Vi siete mai chiesti da dove arrivava il freddo estremo durante la Piccola Era Glaciale? Ebbene, in questa era di Cambiamento Climatico, chiediamocelo. Il Pianeta oggi è, osservando i numeri, di soli 2°C più caldo di allora come temperatura media. Eppure durante la Piccola Era Glaciale avanzarono i ghiacci anche sulle nostre Alpi, in Appennino centrale, gelava spesso il Po e l’Arno, il ghiaccio si formava ai bordi del Tevere e nelle vallate dell’alto Lazio e dell’Umbria.
Non vi sono dubbi che ci sia un cambiamento del clima che porta a temperature più elevate rispetto al periodo pre-industriale, un valore che oggi è quasi incerto, perché ci sono fasi in cui siamo anche oltre i 2°C sopra quel periodo e quindi ben 3°C oltre quello della PEG. La risposta è semplice: esistono le fluttuazioni del clima, di cui spesso si ha timore di parlare per non alimentare i negazionisti del cambiamento del clima. Ma è la realtà. E allora, può essere questo ad aver bloccato da alcuni anni la porta del gelo siberiano, in quanto non è necessario che vi sia sempre un evento di Stratwarming per innescarlo.
Eh sì, un po’ di confusione la facciamo quando raccontiamo che lo Stratwarming potrebbe deviare le correnti e spingere il gelo siberiano da noi, ma non vi abbiamo detto – concedeteci anche l’esigenza editoriale – in ogni articolo che il gelo siberiano può arrivare anche senza che lo Stratwarming interferisca con le correnti della Troposfera.
E allora perché durante la Piccola Era Glaciale faceva così freddo? Ci sono numerosi studi in merito, che contemplano spesso l’attività solare. Ma anche altri fattori favorirono l’espansione di quel grande gelo che, peraltro, non tutti gli anni risultava estremo. Uno è l’indice NAO, quello del Nord Atlantico, l’altro è quello che chiamiamo AO, ovvero l’indice che misura la stabilità del Vortice Polare.
All’epoca vi era un Vortice Polare molto debole, inoltre le macchie solari si sommarono a tale effetto, con anche una NAO atlantica fortemente negativa. E quindi, soprattutto l’Europa – e meno il Nord America – patì la PEG, ovvero Piccola Era Glaciale.
L’Europa sotto l’influenza di aria siberiana diventa un congelatore a cielo aperto, e questo può persistere per mesi. Ci sono studi, e non pochi a dire il vero, che valutano le cause della sua assenza, o quasi, in Europa. Ebbene, spulciando queste ricerche come ho fatto, ho letto con sconcerto che siamo vittima di un negazionismo del rischio di freddo estremo, che la miriade di mappe sul caldo – ma anche sull’aumento reale della temperatura, specie in Europa – ha delle responsabilità legate pure alle fluttuazioni del clima, perché non vi è prova contraria che a causarle sia il solo Cambiamento del Clima.
Esistono numerosi studi approfonditi sulle fluttuazioni dell’espansione del freddo siberiano in Europa e sui meccanismi climatici che le favoriscono o le ostacolano. La ricerca scientifica ha identificato diversi fattori chiave che regolano questi fenomeni. Ricerche e studi che nessuno pubblicizza, però.
Il ruolo dell’Anticiclone Siberiano (Siberian High)
L’Anticiclone Siberiano è una massiccia raccolta di aria fredda e secca che si accumula nella parte nord-orientale dell’Eurasia da Settembre ad Aprile, solitamente centrato sul Lago Bajkal. Durante l’inverno, la temperatura dell’aria vicino al centro dell’area di alta pressione è spesso inferiore a -40°C, con la pressione atmosferica spesso sopra i 1040 hPa. Qui però può fare freddo sino a -70°C e la pressione atmosferica può superare i 1040 hPa.
Studi recenti hanno documentato un drammatico indebolimento dell’Anticiclone Siberiano: è stato rilevato un trend di -2,5 hPa per decennio nell’indice SHI tra il 1978 e il 2001, con valori dell’SHI insolitamente bassi rispetto al 1871. Questo indebolimento ha conseguenze dirette sulle ondate di freddo in Europa, poiché l’indebolimento dell’Anticiclone Siberiano è un fattore primario degli inverni più caldi in quasi tutta l’Asia continentale extra-tropicale e persino sulla maggior parte dell’Europa.
Oscillazioni climatiche principali
Arctic Oscillation (AO) e North Atlantic Oscillation (NAO)
Le fasi negative di AO e NAO sono strettamente correlate con le irruzioni fredde siberiane in Europa. Le fasi negative di NAO e AO sono note per essere associate a masse d’aria fredde di origine siberiana che migrano verso ovest e a un trasporto meridionale potenziato.
