Luca Mercalli รจ un climatologo, divulgatore scientifico e giornalista italiano. รจ stato intervistato sui cambiamenti climatici. Ed essendo io stesso molto preoccupato per questa catastrofe, e siccome leggo una quantitร di informazioni non corrette che vengono distribuite su internet, ho deciso di condividere questo video e di riassumere, per chi non avesse molto tempo, quello che ha detto Luca Mercalli nel video intervista. Ovviamente, appena avrete tempo, vi suggerisco di ascoltare il video.
Ma chi รจ Luca Mercalli. ร conosciuto soprattutto per i suoi studi e per le attivitร di comunicazione sui cambiamenti climatici, sulla meteorologia e sulla sostenibilitร ambientale. Ha fondato e diretto la rivista scientifica Nimbus e collabora spesso con la RAI e con altri media per sensibilizzare lโopinione pubblica sul riscaldamento globale e sullโimportanza della transizione ecologica.
Oltre al lavoro accademico e divulgativo, Mercalli รจ anche autore di diversi libri dedicati a clima, energia e al futuro del pianeta, con uno stile accessibile al grande pubblico. La sua figura รจ legata a un forte impegno civile ed educativo sui temi ambientali.
Il video รจ stato diffuso da su youtube.com da Lucysullacultura.
Qui troverete anche un video breve: https://www.youtube.com/watch?v=lyK87vbGM50ย
Cosa dice Mercalli: “sentiamo spesso dire che il clima รจ sempre cambiato e che quindi non dobbiamo preoccuparci dei cambiamenti attuali. ร assolutamente vero, il clima รจ sempre mutato, ma dobbiamo preoccuparci dei cambiamenti odierni perchรฉ le variazioni climatiche del passato non sono uguali a quelle di oggi.
Il clima del passato, come ho spiegato in Breve storia del clima in Italia, รจ cambiato principalmente per delle cause naturali che noi oggi conosciamo. Sono soprattutto le grandi eruzioni vulcaniche che hanno generato in passato dei raffreddamenti temporanei, cioรจ di qualche anno, ma in qualche caso anche di qualche secolo del nostro clima. Vulcani giganteschi, spesso non erano nemmeno vicini ai luoghi dove si sperimentava poi l’anomalia climatica.
Erano vulcani in giro per il mondo, lontani anche migliaia o decine di migliaia di chilometri, esplodevano, mandavano in atmosfera colossali quantitร di zolfo e di altri aerosol che opacizzavano l’atmosfera. Il Sole si indeboliva cosรฌ per chi stava sotto e questo generava un raffreddamento che poteva portare poi a cattivi raccolti agricoli e da qui alla carestia e da qui anche alle pestilenze, ai tumulti, a problemi sociali.
Di grandi eruzioni vulcaniche la storia รจ piena e abbiamo anche molte eruzioni significative per lโItalia. Quasi tutte sono eruzioni che avvengono in Centroamerica, in Indonesia, in Alaska, in Islanda, quindi nessuno le vedeva dallโItalia, si accorgevano soltanto che il cielo si offuscava. Direi che due sono le eruzioni che mi piace ricordare per il grande cambiamento che hanno indotto.
La prima รจ quella del 536 d.C., che viene chiamato dagli storici l’anno peggiore nel quale aver vissuto. ร un anno nel quale avviene una grande eruzione vulcanica da qualche parte del mondo, non si sa dove, ma nel decennio successivo, quindi diciamo attorno al 540 e anni limitrofi, vi sono altre due o tre eruzioni imponenti. La somma di tutte queste eruzioni genera un raffreddamento nettissimo in un periodo che รจ giร molto difficoltoso per le popolazioni dโItalia.
ร caduto da poco lโImpero romano. Cโรจ una grande incertezza, una grande tristezza anche nellโaver visto crollare un millennio di storia dellโImpero romano e arrivano delle estati fredde con dei raccolti pessimi e veramente la societร collassa in questo periodo. Tantโรจ che poi lโindolimento dovuto probabilmente alla malnutrizione facilita la diffusione di una delle piรน grandi epidemie dell’antichitร : la peste di Giustiniano.
