Una scoperta rivoluzionaria è emersa dai fondali del Mar Tirreno, al largo della costa occidentale italiana: un antico vulcano sommerso, mai individuato prima, è stato identificato attraverso sofisticate indagini magnetiche e batimetriche. La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Geomorphology, è il frutto del lavoro congiunto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e del Cnr-Ismar (Istituto di Scienze Marine del Cnr).
Grazie all’impiego di rilievi magnetici ad alta risoluzione, condotti nel 2022 sia da aerei che da imbarcazioni, i ricercatori hanno rilevato anomalie geofisiche che segnalano la presenza di una caldera vulcanica sepolta e di un’enorme frana sottomarina, che si estende per diversi chilometri sul fondale, a ovest dell’Isola di Ischia. Questi rilievi rappresentano un passo cruciale per comprendere l’evoluzione vulcanica della zona dei Campi Flegrei, una delle aree geologicamente più attive e complesse del Bacino Mediterraneo.
Massimo Chiappini, direttore del Dipartimento Ambiente dell’INGV, ha dichiarato che l’analisi multidisciplinare dei dati magnetici, batimetrici e sismici consente di ricostruire in modo più dettagliato la geodinamica dell’area. Questo approccio ha permesso di correlare lineamenti magnetici a faglie tettoniche attive e strutture vulcaniche fino a oggi sconosciute.
Dalla prospettiva internazionale, la scoperta ha ottenuto ampia risonanza tra le comunità scientifiche. La rivista americana Geophysical Research Letters, in un editoriale dedicato, ha definito il lavoro come “uno dei più significativi contributi recenti alla vulcanologia sottomarina europea”, sottolineando il potenziale impatto sullo studio della tettonica attiva nel Mediterraneo occidentale.
Il British Geological Survey ha inoltre elogiato l’uso delle tecniche di rilevamento a bassa quota e alta risoluzione per l’identificazione di strutture sepolte sotto spessi sedimenti marini, affermando che “questa tecnologia rappresenta il futuro del monitoraggio vulcanico in aree costiere densamente popolate”.
Secondo Salvatore Passaro, geologo marino del Cnr-Ismar, la scoperta ha rilevanti implicazioni anche dal punto di vista della protezione civile. La frana sottomarina identificata, secondo le simulazioni effettuate, potrebbe essere stata in passato all’origine di uno tsunami locale, ipotesi supportata dalla morfologia dei depositi marini osservati.
Gli esperti sottolineano come la densità abitativa dell’area napoletana, unita all’attività vulcanica dei Campi Flegrei, renda indispensabile una sorveglianza continua del fondale marino e una più approfondita conoscenza del sottosuolo vulcanico sommerso. L’European Centre for Training and Research in Earthquake Engineering (Eucentre) ha già espresso l’intenzione di integrare i dati della nuova caldera sommersa nei modelli di previsione del rischio sismico e vulcanico per l’Italia meridionale.
La scoperta della caldera sommersa e delle strutture tettoniche associate apre ora nuove linee di ricerca per lo studio dell’evoluzione geodinamica dei Campi Flegrei, in particolare nella connessione tra il sistema vulcanico di Ischia, il complesso flegreo e la zona di accumulo magmatico sottomarina. I dati raccolti contribuiranno anche all’aggiornamento delle mappe di pericolosità vulcanica.
Tra i prossimi obiettivi degli scienziati italiani ed europei vi è la realizzazione di un osservatorio geofisico permanente subacqueo, in grado di monitorare in tempo reale le variazioni magnetiche e sismiche del fondale tra Pozzuoli, Procida e Ischia.
Nel frattempo, la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), in una nota tecnica, ha affermato che i risultati italiani rappresentano una “milestone per la comprensione delle dinamiche tettoniche nei margini continentali sommersi dell’Europa meridionale”.