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Negli ultimi decenni, e in particolare negli ultimi anni, il deserto del Sahara è diventato un attore chiave nella dinamica delle alte pressioni che interessano l’Europa, soprattutto durante la stagione estiva. Le anomalie termiche che si registrano sopra questa vasta distesa desertica plasmano, in modo sempre più marcato, la circolazione atmosferica del Vecchio Continente.
Il cuore rovente del Sahara e la formazione delle Alte Pressioni
Durante i mesi più caldi dell’anno, soprattutto tra GIUGNO e SETTEMBRE, il Sahara si trasforma in un’immensa caldaia. La radiazione solare intensa, unita alla quasi totale assenza di vegetazione e umidità, riscalda rapidamente la superficie e gli strati d’aria sovrastanti. Questo riscaldamento produce un potente anticiclone termico in quota, spesso definito anticiclone sahariano, che tende a spingersi verso nord, invadendo progressivamente il bacino del Mediterraneo e talvolta l’intero scacchiere centro-occidentale europeo.
Questo meccanismo di risalita subtropicale, come sottolineano anche le ricerche pubblicate dal European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), è accentuato dal cambiamento climatico in atto, che ha contribuito a espandere e rafforzare le strutture anticicloniche africane, capaci di stabilizzare l’atmosfera su vaste aree continentali.
L’aria sahariana in Europa: calore estremo e blocchi atmosferici
Quando l’anticiclone sahariano si impone sullo scenario europeo, trasporta masse d’aria eccezionalmente calde e secche. Queste, oltre ad elevare sensibilmente le temperature anche a latitudini elevate, ostacolano la formazione di nubi e precipitazioni, portando a lunghi periodi di stabilità meteo, spesso associati a ondate di calore persistenti.
L’estate del 2022, ad esempio, ha visto l’espansione dell’anticiclone sahariano fino a Regno Unito, Germania e Polonia, con temperature ben oltre i 40 °C in diverse città europee, come riportato nel bollettino dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Un fenomeno che si è poi ripetuto, con intensità variabile, anche nei mesi centrali dell’estate 2023 e 2024.
I blocchi atmosferici, legati a queste strutture anticicloniche estese e persistenti, sono diventati sempre più frequenti e duraturi. Tali blocchi deviano le perturbazioni atlantiche verso latitudini più settentrionali, lasciando vaste zone dell’Europa centro-meridionale sotto un dominio meteo asciutto e opprimente.
La circolazione atmosferica alterata e le ripercussioni a lungo termine
Il rafforzamento del motore sahariano incide anche sulla circolazione generale dell’atmosfera nell’emisfero nord. In particolare, modifica il getto polare, indebolendolo e rendendolo più ondulato. Questo rende il tempo più estremo e meno prevedibile, con alternanza di lunghi periodi siccitosi e improvvisi episodi di maltempo intenso.
Un recente studio pubblicato su Nature Geoscience ha evidenziato come la persistente espansione dell’anticiclone sahariano stia contribuendo ad anticipare le stagioni calde e a posticipare l’arrivo delle piogge autunnali, incidendo profondamente sugli equilibri agro-climatici dell’area mediterranea.
Italia sempre più esposta: meteo estremo e vulnerabilità crescente
Il nostro Paese, trovandosi al confine tra la fascia temperata e quella subtropicale, risente in modo diretto dell’influenza meteo sahariana. Le regioni centro-meridionali e le Isole come Sardegna e Sicilia sono le prime ad essere investite dal flusso d’aria rovente, che poi risale fino alla Val Padana e oltre.
Nel corso delle ultime estati, città come Firenze, Bologna e Roma hanno registrato temperature record, con massime che hanno superato i 42 °C, accompagnate da condizioni di severa siccità. Questo scenario, secondo le analisi del Copernicus Climate Change Service (C3S), è destinato a ripresentarsi con maggiore frequenza nei prossimi anni.
Le ricadute meteo non si limitano al caldo: l’assenza di pioggia prolungata crea i presupposti per incendi devastanti, come avvenuto in CALABRIA e SICILIA, mentre le ondate di calore mettono a dura prova la salute pubblica e le reti energetiche.
Una dinamica irreversibile? Le proiezioni future dei centri di ricerca
L’espansione verso nord dell’influenza sahariana non appare come un evento isolato. Secondo le proiezioni dei modelli climatici del Max Planck Institute for Meteorology (MPI-M), entro il 2050 le alte pressioni africane potrebbero diventare dominanti per oltre 100 giorni all’anno sull’Europa meridionale, innescando un cambiamento di paradigma nel meteo stagionale europeo.
La sfida principale sarà adattare il sistema agricolo, urbano e sanitario alle nuove condizioni, che non rappresentano più un’anomalia, ma una nuova normalità meteo con cui fare i conti, ogni estate. (METEOGIORNALE.IT)
