Gli Stati più sicuri d'Europa in caso di conflitto nucleare
L’escalation delle tensioni globali, dall’invasione russa dell’Ucraina agli attacchi israeliani contro le strutture nucleari iraniane del giugno 2025, ha riportato alla ribalta una questione che molti ritenevano archiviata con la fine della Guerra Fredda: dove trovare rifugio in caso di conflitto nucleare . Mentre esperti di sicurezza internazionale analizzano scenari un tempo impensabili, diversi Paesi europei stanno intensificando i preparativi per la protezione civile, riattivando bunker abbandonati e distribuendo manuali di sopravvivenza alla popolazione.
I rifugi più sicuri d’Europa
Secondo recenti analisi condotte da ricercatori dell’Università di Southampton e pubblicate su Nature Communications, l’Islanda emerge come il Paese europeo più sicuro in caso di conflitto nucleare. L’isolamento geografico dell’isola nordica nel Nord Atlantico renderebbe estremamente difficile per un missile nucleare raggiungere l’Islanda senza essere rilevato, mentre la sua posizione neutrale e la mancanza di infrastrutture militari strategiche la rendono un obiettivo improbabile.
La Svizzera mantiene una posizione privilegiata grazie alla sua storica neutralità e al sistema di bunker più sviluppato al mondo . Il Paese alpino dispone di oltre 370.000 rifugi nucleari , sufficienti a garantire un posto sicuro a ogni singolo residente, compresi stranieri e rifugiati. Questa rete capillare di protezione civile, sviluppata durante la Guerra Fredda e recentemente modernizzata, rappresenta un unicum a livello globale.
I Paesi scandinavi si distinguono per i loro preparativi avanzati. La Svezia ha avviato nel 2025 lavori su 25 dei suoi 80 “rifugi speciali”, strutture in grado di ospitare migliaia di persone ciascuna, nell’ambito di un progetto triennale che coinvolge circa 64.000 rifugi distribuiti su tutto il territorio nazionale. La Finlandia, che condivide un confine di 1.340 chilometri con la Russia, ha reso obbligatoria la costruzione di rifugi antiaerei sotto edifici residenziali e uffici fin dagli anni ’50.
La Norvegia ha reintrodotto a gennaio 2025 l’obbligo di costruire rifugi antiaerei in tutti i nuovi edifici residenziali, un requisito che la Svizzera mantiene ininterrottamente dal 1963. Anche la Nuova Zelanda , pur non essendo europea, viene costantemente citata dagli esperti per la sua posizione geografica isolata e la politica di neutralità che la colloca al secondo posto nel Global Peace Index.
Le isole atlantiche: rifugio o vulnerabilità strategica?
La questione delle Isole Canarie e di Madeira presenta aspetti complessi. L’arcipelago delle Canarie, situato a circa 1.700 chilometri dalla penisola iberica, potrebbe essere uno dei luoghi più sicuri in caso di scoppio di guerra nell’Europa continentale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, queste isole furono fortificate con bunker militari, alcuni dei quali, come i “Pillbox di Lanzarote”, sono ancora in condizioni relativamente buone.
Tuttavia, la loro posizione strategica potrebbe renderle obiettivi appetibili per potenze militari che cercano basi operative nell’Atlantico. La storia dimostra come isole apparentemente remote possano diventare cruciali durante i conflitti: durante la Seconda Guerra Mondiale, sia la Germania che la Gran Bretagna elaborarono piani per il controllo di questi arcipelaghi atlantici.
Madeira , con la sua popolazione di circa 270.000 abitanti, gode di una posizione ancora più isolata. L’isola portoghese ha storicamente accolto rifugiati durante i conflitti, come avvenne nel 1940 quando ospitò circa 2.000 evacuati da Gibilterra. La sua lontananza dai principali teatri di conflitto europei e la limitata presenza militare la rendono un potenziale rifugio, anche se la capacità ricettiva rimane limitata.
L’Europa si prepara alla guerra: bunker e manuali di sopravvivenza
Il risveglio della coscienza strategica europea è evidente nei numeri: in Spagna, la costruzione privata di bunker è aumentata del 200% dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Questa tendenza si sta diffondendo in tutta Europa, con Germania, Francia e Paesi baltici che guidano i preparativi.
La Commissione Europea ha esortato tutti i cittadini a immagazzinare cibo e beni di prima necessità sufficienti per almeno 72 ore in caso di crisi, sottolineando la necessità per l’Europa di promuovere una cultura della “preparazione” e della “resilienza”. Francia, Norvegia, Finlandia e Svezia stanno distribuendo manuali di guerra alla popolazione, mentre la Russia sta producendo in serie rifugi nucleari mobili.
La Germania ha aggiornato la sua Direttiva Quadro per la Difesa Generale , fornendo indicazioni su cosa fare in caso di scoppio di un conflitto in Europa. Il documento prevede la completa trasformazione della vita quotidiana dei cittadini tedeschi in caso di guerra, con indicazioni dettagliate su evacuazioni, primo soccorso e gestione dell’ansia.
L’Iran come minaccia nucleare: capacità missilistiche e rischi per l’Europa
La questione iraniana rappresenta attualmente una delle principali minacce alla sicurezza globale. Secondo il Consiglio Nazionale di Resistenza dell’Iran (NCRI), il regime di Teheran sta sviluppando missili a lungo raggio sotto la Guardia Rivoluzionaria Islamica (IRGC), con alcuni progetti basati su modelli nord-coreani. Questi missili, come il Ghaem-100 e il Simorgh, potrebbero trasportare testate nucleari e raggiungere bersagli fino a 3.000 km di distanza, incluse parti dell’Europa.