Un’altra grande eruzione vulcanica invece avviene in Indonesia. Si tratta del vulcano Samas. ร stato scoperto soltanto poco piรน di una decina di anni fa. Prima non si sapeva dove era avvenuta questa eruzione. Oggi viene chiamata la Pompei dโOriente perchรฉ polverizzรฒ unโintera isola del Pacifico e la cittร che vi era costruita. Questa grande eruzione opacizza nuovamente i cieli. ร una delle piรน violente eruzioni della storia dellโumanitร e genera l’inizio di un raffreddamento che verrร poi rinforzato dall’estensione dei ghiacci polari, da una leggera diminuzione dellโattivitร del Sole. Ecco, sono tutti piccoli cambiamenti che perรฒ, uniti insieme, daranno inizio proprio verso la seconda metร del Duecento e fino alla fine dellโOttocento a circa sei secoli di freddo che chiamiamo infatti la piccola etร glaciale.
Piccola etร glaciale che รจ quella che ha segnato la storia piรน vicina a noi, il periodo del Rinascimento, lโepoca del Barocco, quella dellโIlluminismo e quella dellโOttocento. Sono tutti secoli freddi. LโItalia diventa un Paese dove sicuramente cโรจ unโestate che potremmo paragonare oggi a quella dei paesi piรน a nord delle Alpi, unโestate che potremmo definire tedesca, mentre lโinverno รจ un inverno assolutamente nordico per gran parte dellโItalia.
Sulle cittร padane ci sono nevicate gigantesche, ci sono dei freddi che congelano il corso del Po al punto che si puรฒ attraversare con i carri. La cittร di Firenze vede nevicate di mezzo metro, gela lโArno. Il freddo arriva spesso anche nelle regioni del Centro Sud Italia, nevica frequentemente anche a Roma. In linea generale sono inverni lunghi, severi, in particolare quello del 1708-09, forse il piรน freddo inverno della storia a noi nota. Con questo periodo della piccola etร glaciale la nostra societร perรฒ lentamente si struttura e in Italia arriviamo anche ad avere qualcosa di molto importante per la scienza meteorologica.
Nel Seicento vengono inventati i primi strumenti di misura, quelli che usiamo ancora oggi: il termometro, il pluviometro, lโanemometro, il barometro. Sono tutti strumenti che nascono alla scuola di Galileo e allโAccademia del Cimento di Firenze. Questo รจ il grande think tank, potremmo dire, della scienza meteorologica mondiale. Quindi nel Seicento e allโinizio del Settecento possiamo dire che lโItalia รจ veramente un Paese allโavanguardia che fa scuola nel campo dellโosservazione meteorologica.
Quindi dal Settecento abbiamo anche i numeri, non soltanto le cronache, ma questo per dirvi che tutti questi cambiamenti del clima del passato avevano cause naturali e riguardavano prevalentemente dei fenomeni di freddo.
Di caldo abbiamo pochi riscontri nel passato, mentre se li paragoniamo al cambiamento climatico attuale vediamo che, nella seconda metร del Novecento, la temperatura comincia a crescere come mai aveva fatto in precedenza. Questi primi 25 anni del Duemila sono i piรน caldi in assoluto almeno degli ultimi 5.000 anni. Lo sappiamo grazie alla mummia รtzi che รจ emersa nel 1991 sul ghiacciaio del Similaun sopra Merano. Una mummia che si รจ conservata perfettamente sotto il ghiaccio fino al 1991 e che, se fosse emersa piรน volte per il caldo, per esempio nel Medioevo, nellโepoca romana, si sarebbe deteriorata, lโavremmo perduta, forse ci sarebbero rimaste un poโ di ossa, e invece abbiamo una mummia perfettamente conservata oggi al Museo Archeologico di Bolzano.
Quindi i cambiamenti climatici di oggi portano due novitร . La prima รจ che il caldo che abbiamo sperimentato su tutto il pianeta e pure in Italia in questi primi decenni del Duemila รจ inedito, e il secondo elemento รจ che conosciamo la causa. Questo riscaldamento non รจ determinato dalle cause naturali che avevano generato i cambiamenti del passato, ma รจ dovuto allโaumento dei gas serra emessi dallโumanitร negli ultimi 200 anni, cioรจ dopo lโinizio della Rivoluzione industriale. Quando lโumanitร comincia a bruciare prima il carbone, poi il petrolio, poiโฆ
โฆpoi il gas per produrre energia. Oggi siamo 8 miliardi di persone ed emettiamo in atmosfera 60 miliardi di tonnellate di COโ equivalente allโanno. Questa COโ e altri gas come il metano e gli ossidi di azoto riscaldano lโatmosfera del pianeta Terra, e sappiamo bene che la quantitร di COโ che cโรจ nellโatmosfera oggi non ha eguali almeno negli ultimi 800.000 anni, ed รจ il valore piรน elevato. Perchรฉ? Come facciamo a saperlo cosรฌ bene?
