo parlato più volte nel corso dell’inverno: l’Amplificazione Artica avrebbe il potere, o meglio l’effetto, di incrementare la probabilità di eventi meteo estremi, in quanto la corrente a getto risulterebbe più ondulata e favorirebbe quelle situazioni di blocco atmosferico ormai ben note.

      Contents
      • Riscaldamento globale, Amplificazione Artica e Primavera instabile: il clima che cambia le stagioni
        • La corrente a getto e i suoi effetti
        • Il Nord America, terreno fertile per il freddo estremo
        • La primavera meteorologica ideale per le irruzioni fredde
        • L’alta pressione siberiana e le gelate tardive
        • L’estate che si avvicina, tra caldo esagerato e temporali

       

      La corrente a getto e i suoi effetti

      La corrente a getto è un vento che soffia in alta quota e che trasporta le masse d’aria, e in particolare le perturbazioni. Essa può avere una fase discendente, portando verso sud l’aria fredda, e una fase ascendente, che invece determina le ondate di calore. Essendo più acuta, genera come corrente a getto ondate di freddo e di caldo mediamente più intense rispetto al passato. A questo va aggiunto che la temperatura media del pianeta supera ormai abbondantemente di 1 °C il valore dell’era preindustriale, avvicinandosi addirittura a 1,5 °C. In sostanza, le ondate di freddo, a causa di questa più pronunciata discesa di aria polare, risultano particolarmente intense specie là dove si sommano condizioni geografiche favorevoli.

       

      Il Nord America, terreno fertile per il freddo estremo

      Il Nord America è estremamente esposto a queste situazioni, soprattutto il suo settore orientale, che presenta un clima molto più variabile rispetto a quello europeo. Da quel versante discende aria fredda proveniente dal Canada durante la stagione invernale, favorita anche dalle Montagne Rocciose a ovest: l’aria gelida scende verso sud-est senza trovare alcuna barriera e raggiunge persino le aree tropicali, come abbiamo visto con l’ondata di gelo di gennaio, giunta sino a Cuba. In Europa, invece, questo non può accadere con la medesima intensità: una corrente simile proveniente da nord-ovest giungerebbe dalla Groenlandia o dall’Islanda ed sarebbe notevolmente mitigata dalle temperature marine più elevate dell’oceano Atlantico, tutt’altro scenario rispetto al Canada dove in inverno le temperature scendono abbondantemente sotto i -40 °C. Al contrario, il freddo di tale intensità giunge in Europa da nord-est o da est, ovvero dalle aree continentali. Va poi ricordato un altro fattore che mitiga il clima europeo: la Corrente del Golfo, che risale dal Golfo del Messico verso le regioni artiche dell’Atlantico settentrionale. È risaputo che questa corrente ha ridotto la propria intensità rispetto al passato, anche se finora non ha generato effetti evidenti sul clima.

       

      La primavera meteorologica ideale per le irruzioni fredde

      Ora che l’inverno meteorologico è concluso e la primavera meteorologica ha preso il via, ci troviamo di fronte a una condizione meteo che vedrà l’incursione di aria proveniente dalle regioni artiche verso sud. Nella prima parte della primavera meteorologica, le correnti assumono una maggiore rilevanza negli scambi meridiani, cioè da nord verso sud e da sud verso nord: aumenta dunque la probabilità di avere irruzioni di aria fredda persino superiore all’inverno, insieme a una più vivace variabilità atmosferica. Le ondate di freddo, in questo caso, hanno durata breve, così come, in linea teorica, le ondate di caldo anche se su questo aspetto bisogna considerare anche le situazioni di blocco e l’influenza delle alte pressioni di matrice africana, fenomeno che un tempo era piuttosto raro e che invece è diventato frequente.

       

      L’alta pressione siberiana e le gelate tardive

      Bisogna tenere conto anche di un altro elemento: nella prima parte dell’inverno meteorologico si registra la massima espansione dell’alta pressione della Siberia, una bolla enorme di aria fredda che staziona nei bassi strati dell’atmosfera e cerca di farsi spazio in tutte le direzioni. Non appena trova una corrente che ne facilita lo spostamento, viene convogliata verso le aree circostanti. Ecco quindi che soprattutto nel mese di marzo si verificano quelle improvvise fasi di freddo che negli ultimi anni abbiamo osservato anche in aprile, con gelate tardive che hanno provocato ingenti danni in ambito agricolo e che – lo ricorderete – hanno costretto gli agricoltori ad accendere i falò in alcune coltivazioni pregiate per proteggere i germogli.

      Secondo i modelli matematici, la tendenza è quella di avere un raffreddamento durante il mese di marzo: la prima decade vedrà un calo delle temperature rispetto all’ultima decade di febbraio, e la seconda decade di marzo potrebbe essere decisamente più fredda di quanto osservato nelle ultime settimane. Si tratta di un’anomalia, così come lo è la fase di caldo che sta attualmente interessando l’Italia e ampie aree d’Europa. Ci aspettiamo un blitz di aria fredda discendente verso sud che andrà a determinare condizioni atmosferiche con caratteristiche invernali, pur non trovandoci più nel pieno dell’inverno, anche perché le giornate sono più luminose, la radiazione solare è decisamente più intensa e, con l’avanzare verso l’equinozio di primavera, avremo almeno 12 ore di luce diffusamente su tutto il nostro emisfero.

       

      L’estate che si avvicina, tra caldo esagerato e temporali

      Tutto ciò ci porterà verso la stagione estiva, sulla quale è doveroso essere sinceri: ci sono ragioni per essere preoccupati. Stiamo osservando un accentuarsi di fenomeni meteorologici estremi, e questo potrebbe preannunciare una stagione particolarmente variabile e instabile nella sua prima parte. Lo abbiamo riscontrato già nel 2025, con quelle alluvioni che si sono abbattute su varie aree del Nord Italia, oltre ai temporali particolarmente violenti che ne sono seguiti. Le stagioni sono cambiate e dobbiamo prenderne atto, così come è cambiato il clima.

       

      Credits:

      • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
      • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
      • NASA Global Climate Change
      • WMO – World Meteorological Organization
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