Un altro anno di calore estremo nell’Artico: siamo in un nuovo regime climatico

Un altro anno di calore estremo nell’Artico: siamo in un nuovo regime climatico

Per l’ undicesimo anno consecutivo , l’ Artico ha sperimentato un riscaldamento più rapido rispetto al resto del pianeta , spingendo la regione verso un “ nuovo regime climatico “, con cambiamenti estremi che influenzano profondamente gli ecosistemi, la fauna e le comunità locali. Secondo il Rapporto Artico 2024 della NOAA , questi fenomeni non rappresentano una “nuova normalità”, bensì un’evoluzione continua verso scenari sempre più estremi.

Uno dei principali indicatori del cambiamento climatico globale è la drastica riduzione del ghiaccio marino . Nel settembre 2024 , mese in cui l’estensione del ghiaccio marino è tipicamente minima, i dati registrati mostrano la sesta estensione più bassa di sempre. Eventi particolarmente preoccupanti includono la riduzione precoce del ghiaccio nella Baia di Hudson , iniziata circa un mese prima rispetto alla media storica, e la frammentazione del ghiaccio sottile vicino al Polo Nord , che ha lasciato aree di acqua libera.

Le temperature marine nell’ Artico durante agosto si sono attestate tra 2°C e 4°C sopra la media del periodo 1991-2020. Queste condizioni, unite alle temperature dell’aria che hanno raggiunto il secondo valore più alto mai registrato, stanno accelerando il fenomeno dello scioglimento dei ghiacci.

La diminuzione del ghiaccio marino ha conseguenze dirette sull’ecosistema e sull’economia. Il traffico navale nell’Artico ha raggiunto livelli record nel 2024 , con la prima nave portacontainer cinese a completare un viaggio lungo la Rotta del Mare del Nord . Questo cambiamento, facilitato dalla riduzione dei ghiacci, potrebbe trasformare la regione in un’importante arteria commerciale, ma comporta gravi rischi per gli ecosistemi già fragili.

La perdita di ghiaccio marino non si limita a influenzare le rotte commerciali. Il cambiamento delle temperature sta modificando il comportamento delle correnti marine e dell’ecosistema artico, con ripercussioni che potrebbero estendersi a tutto il pianeta.

Un altro segnale del “ nuovo regime climatico ” è il riscaldamento del permafrost , che ha raggiunto temperature record in Alaska e in altre parti dell’Artico. Questo fenomeno sta trasformando alcune aree da serbatoi di anidride carbonica a vere e proprie fonti di emissioni di gas serra. Lo scongelamento del permafrost libera gas intrappolati, tra cui CO₂ e metano, contribuendo ulteriormente al riscaldamento globale.

Le temperature del permafrost nel 2024 sono state le più alte mai registrate in 9 delle 20 stazioni di monitoraggio a lungo termine dell’Alaska, segnalando un processo di degrado sempre più rapido. Questo cambiamento rappresenta una rottura con il passato millenario dell’Artico, che tradizionalmente agiva come un deposito stabile di carbonio.

Uno studio recente pubblicato su Nature Communications ha avanzato la previsione che il primo giorno senza ghiaccio nell’ Artico potrebbe verificarsi prima del 2030 . Questo scenario avrebbe conseguenze devastanti per la regolazione climatica globale, poiché il ghiaccio marino svolge un ruolo cruciale nel riflettere i raggi solari e mantenere le temperature globali sotto controllo.

L’Artico sta dunque entrando in un “ territorio inesplorato “, come sottolineato dai ricercatori, dove il riscaldamento innesca una serie di reazioni a catena difficili da prevedere e gestire.