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Cometa 3I/ATLAS: il visitatore interstellare “saluta” la Terra

Diciamolo subito, a scanso di equivoci: non sarà la classica stella di Natale da ammirare con il naso all’insù mentre si torna dalla messa di mezzanotte o si digerisce il panettone. E no, non serve tirare fuori dal ripostiglio quel vecchio binocolo impolverato sperando in un miracolo. Eppure, venerdì 19 dicembre 2025 segnerà una data cerchiata in rosso – anzi, rossissimo – sui calendari di tutti gli osservatori astronomici del pianeta.

La protagonista è lei, 3I/ATLAS, un nome che sembra una targa automobilistica o una password dimenticata, ma che nasconde un fascino esotico pazzesco. È una cometa interstellare. Significa che non è roba nostra, non appartiene al “quartiere” del Sistema Solare; viene da fuori, da molto lontano, ed è qui solo di passaggio.

 

Un appuntamento a distanza di sicurezza

C’è sempre un po’ di apprensione quando si legge “cometa in avvicinamento alla Terra“, vero? Fa subito film catastrofico anni Novanta. In questo caso, però, possiamo dormire sonni tranquilli. Anzi, tranquillissimi. Il massimo avvicinamento previsto per venerdì porterà questo oggetto errante a circa 1,8 UA da noi.

Per chi non mastica unità astronomiche a colazione, stiamo parlando di qualcosa come 270 milioni di chilometri. Insomma, una distanza che è quasi il doppio di quella che ci separa dal Sole. Nessun rischio di impatto, nessuna alterazione gravitazionale, nessuna fine del mondo in vista. È un “ciao” detto da molto, molto lontano.

La cometa sta viaggiando su un’orbita iperbolica – tecnicamente molto eccentrica – il che conferma la sua natura di vagabonda cosmica. È entrata nel nostro sistema dalla direzione della costellazione del Sagittario correndo come una pazza (si fa per dire, ma 60 km/s non sono pochi) e ora, dopo aver toccato il punto più vicino al Sole lo scorso ottobre, sta già facendo le valigie per andarsene verso il buio profondo.

 

Il club esclusivo dei visitatori interstellari

Perché tanto clamore se è così lontana? Beh, perché 3I/ATLAS è una rarità assoluta. In effetti, è solo il terzo oggetto di questo tipo che siamo riusciti a individuare nella storia dell’astronomia moderna. Prima di lei c’erano stati solo 1I/ʻOumuamua – quel famoso “sigaro” roccioso che fece impazzire tutti nel 2017 — e la cometa 2I/Borisov un paio di anni dopo.

Per gli scienziati, questo passaggio è un regalo inaspettato. Avere un oggetto che si è formato attorno a un’altra stella, magari lontana anni luce, e che passa “qui dietro” – astronomicamente parlando – è un’occasione irripetibile. Ci permette di annusare, metaforicamente, di cosa è fatto l’Universo là fuori senza doverci muovere da casa.

 

Caccia aperta: istruzioni per l’uso (dall’Italia)

Qui arriva la nota dolente, o forse solo realistica: lo spettacolo non è per tutti. Nonostante l’entusiasmo della comunità scientifica in Europa e negli Stati Uniti, per noi comuni mortali la visione a occhio nudo è esclusa. La cometa avrà una magnitudine stimata tra l’11 e il 12. Tradotto? È un oggetto debole, elusivo.

Tuttavia, se possedete un telescopio serio – parliamo di strumenti con un diametro di almeno 15-20 cm — la caccia è aperta. Per noi che osserviamo dall’Italia, la finestra temporale migliore si aprirà proprio tra il 18 e il 20 dicembre. Bisognerà fare le ore piccole: il momento d’oro è nelle ore centrali della notte, grosso modo tra la mezzanotte e le 4 del mattino, quando la cometa sarà più alta sull’orizzonte meridionale (tra i 20° e i 25°), incastonata tra le costellazioni del Leone e della Vergine.

 

Dove scappare per vederla

Non basta avere lo strumento giusto; serve il cielo giusto. E in Italia, si sa, il buio vero è merce rara. Se abitate nella Pianura Padana o vicino alle grandi città costiere, lasciate perdere: l’inquinamento luminoso cancellerà ogni traccia della nostra ospite.

Per avere una chance, bisogna cercare cieli di classe “Bortle 3 o 4”, ovvero cieli rurali o di montagna. I fortunati sono coloro che si trovano nelle valli interne della Valle d’Aosta o del Trentino-Alto Adige, oppure sull’Appennino lucano in Basilicata, che vanta alcuni dei cieli più scuri della penisola. Ottime chance anche per chi si trova nelle zone interne della Sardegna o sui rilievi della Calabria. Insomma, più siete lontani dai lampioni, meglio è.

Gli astronomi studieranno i suoi getti di gas e la sua chioma — che recenti immagini mostrano tingersi di verde — per carpirne i segreti chimici. Per noi appassionati, anche solo riuscire a intravedere quel debole puntino sfocato nell’oculare avrà un sapore speciale: la consapevolezza di guardare un pezzo di un altro mondo che ci sfreccia accanto, silenzioso, prima di perdersi per sempre nel nulla cosmico.

 

Fonti e approfondimenti internazionali:

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