Durante la fase negativa dell’AO:
La pressione dell’aria è superiore alla media sull’Artico e inferiore alla media alle medie latitudini. Il jet stream si sposta verso l’equatore. Le località delle medie latitudini hanno maggiori probabilità di sperimentare irruzioni di aria polare gelida durante gli inverni con AO negativa.
L’inverno 2009-2010 rappresenta un esempio estremo: questo periodo ha presentato 63 giorni su 90 con condizioni NAO negative, la fase più marcata dal 1949, causando severe ondate di freddo in tutta l’Europa.
Queste situazioni così variabili rientrano nelle normali fluttuazioni del tempo atmosferico. La persistenza, dopo decenni, diventa Cambiamento Climatico, ma non è detto che sia esclusivamente colpa delle emissioni di gas serra, anche se il riscaldamento del Pianeta influenza tutto il tempo atmosferico terrestre, con variazioni impensabili anche con un valore medio di 0,5°C.
Blocking atmosferici
I pattern di blocking sono fondamentali per le irruzioni fredde. Gli inverni rigidi in Europa sono associati al blocking sul Nord Atlantico settentrionale, sull’Europa continentale o sulla regione degli Urali. Quando si forma un blocking:
l’avvezione orizzontale di aria fredda sul fianco orientale di un blocco tipicamente origina da latitudini più elevate – l’Artico – o da aree continentali fredde – principalmente Russia. Le masse d’aria fredde possono estendersi per migliaia di chilometri.
Ebbene, questi blocchi, pattern, insomma, varie definizioni per una sinottica atmosferica, avvengono non perché c’è stato uno Stratwarming.
Ghiaccio marino artico
La perdita di ghiaccio marino nel Mare di Barents-Kara ha effetti paradossali: mentre la maggiore perdita di ghiaccio marino artico si verifica tra tardo Autunno e inizio Inverno, gli effetti sull’AO e sugli estremi meteorologici delle medie latitudini persistono durante l’Inverno per via della lunga scala temporale dei processi stratosferici.
Copertura nevosa siberiana
La copertura nevosa in Siberia è un precursore chiave del clima invernale europeo. L’espansione rapida della neve in Ottobre aumenta l’albedo superficiale, raffredda la massa terrestre e rafforza l’Anticiclone Siberiano. E so bene quanto gli appassionati di meteo deridano quando ne parlo. Ma questa è l’assenza di conoscenza che abbiamo in Italia della meteorologia rispetto ad altri Paesi d’Europa e al Nord America, dove i dati – in questo caso scientifici – sono ascoltati e viene dato il giusto peso. Non tutti siamo scienziati o meteorologi, ma anche solo lettori, e oggi diversi studiosi analizzano l’influenza della neve in Siberia da Settembre per individuare le potenzialità di un Inverno freddo.
Vortice Polare della Stratosfera
Se il Vortice Polare rimane forte, il flusso occidentale domina, mantenendo l’Europa mite e umida. Ma se il vortice si indebolisce – o peggio, collassa in un Riscaldamento Stratosferico Improvviso (SSW) – il risultato può essere una severa irruzione fredda attraverso il continente. Ebbene, non sempre deve esserci un SSW per avere il gelo siberiano. A fine Settembre abbiamo avuto correnti dalla Siberia fino all’Italia, con neve nei Balcani caduta a 200 metri di quota.
Cosa dicono le previsioni climatiche di questo inverno
Per l’Inverno 2025/2026, i modelli matematici suggeriscono una NAO positiva per la prima parte di Dicembre, con transizione verso episodi di NAO negativa in Gennaio e Febbraio. È possibile un evento acuto di Stratwarming dopo il 10 Dicembre, con eventuali conseguenze sul Vortice Polare.
Ma già indici NAO e AO in tendenza negativa nei mesi invernali favorirebbero un meteo tempestoso in Europa, con fasi nevose e gelide nel cuore del continente, con il rischio che ne venga coinvolta anche l’Italia.
Il termine rischio non significa che ci sarà il gelo o che si avranno nevicate diffuse anche in Italia: si parla di probabilità.
La ricerca continua a evidenziare come piccole variazioni nell’intensità dell’Anticiclone Siberiano e nelle oscillazioni atmosferiche possano tradursi in impatti climatici estremi su scala regionale, rendendo cruciale il monitoraggio di questi indici per la previsione delle ondate di freddo in Europa – e quindi anche in Italia.
Insomma, abbiamo indici climatici favorevoli per fasi invernali ideali per ondate di freddo, come avvenne nel 2012. Questo è quanto emerge. Non significa la stessa sinottica atmosferica e medesime conseguenze: si parla di indici e condizioni ideali, non di certezze che succederà un gelo in stile Febbraio 2012 in Europa e soprattutto in Italia.
Ovviamente, chi si limiterà a leggere il solo titolo di questo articolo dirà che abbiamo annunciato l’Era Glaciale. Ma questa è fantasia dovuta alla superficialità della lettura rapida degli articoli.
Credit: ECMWF – NOAA – Copernicus – Met Office – IPCC