Termometri e strumenti di misura 800.000 anni fa non cโerano. Lo sappiamo perchรฉ nei ghiacci, soprattutto quelli polari, quelli della Groenlandia, ancor piรน quelli del Polo Sud, abbiamo un accumulo di 3.000 m di ghiaccio, e lรฌ dentro รจ scritta la storia del clima attraverso i residui delle grandi eruzioni vulcaniche o le bollicine dโaria che contengono lโaria del passato.
Analizzando lโaria antica intrappolata dentro i ghiacci del Polo Sud, non abbiamo dubbi. La quantitร di COโ che cโรจ adesso nellโatmosfera, pari a circa 430 parti per milione, รจ il valore piรน alto almeno degli ultimi 800.000 anni. Vuol dire che lโumanitร รจ alla prima esperienza di un cambiamento climatico di questo genere, anche perchรฉ Homo sapiens esiste solo da circa 300.000 anni. Con lโOttocento termina la piccola etร glaciale.
Il clima, possiamo dire, si normalizza, guarisce da questa infreddatura che si era preso nei sei secoli precedenti. Ma la buona salute dura poco, dura lo spazio di qualche decennio verso lโinizio del Novecento e poi comincia a palesarsi la febbre. La febbre che emerge come nuovo sintomo dovuto al riscaldamento globale delle emissioni che nel frattempo, giร da piรน di un secolo, cominciavano ad accumularsi sotto lโuso sempre piรน massiccio del carbone. La temperatura cresce sempre piรน rapidamente e in maniera evidente dagli ultimi anni del Novecento.
Attorno al 1990 si puรฒ dire che il riscaldamento globale fa la sua comparsa sulla scena, non soltanto come un elemento per gli addetti ai lavori, ma cominciamo a sentirlo anche come persone normali. Gli ultimi anni del Novecento cominciano a essere caldi, ma lโesordio vero e proprio, almeno in Italia, potremmo dire, del riscaldamento globale nella societร , รจ lโestate del 2003, unโestate nella quale per la prima volta si sfonda il muro dei 40ยฐ nelle cittร della pianura padana: Milano, Torino, Bologna. ร unโestate che sorprende tutti e anche la sanitร , che si ritrova impreparata. Ci saranno piรน di 70.000 morti di caldo in Europa per questa ondata di calore africana che durerร circa tre mesi.
Da allora รจ un crescendo di aumento della temperatura. Abbiamo avuto tanti altri anni caldi. Citiamo semplicemente che il 2023 e il 2024 attualmente sono gli anni piรน caldi della serie dei dati disponibili sul pianeta e lo sappiamo molto bene anche perchรฉ oggi lโosservazione satellitare tiene dโocchio tutto il clima del pianeta, anche gli oceani, anche le terre remote, le zone polari, le aree delle foreste tropicali. Quindi oggi, attraverso, per esempio, il sistema Copernicus dellโUnione Europea e la costellazione dei satelliti Sentinel, noi possiamo avere in tempo reale lo stato della temperatura del pianeta Terra, e questa temperatura ormai รจ aumentata di circa 1,5ยฐ rispetto al periodo preindustriale, quindi possiamo dire dalla metร dellโOttocento, e potremmo paragonare questo aumento di temperatura a una febbre.
Ormai il pianeta รจ come se, rispetto a un corpo umano, fosse attorno ai 38ยฐโ38,5ยฐ. Quindi un clima giร patologico, e lโaumento di temperatura ovviamente non si รจ fermato qui, sta continuando mentre noi stiamo parlando. Tutto dipenderร da quello che faremo in futuro per ridurre le emissioni di gas serra.
Ma perchรฉ siamo cosรฌ preoccupati di questo aumento termico? Beh, intanto la temperatura elevata non fa piacere al corpo umano. Noi non stiamo bene con temperature superiori alla temperatura corporea, quindi sopra i 37ยฐC. Il corpo comincia a entrare in una situazione di stress, deve raffreddarsi. Pensate quando ne abbiamo 45 o 50.
Attualmente sul pianeta le temperature piรน elevate in zone abitate permanentemente sono attorno ai 52ยฐC. Emirati Arabi, India, e la temperatura piรน elevata del pianeta Terra รจ stata di circa 54ยฐC in California, nel deserto della Valle della Morte. Un nome che la dice lunga: a 54ยฐC non si sopravvive.
