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Ogni anno più o meno nel periodo invernale emerge un termine meteo che può sancire le sorti dell’intero inverno. Si tratta del riscaldamento stratosferico improvviso. In questo articolo cerchiamo di capire che cosa implica e quali potrebbero essere le conseguenze per l’Italia.

 

Dove nasce

Ci troviamo nella Stratosfera, tra i 10 e i 50 chilometri sopra la superficie terrestre. È qui che ogni tanto si verifica un fenomeno straordinario, capace di condizionare il tempo per centinaia di migliaia di chilometri quadrati. Il famoso Sudden Stratospheric Warming (SSW).

 

Cerchiamo di farla semplice. Perché stiamo trattando di termini molto tecnici. Siamo sul polo nord e di colpo avviene una vera e propria esplosione termica: in pochi giorni, la temperatura può aumentare di 40, 50, perfino 70 gradi.

 

Che valori!

Si tratta in poche parole di un’energia improvvisa che colpisce direttamente il Vortice Polare. Questo termine ormai è familiare anche a chi non segue la meteorologia, ma per capire davvero di cosa si tratta, bisogna immaginarlo come una gigantesca trottola di aria gelida che ruota in senso antiorario sopra il Polo Nord.

 

Proviamo a fare un esempio semplice. Finché gira compatta e veloce, mantiene il freddo confinato all’Artico, mentre alle medie latitudini le correnti miti oceaniche ci portano un clima relativamente temperato. Italia inclusa. Quando è così di freddo non ce n’é traccia.

 

Quando però si verifica uno Stratwarming può addirittura invertire il senso di rotazione. I venti iniziano a soffiare da est verso ovest, dando le probabilità di avere una colata gelida da nord-est. Che è una condizione essenziale per avere freddo solitario.

 

Ma attenzione che…

Esattamente come accade in molti altri campi, non è così semplice la situazione. Si possono essere dei SSW molto forti e non arrivare praticamente nulla in Italia. Perché magari finisce tutto sui Balcani. È già successo più volte. In caso emblematico è stato nel febbraio 2023. Un’ondata di gelo particolarmente intensa sul continente europeo orientale, che però ha solo sfiorato l’Italia.

 

Esempio di analisi della mappa dei primi di febbraio del 2023. Si nota un’ondata di gelo piuttosto diffusa, ma finita troppo a oriente. Nessuno si ricorda in Italia di aver vissuto un periodo particolarmente freddo.

 

E qui entra in gioco…

…l’Oscillazione Nord Atlantica, la cosiddetta NAO. Quando uno Stratwarming significativo riesce ad arrivare nella bassa atmosfera, la NAO tende a crollare. Ciò significa che gli attori come l’anticiclone delle Azzorre e la depressione d’Islanda, non esercitano più i classici schemi. Si forma un “blocco” di alta pressione sull’Atlantico, costringendo l’aria gelida a scendere verso l’Europa centrale e il Mediterraneo.

 

Tale pattern meteo è l’elemento che può trasformare un freddo normale in un evento storico. Quando l’aria fredda continentale incontra correnti umide provenienti dall’Atlantico o dal Mediterraneo, si creano condizioni perfette per nevicate intense. L’equilibrio è delicatissimo: basta un leggero aumento della temperatura o un minimo ritardo nelle correnti per trasformare la neve in pioggia.

 

L’oramai celebre ondata di gelo del febbraio 2012. Si nota come un riscaldamento stratosferico improvviso abbia generato il periodo più freddo di tutti gli anni 2000 in Italia.

 

C’è pure un paradosso

In un’epoca di riscaldamento globale continuiamo a osservare gelate intense. Un Artico più caldo riduce il gradiente di temperatura tra Polo e Equatore, indebolendo il Vortice Polare e rendendolo più vulnerabile agli Stratwarming.

 

Così potremmo vivere inverni generalmente più miti, interrotti da improvvise ondate di gelo, spesso intense ma di breve durata. Questo vuol dire che si tratta di inverni mordi-e-fuggi. Non esiste più un intero periodo sotto media. Non esistono più quattro o addirittura sei settimane di gelo come una volta.

 

Esistono però le ondate gelide cruente. Come detto, sicuro che si verifichino e soprattutto che vengano proprio a colpire l’Italia. Ma stiamo parlando di probabilità. Non di certezze. Infatti, anche in un clima più caldo, fasi meteo di stampo polare o addirittura russo possono ancora capitare, in maniera molto occasionale.

 

Credit

ECMWF

Global Forecast System del NOAA, 

ICON

AROME

ARPEGE

IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

Copernicus Climate Change Service (C3S)

Nature Geoscience

Met Office

ScienceDirect

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