(METEOGIORNALE.IT) I primi dieci giorni di gennaio sono stati molto freddi nel Nord Italia. Una situazione meteo notevole in un “clima in fase di riscaldamento”.
La seconda decade del mese sarà molto più mite. Buona parte d’Italia avrà valori sopra la media. Ma ecco che la terza decade di gennaio potrebbe essere di nuovo molto fredda. Forse non raggiungeranno i livelli della prima parte del mese, ma resta da vedere quale rotta avrà la prossima irruzione fredda, che nel caso fosse siberiana, come ipotizzato, potrebbe essere assai gelida.
Guardando questa mappa delle anomalie termiche, viene quasi da stropicciarsi gli occhi, tanto è netto il contrasto cromatico che spacca in due il Vecchio Continente. Non è la solita variabilità invernale, diciamolo subito. Siamo di fronte a una configurazione barica da manuale di meteorologia sinottica, una di quelle situazioni che fanno discutere non solo gli esperti, ma anche chi, uscendo di casa la mattina, si chiede se serva l’ombrello o il piumino pesante.
La cartina elaborata dai centri di calcolo (riferimento JMA) per la prima decade di Gennaio 2026 ci racconta una storia di estremi, una sorta di braccio di ferro atmosferico dove non esiste quasi spazio per la normalità. Insomma, o si gela o si suda, metaforicamente parlando.
Una visione d’insieme: il dipolo atmosferico
Se osserviamo il quadro generale, salta subito all’occhio quella che in gergo chiamiamo “ondulazione marcata”. Non abbiamo correnti tese e veloci da ovest verso est, quelle che solitamente portano le perturbazioni atlantiche in serie. No, qui il Jet Stream si è inceppato, o meglio, si è messo a serpeggiare in modo violento.
A ovest, e in particolare sulle alte latitudini, vediamo una colata di aria artica che sembra voler inghiottire tutto, colorando di blu scuro la mappa. A est, invece, una muraglia di alta pressione pompa aria calda subtropicale fin nel cuore della Russia, accendendo la cartina di toni arancioni e rossi che, in pieno Gennaio, fanno quasi impressione. È il classico schema di blocco: l’aria fredda scende, quella calda sale, e nel mezzo si creano zone di confine turbolente. E in questo scenario, l’Europa diventa il campo di battaglia perfetto.
Il Grande Freddo nel Nord Ovest
Partiamo dal blu, quello intenso. La Scandinavia, il Regno Unito e buona parte dell’Europa nord-occidentale sono sotto scacco. Qui il Vortice Polare ha deciso di fare sul serio. Non è un freddo di passaggio, è un’anomalia negativa che in certe zone tocca i -6°C o addirittura i -10°C rispetto alla media. Significa che in Norvegia o in Svezia, dove il freddo è di casa, le temperature sono scese ben oltre il livello di guardia, probabilmente congelando i fiordi e mettendo a dura prova le infrastrutture energetiche.
Questa lingua gelida, però, non si ferma a Oslo o Stoccolma. Scivola giù, abbraccia la Scozia, l’Irlanda e si tuffa verso la Francia e la Spagna settentrionale. Notate quel blu che si estende nell’Atlantico? È il segnale di un flusso perturbato e freddo che tiene sotto tiro l’Europa occidentale, portando piogge, nevischio e quella sensazione di inverno crudo che, negli ultimi anni, avevamo quasi dimenticato.
L’Asia e l’Est Europa: un forno invernale
Spostando lo sguardo verso est, la musica cambia radicalmente. Sembra quasi un altro pianeta. Dalla Germania orientale in poi, tutto si tinge di giallo, arancione e rosso fuoco. La Russia europea, l’Ucraina, i Balcani e la Turchia stanno vivendo un’anomalia termica mostruosa. Parliamo di scarti positivi anche di 10°C sopra le medie stagionali.
Per capirci, in zone dove a Gennaio dovrebbero esserci metri di neve e ghiaccio, probabilmente piove o c’è il sole con temperature autunnali. È l’effetto di un promontorio anticiclonico di blocco, alimentato da correnti meridionali, forse richiamate proprio dalla discesa fredda che avviene più a ovest. In Siberia occidentale e sugli Urali, il rosso è così intenso che suggerisce un vero e proprio “heat wave” invernale. Questo tipo di configurazione, con l’anticiclone russo-siberiano latitante o sostituito da bolle calde, è un segnale preoccupante per gli equilibri del ghiaccio continentale.
Africa: il serbatoio di calore
E l’Africa? Il Nord Africa, come si vede dai bordi inferiori della mappa, non sta a guardare. Le anomalie gialle e arancioni sulle coste di Libia ed Egitto ci dicono che il “motore caldo” è acceso. Non c’è un vero filtro che blocchi l’aria mite del deserto; anzi, la depressione atlantica che affonda a ovest (quella zona blu vicino al Portogallo) agisce come una pala che scava e, per reazione, spinge l’aria calda africana verso il Mediterraneo orientale. È un meccanismo idraulico perfetto: se spingi giù da una parte, l’acqua (o l’aria) deve risalire dall’altra.
Focus Italia: terra di confine
Arriviamo al dunque, alla nostra penisola. L’Italia, come spesso accade per la sua posizione allungata nel Mediterraneo, si trova esattamente sulla linea di frizione. Guardate bene la mappa: non siamo né totalmente nel blu profondo, né nel rosso accecante. Siamo nel limbo, in quella zona di transizione che rende le previsioni un mal di testa per i meteorologi.
Il Nord Ovest e la Sardegna risentono ancora dell’influenza atlantica. Vediamo chiazze di azzurro tenue o colori neutri che lambiscono il Mar Tirreno e le Alpi occidentali. Qui l’inverno prova a fare il suo dovere, magari con qualche nevicata a quote medie e temperature che rientrano nei ranghi o scendono leggermente sotto. Chi vive a Torino o Milano potrebbe sperimentare giornate grigie, umide, tipicamente invernali ma senza eccessi siberiani.
Discorso diverso, molto diverso, se ci spostiamo verso l’Adriatico e il Sud. La Puglia, la Calabria ionica e tutto il versante orientale sono “contagiati” dal respiro caldo che risale dai Balcani e dalla Grecia. Lì i colori virano sul giallo. Significa che mentre a Gennaio ci aspetteremmo la tramontana tagliente, potremmo ritrovarci con uno scirocco umido o un libeccio mite che porta i termometri su valori quasi primaverili.
È un’Italia divisa, insomma. Le Alpi fanno da muro parziale, ma è l’asse stesso della saccatura (la valle di bassa pressione) a determinare il tempo. Se quell’asse si sposta di soli 200 chilometri a est, il freddo entra dalla porta della bora e dilaga. Se resta a ovest, come sembra suggerire questa istantanea, saremo condannati a un flusso umido e mite, con la neve relegata solo alle cime più alte e tanta pioggia in pianura.
In conclusione, questo inizio di Gennaio 2026 ci mette davanti alla realtà di un clima che fa fatica a trovare un equilibrio statico. Non ci sono mezze misure: a nord-ovest si battono i denti, a est si passeggia leggeri. E noi, qui in mezzo, osserviamo il cielo aspettando di capire quale dei due giganti atmosferici vincerà il braccio di ferro sulla nostra testa.
Fonti e approfondimenti scientifici: (METEOGIORNALE.IT)

