Il meteo di questi giorni sembra voler raccontare una sola storia: caldo, e ancora caldo. Un caldo che non è solo intenso, ma anche testardo, determinato a restare più del dovuto. Tutta colpa, o merito, dipende dai punti di vista, di un possente promontorio subtropicale di origine continentale che sta letteralmente allungando la sua presa verso nord-est, inglobando gran parte dell’Europa occidentale e centrale in una cupola di aria rovente.
La dinamica è chiara: correnti calde di matrice sahariana partono dal Marocco, attraversano la penisola iberica, si riversano sulla Francia e da lì puntano dritte verso le Alpi, per poi scivolare lungo i Balcani. Il risultato è un’ondata di calore che, sebbene non sia necessariamente da record assoluto, si distingue per l’anomalia e la persistenza. E qui sta il vero nodo: non è solo una fiammata africana di qualche giorno, ma un assetto barico che si ripresenta con una regolarità sorprendente rispetto alle medie climatiche 1991-2020.
Le proiezioni del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF ) per il periodo 11-18 agosto parlano chiaro: anomalie termiche importanti, soprattutto in Francia e Italia, con punte localmente estreme nelle zone interne lontane dalle brezze marine. L’aria calda non solo arroventa le giornate, ma tende a far salire le temperature anche di notte, trasformando le ore che dovrebbero essere di sollievo in un prolungamento del forno diurno.
Se vogliamo, l’aspetto più anomalo di questa fase è la sua prevedibile durata. Per giorni, le mappe mostrano un’Europa centro-occidentale sotto scacco del promontorio subtropicale, con scarsi margini di intervento da parte delle perturbazioni atlantiche, costrette a rimanere confinate più a nord. Il Mediterraneo, in pratica, diventa una sorta di appendice del Sahara, con un flusso costante di aria torrida che ridisegna le nostre estati e sposta sempre più in alto l’asticella della sopportazione.
Ma ogni fase, per quanto estrema, ha una fine. E questa potrebbe iniziare a intravedersi intorno al 16 agosto, quando i modelli mostrano un cedimento del muro anticiclonico e l’arrivo di correnti più fresche e instabili dall’Atlantico. Non sarà un cambio immediato per tutti, il Nord dovrebbe avvertire i primi segnali con temporali e calo termico, mentre il Centro-Sud potrebbe impiegare qualche giorno in più, ma sarà comunque un primo passo verso un meteo più respirabile.
In altre parole: la lunga parentesi meteo rovente che ci accompagnerà sembra avere una data di scadenza. E anche se fino ad allora dovremo convivere con temperature elevate e notti tropicali, sapere che il 16 agosto potrebbe segnare l’inizio di un cambiamento ci dà almeno un obiettivo a cui puntare.
Ci ritorneremo.
L’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA , ICON .
