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Marzo da brividi? Gelo russo-siberiano in agguato

Meteo marzo incerto: temporali, gelo russo-siberiano e il rischio di un'irruzione fredda sull'Europa

Federico De Michelis di Federico De Michelis
01 Mar 2026 - 17:00
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News, Zoom
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Il rischio del gelo in Europa e freddo Italia.

Premesse necessarie sull’evoluzione meteo di marzo

(METEOGIORNALE.IT) È doveroso fare subito una serie di premesse, perché è necessario esprimere anche le perplessità legate all’evoluzione meteo e, soprattutto, alla situazione atmosferica attuale. Marzo è iniziato con temperature che sono spesso sopra la media del periodo, ovvero quella che va dal 1° al 10 marzo, prima decade del mese. L’inverno meteorologico è finito.

Osservando le proiezioni, l’inverno meteorologico sembra effettivamente concluso, almeno nel breve termine; eppure parlare di primavera, onestamente, risulta quasi innaturale, perché la primavera è qualcosa di ben diverso. La primavera vede una ripresa delle precipitazioni, un tempo dinamico, e non una situazione di blocco con alte pressioni che determinano una distribuzione delle piogge estremamente irregolare. Per tutto questo periodo non piove, e pioverà molto poco. Laddove dovesse piovere, tale condizione può innescare aree di bassa pressione in area mediterranea e favorire, dove scorreranno correnti da sud-est, precipitazioni anche abbondanti.

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Metà settimana: temporali, grandine e neve

Questo scenario sembra concretizzarsi attorno a metà della prossima settimana, soprattutto sulla Sardegna e forse sul sud-ovest del Piemonte, con nevicate possibili grazie al calo delle temperature. Ciò che emerge dalle proiezioni, soprattutto dal Centro Meteorologico Europeo (ECMWF), è il proliferare di temporali, prevalentemente pomeridiani, lungo tutta la penisola italiana, con grandinate e neve temporalesca sull’Appennino, laddove un flusso di aria fredda tenderà a interessare l’Italia.

Ecco perché cominciamo a parlare di una primavera “rotta”, per così dire: una primavera che, soprattutto sulle regioni settentrionali, non si manifesterà nella sua normalità. Per quelle aree, la normalità climatica è ben altra cosa. Le regioni centrali e meridionali italiane vedranno certamente una situazione di anomalia climatica, ma meno intensa rispetto al Nord Italia. Questa è la linea di tendenza per le prossime due settimane.

 

L’anticiclone russo-siberiano: il rischio che non va sottovalutato

In questo contesto, il Centro Meteorologico Europeo prospetta improvvisamente – pur avendolo già accennato in precedenza – un’irruzione dell’anticiclone russo-siberiano verso l’Europa orientale. Questo anticiclone sembrerebbe poi essere frenato nella sua corsa rapida verso sud-ovest e verso ovest dalle correnti atlantiche. Quella gigantesca bolla di aria gelida, dunque, non dovrebbe colpire l’Europa centrale e l’Italia: dovrebbe essere bloccata dalla circolazione atmosferica proveniente da ovest.

Tuttavia, tale circolazione risulta debole, e il rischio che il blocco non avvenga è concreto e va tenuto in considerazione. Non si osserva, infatti, una circolazione atmosferica a ovest abbastanza robusta da impedire all’anticiclone russo-siberiano – che si espande tanto rapidamente – di spingersi ulteriormente verso ovest. Basterebbero alcune centinaia di chilometri in più per portare il gelo a Londra, a Parigi e nel Nord Italia.

Si tratta di una bolla di temperature davvero rigide: sono previsti valori che potrebbero scendere anche sotto i -20 °C sulla Bielorussia, sull’Ucraina e in alcune regioni della Polonia. Si tratta di aree soggette al freddo estremo, va detto, e questo evento rientra nella normalità delle ondate di freddo di inizio primavera meteorologica. Sono fenomeni già verificatisi in passato, e non vi è alcuna influenza del forte Riscaldamento Stratosferico precedente, né alcuna interazione prevista con ciò che accade in stratosfera.

 

Stratosfera e Vortice Polare: un chiarimento necessario

La stratosfera è in subbuglio, è giusto dirlo; tuttavia, al momento non sussistono le condizioni perché essa interagisca e influenzi quella parte dell’atmosfera che viviamo quotidianamente, la troposfera. È importante ricordare che ciò che accade in stratosfera resta confinato lì. Possono verificarsi aumenti della temperatura, il Vortice Polare stratosferico può anche scindersi a 30 km di quota, ma non vi sono effetti diretti al suolo. Non significa automaticamente che si abbatterà un’ondata di gelo sull’Europa o sull’Italia: occorrono dinamiche specifiche che trasmettano gli effetti alle quote inferiori. I modelli matematici attuali non prevedono questo trasferimento. Potrebbe anche accadere, ma al momento non è possibile fornire informazioni in tal senso.

 

Come funzionano i modelli matematici di previsione

È utile spendere qualche parola su come si elabora una previsione meteorologica. I modelli matematici ufficiali forniscono quella che viene considerata la linea di tendenza più credibile, basata su miliardi di calcoli. Si parte dai dati osservati: una serie di elaboratori – in alcuni modelli supportati dall’intelligenza artificiale – costruisce ipotesi di evoluzione atmosferica. Sui siti web di meteorologia è visibile solo una parte di questi dati, mentre ne vengono utilizzati moltissimi per produrre le previsioni.