Temperature sopra i 40ยฐC sono temperature faticosissime da sopportare. Moltissime popolazioni nei paesi giร caldi oggi saranno spinte a emigrare quando le temperature saranno al di lร della soglia di sopportazione. Il secondo motivo รจ dovuto alla maggior frequenza degli eventi estremi. Un clima piรน caldo ha piรน energia nellโatmosfera che si deve dissipare. Quindi tutti i fenomeni meteorologici giร intensi nella storia passata tendono a diventare piรน intensi e piรน frequenti. Cโรจ una sorta di fattore di amplificazione. Le alluvioni in particolare diventano piรน frequenti e piรน distruttive perchรฉ con un clima piรน caldo si scaldano anche gli oceani, evapora piรน acqua e quindi si formano delle precipitazioni piรน abbondanti, piรน violente, che aumentano la distruttivitร delle alluvioni.
Quindi รจ giusto dire โCi sono sempre state le alluvioni, ma quelle di oggi sono piรน cattive e sono piรน frequenti.โ Il caso in Italia delle quattro alluvioni in Emilia-Romagna in poco piรน di un anno e mezzo รจ perfetto per illustrare questo fattore nuovo nei confronti della societร . Unโalluvione in un secolo, in una vita, si sopporta, ma quattro alluvioni che colpiscono la stessa regione e le stesse persone in un anno e mezzo diventano veramente difficili da sopportare, sia da un punto di vista economico, perchรฉ i danni una volta che hai ricostruito ritornano e quindi si esauriscono le risorse per farvi fronte, sia anche per motivi psicologici, cioรจ uno stress dal quale รจ difficile riprendersi quando si ha la casa distrutta tre o quattro volte di seguito. E in genere verrebbe voglia di emigrare, andare via da posti di questo genere, ma non sempre รจ possibile farlo.
Ci sono persone che hanno la casa che adesso non vale piรน niente, quindi se anche la vendono non prendono piรน nulla perchรฉ รจ in una zona riconosciuta a rischio, oppure hanno ancora il mutuo da pagare. E che fanno? Stanno lรฌ e subiscono il rischio di avere nuove alluvioni nella loro vita.
Questo puรฒ generare lโindebolimento di interi distretti. Troppi eventi estremi rischiano di creare povertร , una povertร che poi si riflette su unโintera regione, un intero Paese. Ma cโรจ ancora un terzo motivo, leggermente piรน lento come partenza, ma inesorabile sul lungo periodo.
Siccome i ghiacciai fondono, soprattutto quelli dei poli, quindi la Groenlandia in particolare, che รจ una grande calotta glaciale molto instabile, questo ghiaccio finisce in mare. La sola Groenlandia contiene lโequivalente di 7 m di acqua, quindi la fusione dei ghiacciai fa aumentare il livello dei mari. Attualmente la fusione dei ghiacci, associata allโespansione delle acque โ che quando si scaldano si dilatano โ sta giร facendo aumentare i mari di 5 mm allโanno. E questo vuol dire che il futuro porterร alla sommersione di intere zone costiere. Per lโItalia direi che la zona emblematica รจ Venezia, tutta la Laguna Veneta e tutto il Delta del Po, le cittร di Rovigo, Ravenna, le spiagge della Romagna. A seconda delle emissioni che noi faremo nei prossimi anni, potremo avere due scenari di temperatura.
Uno scenario che potremmo definire catastrofico, con un aumento di 5ยฐ della temperatura da qui alla fine di questo secolo, quindi nel tempo della vita di una persona. A un aumento della temperatura di 5ยฐ potrebbe corrispondere un aumento del mare di oltre 1 metro. Questo vuol dire lโinabitabilitร di Venezia, del Delta del Po a fine secolo.
Ma poi cโรจ Londra, cโรจ Rotterdam, cโรจ Miami, cโรจ New York, cโรจ Mumbai, cโรจ Shanghai. Tutte le grandi cittร costiere subirebbero un grande ridimensionamento con una sommersione grave che porterebbe allโemigrazione di centinaia di milioni di persone.
