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      Home » El Nino a tutta forza nei prossimi mesi, è una pessima notizia per noi
      A Scelta dalla RedazioneAd PremiereMeteo News

      El Nino a tutta forza nei prossimi mesi, è una pessima notizia per noi

      Le proiezioni mostrano che potrebbe scatenarsi un fenomeno d’intensità insolita, paragonabile al 2016 e al 1998

      Mauro Meloni
      Mauro Meloni
      Pubblicato: 07/03/2026
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      6 Min Lettura
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      Il ritorno di El Nino appare sempre più probabile
      Rappresentazione del riscaldamento delle acque del Pacifico

       

      Contents
      • Gli eventi del 1998 e 2016 dimostrano l’impatto devastante di un El Niño strong
      • Fenomeni estremi e clima sempre più caldo
      • Credit di Enti internazionali e riviste scientifiche:

      Non c’è troppo da girarci attorno e potrebbe scaturirne un’annata dal meteo bollente, almeno a livello globale. Diciamolo subito, senza troppi giri di parole. Quello che fino a pochi mesi fa era solo un sospetto tra i climatologi, oggi è diventata una quasi certezza. El Niño sta tornando, e non lo farà in punta di piedi. Le proiezioni attuali sono, francamente, inquietanti. Mostrano che nei prossimi mesi potrebbe scatenarsi un fenomeno d’intensità insolita. Potrebbe addirittura essere paragonabile alle ondate storiche del 2016 e del 1998, anni che ricordiamo bene per il caos meteorologico globale.

       

      Ma cos’è, esattamente, questo fenomeno che tanto inquieta? Molti lo confondono con il semplice Riscaldamento Globale, ma è qualcosa di diverso, seppur in una certa misura correlato. El Niño è una fase ciclica del sistema atmosferico-oceanico nel Pacifico tropicale. In pratica, le acque superficiali si scaldano in modo anomalo. Questo riscaldamento altera la circolazione dell’aria, e quindi le perturbazioni, su scala planetaria. Insomma, immaginate una vasca da bagno dove l’acqua calda, solitamente confinata a un’estremità dai venti, invade tutto il resto.

       

      Gli eventi del 1998 e 2016 dimostrano l’impatto devastante di un El Niño strong

      Le anomalie termiche previste dalle simulazioni non lasciano presagire nulla di buono e quello che appare più impressionante è il rapidissimo riscaldamento previsto rispetto alle condizioni attualmente neutre, dopo una fase de La Niña. Le analogie con il passato non sono incoraggianti. Chi c’era, ricorda cosa accadde tra il 1997 e il 1998, anche se sono trascorsi quasi trent’anni. Fu uno dei più forti eventi mai registrati. Siccità devastanti in Australia e Indonesia, alluvioni torrenziali in Sud America. Milioni di persone colpite, ecosistemi marini, come le barriere coralline, sbiancati e morenti.

       

      E poi il 2016. Un altro anno orribile. Temperature medie globali che schizzarono a livelli mai visti, incendi furiosi in Asia sud-orientale. Ora, i modelli matematici più accreditati – ammettiamolo, sono strumenti raffinati ma a volte sbagliano – indicano con inquietante convergenza che ci stiamo dirigendo verso una configurazione simile. Alcuni esperti parlano già di un “Super El Niño”, anche se è troppo prematuro ancora dare per certo un evento di tale entità.

       

      La prospettiva di un’intensità del genere è, oggettivamente, spaventosa. Perché è una pessima notizia per noi? La domanda è legittima. Potremmo pensare che un fenomeno nel Pacifico non ci riguardi direttamente. Errore banale. L’atmosfera è un sistema interconnesso. Se disturbi un lato, le conseguenze si ripercuotono ovunque. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, l’influenza di El Niño è complessa. Meno diretta rispetto ad altre zone del pianeta, in effetti. Eppure, non possiamo considerarci immuni. Le prime ripercussioni le vedremo probabilmente sul termometro globale. Non è detto che avremo ripercussioni per l’estate ma è possibile, più probabilmente per il periodo autunnale. Se il fenomeno raggiungerà i picchi previsti, il 2026 potrebbe facilmente diventare l’anno più caldo della storia, superando ogni record precedente.

       

      Fenomeni estremi e clima sempre più caldo

      Questo significa un’ulteriore accelerazione per i fenomeni estremi. D’altronde, l’abbiamo già visto con i nostri occhi negli ultimi anni, siccità prolungate, e poi ondate di maltempo violente e concentrate in pochi giorni. Con un forte El Niño a tutta forza, gli scenari invernali per l’Italia si complicano. Non c’è una regola fissa, lo sanno bene i meteorologi che studiano questi teleconnessioni. A volte porta inverni più miti e piovosi, altre volte devia le perturbazioni atlantiche, lasciandoci alla mercé di ondate di freddo parziale e secco. Insomma, è una lotteria atmosferica dove il primo effetto è quasi sempre un evento estremo.

       

      A volte mi chiedo se non stiamo sottovalutando la velocità con cui questi cambiamenti accadono. I climatologi avvertono da decenni. Forse ci siamo abituati a questi allarmi? Magari. Ma i numeri, questa volta, sono diversi. La rapidità con cui si sta sviluppando questo El Niño è sorprendente. Molti speravano in una tregua, dopo anni di predominanza del fenomeno opposto, La Niña, che tende a raffreddare leggermente la superficie terrestre. E invece, la pendola sta oscillando verso l’estremo opposto con una violenza inaudita.

       

      La preoccupazione maggiore non è solo il fenomeno in sé. È la sovrapposizione. Un El Niño potente che si innesca su un pianeta già molto più caldo rispetto al 1998 è un territorio inesplorato. È come mettere carburante speciale in un’auto che sta già correndo a velocità folle. La risposta dell’atmosfera potrebbe essere, francamente, imprevedibile. Potremmo assistere a interazioni e feedback climatici mai osservati prima d’ora. Questo è il vero motivo per cui gli scienziati sono inquieti. El Niño sta arrivando, e ha tutta l’aria di voler fare la storia, purtroppo non in senso positivo per il meteo dei prossimi mesi.

       

      Credit di Enti internazionali e riviste scientifiche:

      World Meteorological Organization (WMO)

      National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)

      European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)

      Nature Climate Change

      Science Magazine

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      TAG:El Ninooceano pacificoriscaldamento globaletemperature globali
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