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Meteo, alla scoperta della peggiore Piccola Era Glaciale sconosciuta

Anno 536 dopo Cristo. Immaginate di svegliarvi una mattina e scoprire che il sole non splende più come dovrebbe. Non è fantascienza, è storia

Anno 536 dopo Cristo. Immaginate di svegliarvi una mattina e scoprire che il sole non splende più come dovrebbe . Non è fantascienza, è storia reale. Per diciotto lunghi mesi, un’oscurità misteriosa avvolse gran parte del mondo conosciuto, dall’Europa al Medio Oriente, dall’Asia all’Africa settentrionale. Le temperature crollarono in modo drammatico, innescando una delle più devastanti crisi climatiche degli ultimi duemila anni.

Le testimonianze dell’epoca sono agghiaccianti. Procopio di Cesarea, storico bizantino, scrisse che il sole appariva “privo di raggi, come la luna” e sembrava perennemente coperto da un’eclissi. Due anni dopo, nel 538, il politico romano Cassiodoro descriveva come il sole avesse perso il suo “splendore abituale” e apparisse di un colore bluastro , mentre le ombre a mezzogiorno erano quasi impercettibili. La gente parlava di un sole “malato”, e il terrore si diffondeva ovunque.

Ma cosa provocò questo disastro apocalittico? La scienza moderna ha finalmente fornito una risposta definitiva: una serie di eruzioni vulcaniche di proporzioni colossali che riempirono l’atmosfera di polveri e aerosol sulfurei, oscurando letteralmente il cielo per un anno e mezzo. Ricerche recenti pubblicate su Nature Scientific Reports hanno utilizzato l’analisi degli isotopi di carbonio negli anelli degli alberi per ricostruire con precisione l’impatto di questi eventi, dimostrando che la radiazione solare si ridusse di quasi tre deviazioni standard sotto la media normale. Secondo vari studi che ho letto, questa fase di freddo fu peggiore, come picco, rispetto alla successiva Piccola Era Glaciale finita negli anni del 1800.

Gli scienziati hanno identificato almeno tre eruzioni vulcaniche simultanee che contribuirono al disastro. La prima, avvenuta probabilmente alla fine del 535 o all’inizio del 536, è stata localizzata in Nord America, forse nelle regioni vulcaniche degli Aleutini orientali. Una seconda eruzione catastrofica colpì nel 540, probabilmente dal vulcano Ilopango in El Salvador, seguita da una terza nel 547. Questa sequenza di eventi creò quello che i ricercatori chiamano un “velo di polvere vulcanica” che ridusse drasticamente la radiazione solare raggiungendo la superficie terrestre.

Le conseguenze furono devastanti oltre ogni immaginazione. Le temperature estive crollarono di 2,5-2,7 gradi Celsius sotto la norma in Europa (rispetto ai valori di allora decisamente più freddi degli attuali), mentre in Cina nevicò durante l’estate. L’atmosfera divenne tossica, carica di idrogeno solforato, anidride solforosa e monossido di carbonio. I raccolti fallirono su scala globale, provocando quella che alcuni storici considerano una delle più grandi carestie della storia mondiale .

Gli annali irlandesi registrano “una mancanza di pane negli anni 536-539” , mentre fonti cinesi parlano di un “grande freddo” e di carestie che decimarono la popolazione. Intere popolazioni furono costrette a migrare : Saraceni, Mongoli, Longobardi e Slavi abbandonarono le loro terre inaridite dalla siccità in cerca di sopravvivenza.

Questo evento segnò l’inizio di quella che gli storici chiamano “Piccola Era Glaciale Tardoantica” , un periodo di raffreddamento climatico che durò dal 536 al 660 d.C. Ma le conseguenze andarono ben oltre il clima. Nel 541, scoppiò la peste di Giustiniano, una delle prime grandi pandemie della storia che uccise decine di milioni di persone , contribuendo al collasso dell’Impero Romano d’Oriente.

Gli studi più recenti suggeriscono che la ridotta irradiazione solare ebbe effetti devastanti non solo sui raccolti, ma anche sulla salute umana. La carenza di luce solare ridusse drasticamente la sintesi di vitamina D nella pelle umana, indebolendo il sistema immunitario delle popolazioni proprio quando si trovavano ad affrontare malnutrizione e pestilenze.

Il medievalista Michael McCormick di Harvard ha definito il 536 “l’inizio di uno dei peggiori periodi in cui essere vivi, se non il peggiore anno”. Non il 1349, quando la Peste Nera devastò l’Europa, né il 1918 della pandemia influenzale, ma proprio il 536 d.C.

Questo evento straordinario ebbe conseguenze politiche e sociali durature. L’Impero Romano d’Oriente e quello Sassanide entrarono in crisi profonda, mentre paradossalmente la Penisola Arabica, beneficiando di maggiori precipitazioni, si preparava a diventare il palcoscenico per l’ascesa del nascente Impero Arabo nel VII secolo.

Nonostante gli orrori del 536 , la vita tornò gradualmente alla normalità entro il 600. Ci fu una discreta ripresa economica , i regni europei iniziarono a coniare argento che sostituì l’oro come valuta standard, incoraggiando l’emergere di una classe media. L’agricoltura si riprese lentamente, ma ci vollero più di cent’anni perché il clima tornasse completamente normale.

Questo evento ci ricorda con forza quanto la natura possa stravolgere tutto in un attimo , mostrandoci la fragilità delle civiltà umane di fronte alle forze geologiche planetarie.