Per fortuna cโรจ anche lo scenario piรน favorevole. Se riduciamo le emissioni seguendo lโAccordo di Parigi, che รจ stato firmato nel 2015 ed รจ un accordo delle Nazioni Unite per ridurre le emissioni โ ma ridurle in modo drastico, portandole a zero al 2050 โ allora la temperatura aumenterร ancora un poโ, fermandosi a non piรน di 2ยฐC di aumento alla fine di questo secolo. Questi 2 gradi sono ritenuti un limite di sicurezza per non consegnare alle generazioni piรน giovani un mondo invivibile.
Ma oggi stiamo percorrendo la strada dei 2 gradi? Purtroppo no. Purtroppo le politiche del clima hanno avuto un momento di favore tra la fine degli anni โ80 e lโinizio degli anni โ90. Tantโรจ che la prima convenzione sul clima delle Nazioni Unite si firma a Rio de Janeiro nel 1992, ma a questi bei propositi firmati sui trattati internazionali non รจ poi corrisposta una riduzione effettiva delle emissioni, che stanno continuando a crescere in tutto il mondo.
Allora, se manchiamo il periodo dellโordine di 10โ20 anni โ siamo adesso, insomma, tra il 2025 e il 2035 โ nei quali dare una svolta alle emissioni, portandole poi rapidamente alla riduzione totale entro il 2050, percorreremo purtroppo la strada dei 3, dei 4 o dei 5ยฐC, entrando quindi in un pianeta con un clima pericoloso. Se invece riusciamo finalmente a ridurre le emissioni, allora possiamo stabilizzare la temperatura a questi 2ยฐC, cioรจ appiattendo la curva: invece di avere un grafico che continua a salire nel tempo, avere una curva che si ferma, come una febbre che rimane ma non cresce di piรน. ร difficile tornare indietro, ci vorranno millenni, ma almeno non peggioriamo una malattia.
Questa รจ lโunica grande opportunitร che noi abbiamo ancora davanti, ma dobbiamo assolutamente mettere in atto le politiche di transizione energetica verso le energie rinnovabili, la riduzione degli sprechi, la riduzione della deforestazione, tutte quelle cause di aumento dei gas a effetto serra. Il rischio di avere un clima inedito รจ proprio grave a livello evoluzionistico. La nostra specie si รจ evoluta in un clima tendenzialmente piรน fresco di quello in cui siamo diretti oggi. Abbiamo sopportato giร delle glaciazioni, e non รจ poco nella nostra storia evolutiva. Non abbiamo invece una memoria di un pianeta tutto tropicale, ed รจ questo che deve intimorirci.
Intimorirci non vuol dire deprimerci, intimorirci vuol dire avere quella giusta dose di ansia e di paura che sempre ci ha accompagnato nella nostra storia, evitandoci le trappole piรน grandi. Purtroppo in questo momento รจ difficilissimo spiegarlo alle persone.
La comunicazione sui temi ambientali e climatici รจ da 40 anni almeno che ci prova, forse anche qualche anno in piรน, insomma, dagli anni โ70, ma non ha avuto successo. Forse perchรฉ non รจ tanto la comunicazione ambientale che รจ sbagliata, รจ sbagliato lโatteggiamento con cui la societร degli esseri umani raccoglie questa informazione e spesso la respinge, non la vuole acquisire per pigrizia, per interessi economici, per non avere un ennesimo problema. Insomma, noi siamo maestri nel guardare solo il qui e ora e nel non occuparci mai dei problemi a lungo termine. Ma quando parliamo di clima il problema รจ proprio quello: un processo lento allโinizio che si ingigantisce via via che il tempo passa e dopo diventa irreversibile.
Quindi o cambiamo modo di pensare e interveniamo nellโultima finestra di prevenzione che abbiamo ancora davanti, oppure dopo sarร troppo tardi. Di fronte a questi scenari che possono anche risultare un poโ cupi, รจ venuto perรฒ il momento di trovare la terapia. La diagnosi รจ fatta, la prognosi puรฒ prendere strade diverse a seconda della dieta che lโumanitร voglia fare per ridurre lโimpatto sul clima. E la terapia รจ ben nota da molti anni e si chiama green economy.
ร ovviamente una terapia complessa che richiede anche dei sacrifici. A monte di tutto richiederebbe un cambiamento del sistema economico, perchรฉ lโattuale sistema economico mondiale fondato sulla crescita infinita รจ incompatibile con la finitezza delle risorse del pianeta Terra. In attesa che lโeconomia possa cambiare โ sarร un grande sforzo che puรฒ avvenire soltanto in maniera concertata, una decisione di tutti i leader del mondo insieme โ la vedo dura, ma bisogna sperare. Abbiamo perรฒ uno spazio di manovra individuale. Quindi sicuramente la politica, quella internazionale e quella nazionale, deve aiutare a costruire dei quadri di azione per le persone che facilitino i gesti di sostenibilitร ambientale. Lโindividuo su questo puรฒ influire soltanto con il voto, con le proteste, con le sollecitazioni ai propri rappresentanti, ma intanto ognuno di noi puรฒ fare qualcosa per abbassare la propria impronta ecologica, la propria emissione di carbonio.