Gli attacchi israeliani del giugno 2025 contro le strutture nucleari iraniane hanno segnato un punto di svolta. Rafael Grossi, capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ha indicato alla BBC che è molto probabile che tutte le circa 15.000 centrifughe in funzione presso il più grande impianto di arricchimento dell’uranio dell’Iran a Natanz siano state gravemente danneggiate o distrutte a causa di un’interruzione di corrente causata da un attacco israeliano.
L’operazione israeliana “Leone Nascente” ha preso di mira due dei siti nucleari più importanti dell’Iran : l’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz, in gran parte sotterraneo, e l’impianto di arricchimento di Fordow, costruito in profondità all’interno di una montagna. Questi siti sono particolarmente difficili da distruggere e non è chiaro se ciò possa essere fatto senza ulteriore aiuto dagli Stati Uniti.
L’Italia nel miraggio dei missili iraniani
Per quanto riguarda la capacità dell’Iran di colpire l’Italia , l’analisi delle capacità missilistiche iraniane rivela un quadro preoccupante. L’Iran dispone di missili come il Sejil, che può raggiungere velocità superiori a 17.000 km/h con una gittata di 2.500 km, il Kheibar con una gittata di 2.000 km e il Haj Qasem con una gittata di 1.400 km.
Il missile Atmad, recentemente svelato a Teheran, ha una gittata di 1.700 chilometri, che metterebbe a portata obiettivi in Europa, inclusa la Grecia, e Israele. La distanza tra l’Iran e l’Italia varia tra i 1.800 e i 2.200 chilometri a seconda delle città prese in considerazione, il che significa che l’Italia rientra teoricamente nel raggio d’azione di alcuni missili iraniani più avanzati .
L’Iran possiede già missili in grado di raggiungere obiettivi in Medio Oriente, Turchia (membro NATO) e Europa sudorientale. Il 1° dicembre 2018, l’Iran ha presumibilmente testato un missile balistico a medio raggio, che si ritiene sia il Khorramshahr, che potrebbe potenzialmente colpire gran parte dell’Europa meridionale e orientale e forse anche la Francia.
Tuttavia, è importante sottolineare che l’Iran attualmente non possiede armi nucleari operative . L’intelligence statunitense ha valutato nel 2024 che l’Iran non ha ripreso le attività chiave legate alle armi nucleari, ma i suoi progressi nucleari lo posizionano meglio per sviluppare armi nucleari se venisse presa la decisione di farlo.
La situazione italiana in termini di protezione civile nucleare appare meno preparata rispetto ad altri Paesi europei. In Spagna, paese con caratteristiche geografiche simili all’Italia, esistono solo quattro rifugi nucleari pubblici nel paese, principalmente situati nella capitale: la residenza del Primo Ministro spagnolo, il Palazzo della Moncloa, la base di Torrejón, il parco El Capricho e l’Hotel Ébora (Toledo).
L’Italia partecipa al programma di condivisione nucleare della NATO, ospitando bombe nucleari B61 presso le basi aeree di Aviano e Ghedi. Gli Stati Uniti hanno circa 100 bombe nucleari a gravità B-61 dispiegate in sei basi NATO in cinque paesi europei: Aviano e Ghedi in Italia; Büchel in Germania; Incirlik in Turchia; Kleine Brogel in Belgio; e Volkel nei Paesi Bassi.
Scenari futuri e raccomandazioni
Gli esperti concordano sul fatto che, nonostante i rischi crescenti, il conflitto nucleare rimane improbabile a causa del principio della d istruzione mutua assicurata . Tuttavia, l’erosione dei trattati di controllo degli armamenti e l’emergere di nuove potenze nucleari regionali aumentano i rischi di escalation involontaria.
Secondo uno studio pubblicato su Nature Food , circa 6,7 miliardi di persone morirebbero di fame in caso di guerra nucleare e delle sue conseguenze. Argentina e Australia avrebbero le migliori possibilità di vedere almeno alcuni aspetti della loro civiltà sopravvivere per i primi 10 anni dopo una guerra nucleare.
Per l’Europa, la priorità rimane rafforzare la deterrenza convenzionale e migliorare i sistemi di protezione civile, mantenendo al contempo aperti i canali diplomatici. La lezione della crisi iraniana dimostra come la diplomazia preventiva possa essere più efficace dell’intervento militare nel lungo termine, anche se situazioni estreme possono richiedere azioni decisive per prevenire proliferazione incontrollata.
In un mondo sempre più instabile, la preparazione non è più paranoia ma prudenza. Mentre Paesi come la Svizzera e l’Islanda offrono modelli di resilienza, ogni nazione europea deve sviluppare strategie appropriate alla propria situazione geografica e politica. L’Italia, pur beneficiando della protezione NATO, dovrebbe considerare un rafforzamento delle proprie capacità di protezione civile, tenendo presente che in caso di escalation nucleare globale, nessun luogo sarebbe completamente al sicuro, ma alcuni potrebbero offrire migliori possibilità di sopravvivenza e ricostruzione per le generazioni future.
La crisi iraniana del 2025 ha dimostrato che la minaccia nucleare non è più un’ipotesi remota della Guerra Fredda, ma una realtà geopolitica attuale che richiede preparazione, vigilanza e saggezza diplomatica per essere gestita senza precipitare in una catastrofe globale.
• Map Shows Safest Countries if There Is Nuclear War – Newsweek
• 10 Safest Countries That Will Survive Nuclear War – Brussels Morning
• Where is the safest place in a nuclear attack? – The Week
• Construction of private bunkers in Spain rises 200% – Euronews
• NATO Ally Begins Preparing Nuclear Bunkers – Newsweek
• Europe wants to ready its citizens for war. Will they listen? – CNN
• Israel hit Iran’s nuclear program – and Iran hit back – CNN
• Iran secretly building nuclear weapons able to reach Europe – Ynet
