Il 2024 ha consegnato all’Europa un triste primato: quello di continente che si scalda più rapidamente di tutti. Una notizia che pesa come un macigno, perché le conseguenze sono già davanti ai nostri occhi. Ondata di calore, siccità, tempeste violente e inondazioni catastrofiche hanno trasformato l’anno appena concluso in uno spartiacque climatico.
A raccontarlo nei dettagli è il nuovo European State of the Climate 2025, il rapporto realizzato dal Copernicus Climate Change Service insieme all’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO). Una vera e propria radiografia del clima europeo, che mette nero su bianco ciò che molti cittadini hanno vissuto sulla propria pelle.
Il 2024: un anno di record negativi
Per la prima volta da quando esistono le misurazioni, la temperatura media in Europa ha superato di +1,5 °C l’era preindustriale, andando oltre il limite fissato dagli Accordi di Parigi. Un dato che segna un punto di non ritorno: l’85% del continente ha vissuto valori sopra la media, con picchi anomali anche in Scandinavia.
Le conseguenze sono state evidenti ovunque: mari più caldi che mai, notti tropicali sempre più frequenti, ghiacciai in ritirata e fenomeni meteo estremi che hanno sconvolto intere regioni.
Tempeste e alluvioni: 2024 anno nero
Il 2024 verrà ricordato anche per la lunga sequenza di eventi estremi che hanno colpito l’Europa occidentale e centrale. Le piogge torrenziali hanno causato oltre 335 vittime, danni stimati per più di 18 miliardi di euro e centinaia di migliaia di sfollati.
Tra i casi più gravi spiccano la tempesta Henk di gennaio su Francia, Inghilterra e Scozia, le alluvioni primaverili tra Spagna e Francia, e soprattutto la tempesta Boris di settembre. Alimentata dalle acque calde del Mediterraneo e del Mar Nero, Boris ha scaricato l’equivalente di tre mesi di pioggia in soli cinque giorni, colpendo otto Paesi dell’Europa centro-orientale.
Ma l’evento più tragico è stato quello di fine ottobre in Valencia, dove le inondazioni hanno provocato la morte di 232 persone e danni superiori a 16 miliardi di euro.
Il Sudest bollente
Se a ovest si combatteva con le piogge, il sudest europeo affrontava una lunga estate rovente. Tra giugno e settembre, ben 43 giornate sono state segnate da ondate di calore, con una temperatura percepita che ha toccato i 38 °C il 13 agosto.
Il fenomeno delle notti tropicali, in cui i valori non scendono mai sotto i 20 °C, ha raggiunto quota 23, battendo il record storico del 2012.
Ghiacciai e neve in rapido declino
Le nevicate abbondanti registrate nel Nord Europa durante l’inverno non sono bastate a salvare i ghiacciai. Nel 2024, le Svalbard hanno perso in media 2,7 metri di spessore, la Scandinavia 1,8 metri e le Alpi 1,2 metri. Una perdita che continua a ridisegnare i paesaggi e ad alterare l’equilibrio idrico del continente.
Mari bollenti come mai prima
Il Mediterraneo ha registrato una temperatura superficiale +1,2 °C sopra la media, battendo il primato stabilito solo un anno prima. Lo stesso trend ha coinvolto il Mar Nero, il mare di Barents e il nord Atlantico. Un riscaldamento che non è solo una statistica: queste anomalie hanno contribuito a intensificare le tempeste che hanno devastato l’Europa nel corso dell’anno.
Energie rinnovabili in crescita
Una nota positiva arriva dal settore energetico: il 45% dell’elettricità europea nel 2024 è stata prodotta da fonti rinnovabili. L’eolico copre il 18%, il solare il 9% e l’idroelettrico un altro 18%. Un progresso significativo, se si pensa che nel 2019 solo 12 Paesi producevano più energia da fonti pulite, mentre oggi sono 20.
Le città in prima linea
Il rapporto dedica un focus anche ai contesti urbani. Il 51% delle città europee ha adottato un piano di adattamento climatico, contro il 26% del 2018. Glasgow sta rafforzando le difese contro le inondazioni, Parigi punta sul verde urbano, Milano investe in infrastrutture ecologiche e l’Olanda sta trasformando le strade con materiali più permeabili.



Credit
- Copernicus Climate Change Service (C3S)
- World Meteorological Organization (WMO)
- Nature Climate Change
- The Guardian Climate Section
- BBC Science & Environment