Non tutti i paesi del mondo emettono nella stessa maniera. I paesi che emettono meno sono quelli piรน poveri, in particolare lโAfrica, dove nei paesi poverissimi, dove si fa fatica a mangiare, dove non si ha la casa, dove non si ha lโauto, dove non si ha la corrente elettrica, non si hanno gli ospedali, non si hanno le scuole, รจ facile emettere poco. Siamo nellโordine di 200โ300 kg di COโ per persona. Allโestremo opposto abbiamo i paesi ricchi dissipatori, cioรจ quelli che sprecano: in testa gli Stati Uniti, 15.000 kg di COโ per persona allโanno, insieme al Canada, allโAustralia, agli Emirati Arabi.
A metร strada lโEuropa e lโItalia, possiamo dire, dove cโรจ uno stile di vita sicuramente soddisfacente, ma dove siamo piรน sobri, dove storicamente abbiamo pagato di piรน lโenergia e la sappiamo usare con un poโ piรน di senso della misura. Un italiano emette in media 6.500 kg di COโ per anno.
Questi sono i numeri nei quali dobbiamo muoverci. Devono arrivare tutti a zero entro il 2050. Un americano oggi potrebbe tranquillamente dimezzare le sue emissioni arrivando ad avere uno stile di vita europeo.
Ma allora perchรฉ non lo fa? ร difficile per chi si รจ abituato a sprecare cambiare mentalitร . Ed รจ per questo motivo che gli Stati Uniti tendono quasi sempre a sfuggire dagli accordi internazionali sul clima. Lo hanno fatto con il Protocollo di Kyoto sotto lโamministrazione di George Bush. Lo hanno fatto con lโAccordo di Parigi sotto il primo mandato di Trump. Lo rifanno ora con il secondo mandato di Trump, sotto lโaforisma โil livello di vita degli americani non รจ negoziabileโ.
La colpa in genere viene data ai Cinesi, ma i Cinesi emettono molto perchรฉ sono tanti, non perchรฉ hanno uno stile di vita cosรฌ dissipativo come gli Americani. I Cinesi sono 1 miliardo e 500 milioni, ma emettono circa 10.000 kg per persona, quindi un poโ piรน di un italiano ma meno di un americano. Inoltre i Cinesi emettono molto soltanto negli ultimi 20 anni, perchรฉ il boom economico della Cina รจ cominciato allโinizio degli anni 2000, mentre lโEuropa e lโAmerica emettono da 200 anni, bruciando carbone come prime potenze coloniali che lo hanno impiegato per prime.
Veniamo allora proprio allโItalia, che mi sembra un buon esempio per partire su cosa potremmo fare. 6.500 kg di COโ allโanno. Dove cominciare per abbassarli? Prima di tutto dalla casa. Le nostre case sono dei colabrodo e il 40% dellโenergia viene usata o per scaldarle o per rinfrescarle dโestate, ma la maggior parte di questa energia sfugge dagli spifferi, dalle finestre, dai muri non sufficientemente isolati.
Quindi agire sulla propria casa vuol dire fare il cappotto, cambiare le finestre, mettere tutti quei dispositivi che ci aiutano a evitare la dispersione della preziosa energia. Questo corrisponde anche a un bel risparmio nella bolletta, quindi non si capisce perchรฉ non lo si faccia. Lo si fa, ma in misura troppo lenta.
La casa poi ha bisogno di energia, e questa energia possiamo produrla passando dal fossile alle energie rinnovabili, che sono lโidroelettrico, lโeolico, il solare, il geotermico, e se volete anche un poโ il biogas. Ora, le energie rinnovabili si stanno diffondendo, ma anche queste troppo lentamente. Non riescono a sostituire il gigantesco uso di energia fossile che ancora oggi occupa lโ80% dellโuso energetico del mondo. In casa nostra perรฒ possiamo, se possibile, mettere i pannelli solari, perchรฉ รจ energia che possiamo produrre a casa nostra, sul nostro tetto.