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Valle Padana tutta IMBIANCATA: gli esperti spiegano se e come sarà possibile

Davide Santini di Davide Santini
12 Gen 2026 - 15:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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ID 28602732 ©
Tomas1111 | Dreamstime.com

 

(METEOGIORNALE.IT) Dopo l’ultima ondata di freddo, che non ha prodotto grandi nevicate in Valle Padana, l’amarezza nei meteo appassionati di gelo e neve è ancora presente. E a questo punto sorge spontanea la domanda. Potrà imbiancarsi del tutto, o comunque in maniera ingente, nei prossimi anni? O magari proprio nelle prossime settimane? Calma, andiamo per gradi e scopriamo insieme perché non è riuscito a nevicare in maniera molto diffusa nonostante un gran freddo.

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Un incipit tecnico

Quando un’ondata di gelo interessa il continente europeo, esattamente come è successo nelle scorse due settimane, sapere quanto freddo farà non si traduce automaticamente in neve sicura in Valle Padana. Come sempre accade, dobbiamo fare un discorso di insieme. In questo caso entrano in gioco le correntia in quota, ma pure i minimi di bassa pressione al suolo. Tanti tasselli di un puzzle che in questo caso non si è completato.

 

Nel corso di questo freddo gennaio 2026, l’asse della saccatura fredda si è allungato verso il Mediterraneo centrale, creando le condizioni ideali per la formazione di profonde depressioni al Sud. Con questo pattern meteo quasi tutto il Settentrione non solo rimane ai margini delle correnti perturbate, ma è pure sottovento rispetto alle Alpi.

 

Sono due condizioni estremamente contrarie all’arrivo di nevicate intense. Non a caso, le conseguenze sono state presto detto. Tantissimo freddo, estese gelate, qualche nevicatina da nebbia e galaverne. Volendo vedere, l’unica zona interessata da una bella nevicata è stata l’Emilia Romagna. Ma stiamo parlando di circa un terzo della Valle Padana, i restanti due terzi hanno ricevuto praticamente le briciole.

 

Servono le correnti giuste

Affinché si verifichino precipitazioni nevose a livello di pianura è necessaria una combinazione molto particolare di aria fredda, umidità e correnti perfette. Se manca una depressione collocata nel punto giusto, masse d’aria molto fredde possono comunque attraversare il Nord, ma lasciando al suolo solo qualche fiocco oppure nemmeno quello.

 

Servono le correnti giuste per avere la neve in pianura, altrimenti il freddo può essere molto intenso, ma si limita solo a brinate e galaverne.
ID 126334122 ©
Subbotina | Dreamstime.com

Ci saranno nuove occasioni?

Per adesso non ci sono le condizioni meteo perfette per una grossa nevicata. Inoltre, è utile ricordare che, qualora dovesse esserci, sarebbe un episodio di breve durata. Non esiste più la stagione fredda di tre mesi. Come accadeva qualche decennio fa. Dove se in un periodo si veniva saltati, con buona probabilità alla seconda irruzione fredda si veniva presi in pieno.

 

Purtroppo, le condizioni meteo climatiche non sono più quelle del passato. Avere mezzo metro di neve in Valpadana è diventato davvero qualcosa di raro. Quasi storico. Per concludere, chiariamo la seguente cosa. Le precipitazioni abbondanti ci sono ancora, anzi addirittura piove persino di più in inverno. Ma per l’appunto è pioggia. E la neve relegata dai 500-1000 metri in su. Non è una questione di siccità. È proprio una questione di freddo che latita.

 

Il gelo di una volta non ci sarà più. Le ondate fredde che riuscivano a ghiacciare in parte i fiumi appartengono oramai al passato.
ID 161665049 ©
Calinescu Silviu | Dreamstime.com

 

Credits

ECMWF

Global Forecast System del NOAA, 

ICON

AROME

ARPEGE

IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

Copernicus Climate Change Service (C3S)

NASA Goddard Institute

American Meteorological Society (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: alpialta pressionebrinatecambiamento climaticoclimacorrenti atmosferichedepressioniECMWFfreddogalavernagelogennaio 2026gfsinvernoIPCCmeteometeo Italiamodelli meteoneveneve in pianuraneve raraondata di freddoprecipitazioniprevisioni meteoriscaldamento globalesaccatura freddaValle Padana
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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