È però sempre necessario confermare la linea di tendenza, perché nessun modello offre certezze assolute. Esistono poi le previsioni accessorie – chiamate “spaghetti” o run paralleli – ovvero elaborazioni alternative dello stesso modello. Ciò che viene solitamente pubblicato è la corsa ufficiale, quella considerata più attendibile, ma non è detto che lo sia sempre. Il margine di errore va tenuto presente.

Per questo motivo ci permettiamo di segnalare che questa bolla d’aria gelida – prevista con grande intensità dal solo Centro Meteorologico Europeo, mentre il modello americano (GFS) la stima molto meno intensa – potrebbe non essere frenata e dilagare verso ovest e sud-ovest in Europa. Le probabilità sono forse ridotte, ma esistono e meritano attenzione: marzo è un mese molto variabile, soggetto a situazioni anche estreme, specialmente nel contesto del Cambiamento Climatico.

 

Cambiamento climatico e meteo estremo: il quadro generale

Febbraio si è chiuso con temperature diffusamente sopra la media in Italia e in gran parte dell’Europa occidentale. Questa energia accumulata può essere spesa sotto forma di ondate di calore, ondate di freddo o, soprattutto, in tempeste e temporali violenti. Il risultato è sempre uno: meteo estremo. Il meteo estremo non è altro che l’esasperazione e l’eccesso dei fenomeni atmosferici.

In Europa, e in particolare nell’Europa occidentale – dalla Germania verso ovest, compresa l’Italia e parte dei Balcani – questi fenomeni sono comunque meno devastanti rispetto ad altri continenti, come gli Stati Uniti d’America o il Canada. Oltreoceano, il clima è già di per sé favorevole a generare energia e l’orografia amplifica i fenomeni: gli uragani tropicali risalgono talvolta fino a New York, che pur si trova alla stessa latitudine di Napoli, eppure ha registrato storicamente temperature minime inferiori ai -20 °C, con fiumi gelati e bufere di neve di straordinaria intensità.

Alla stessa latitudine di Roma e Napoli, spostandosi verso est in direzione del mare – come la Corea del Sud o il Giappone – le condizioni meteorologiche invernali sono assai più rigide rispetto all’Italia. Al contrario, verso ovest, sulla penisola iberica e in Portogallo, il clima è lievemente più mite, seppure ancora influenzato notevolmente dall’Oceano Atlantico e, in misura rilevante, dall’Africa.

 

L’anticiclone africano e il riscaldamento europeo

In questo contesto, non va dimenticato il cosiddetto anticiclone africano. Pur avendo una matrice africana, esso diventa poi un anticiclone europeo con la capacità di comprimere l’aria negli strati bassi e determinare temperature elevatissime. È questo il meccanismo per cui fa caldo, ed è per questo che l’Europa si sta trasformando in un vero e proprio hotspot del Cambiamento Climatico: questi anticicloni persistono per settimane e settimane, alterando sensibilmente le temperature medie. Il riscaldamento europeo risulta così più accentuato rispetto ad altri continenti.

Eppure, quando compaiono bolle di aria gelida verso oriente, scatta un campanello d’allarme: questi fenomeni ci hanno colpiti in passato, anche a marzo, e non esistono barriere montuose in grado di fermarli. Nel Nord America, la catena montuosa occidentale ostacola il freddo canadese, che non raggiunge mai direttamente la costa del Pacifico, dirigendosi invece verso quella orientale. Noi, invece, abbiamo la strada spianata per queste masse di aria gelida. È cambiato qualcosa, sì: è mutata la sinottica atmosferica, ovvero la disposizione delle alte e delle basse pressioni, che ha ostacolato l’arrivo di aria fredda da est. Queste masse d’aria tendono tuttavia a stazionare in Scandinavia, dove gli inverni restano molto rigidi, pur con una tendenza all’aumento della temperatura media.

 

Conclusioni: un marzo di grande incertezza

In sintesi, nei prossimi giorni si verificheranno precipitazioni sparse, numerosi temporali sulla penisola italiana, qualche pioggia sulle regioni settentrionali e neve sulle Alpi. Il deficit pluviometrico persiste e non può essere definito diversamente. Nel frattempo, questa bolla d’aria gelida prevista dal Centro Meteorologico Europeo – che la vedrebbe espandersi in modo imponente attorno al 10-12 marzo – resta tutta da confermare. Ogni previsione di retrogression si scontra con quella che viene chiamata anche corrente di Hadley e con le correnti a getto che scorrono da ovest verso est, le quali oppongono una certa resistenza. Tuttavia, le alte pressioni russo-siberiane operano dal suolo e, nonostante la rotazione terrestre, possono muoversi senza essere ostacolate dalle correnti in quota.

Marzo rimane più incerto di quanto sembrasse appena ieri. Un’incertezza davvero estrema, che si spera venga chiarita nei prossimi aggiornamenti dei modelli matematici, perché pone chi si occupa di previsioni in una situazione di grande difficoltà.

 

Credits: (METEOGIORNALE.IT)

  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
  • Copernicus Climate Change Service (C3S)
  • World Meteorological Organization (WMO)
  • Met Office (UK)
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Tags: anticiclone russo siberianocambiamento climatico meteo estremogelo Europameteo marzoneve appenninoprevisioni meteo italiatemporali primavera
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Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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